lunedì 31 ottobre 2016

RECENSIONE | "7-7-2007" di Antonio Manzini

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Buongiorno lettori :)
In vetta alle classifiche per molte settimane,
“7-7-2007”, Sellerio Editore, è l’ultimo lavoro di Antonio Manzini  che dà voce a un personaggio entrato nel mio cuore: il vicequestore Rocco Schiavone. La serie ha incontrato il favore del pubblico dei lettori e dal 9 novembre, su Raidue, andrà in onda in sei serate la fiction “Rocco Schiavone” ispirata ai romanzi  di Manzini.

Ho fatto la conoscenza di Schiavone leggendo il primo romanzo,”Pista Nera” (recensione), in cui il vicequestore, nato e cresciuto a Trastevere, viene trasferito ad Aosta. Pagina dopo pagina si è delineata la figura di un poliziotto fuori dal comune. Egli ama la bella vita, è corrotto e violento, infedele e cinico, odia il suo lavoro ma ha talento.

Per me che ho da sempre apprezzato la figura dell’irreprensibile Montalbano, commissario di  polizia nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata, è stato strano leggere di un vicequestore corrotto. Quando ho visto l’ultima pubblicazione di Manzini mi son detta che forse era il caso di conoscere meglio Schiavone per comprendere il suo modo di fare, la sua complessità di uomo e di poliziotto. Ho fatto benissimo e ora vi spiego il perché.

7-7-2007
Antonio Manzini

     Serie con Rocco Schiavone    
#1 Pista nera [recensione]
#2 La costola di Adamo
#3 Non è stagione
#4 Era di maggio
#5 Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
#6 7-7-2007

Editore: Sellerio
Pagine: 369
Prezzo: € 14,00

Sinossi: "Lo sai cosa lasciamo di noi? Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzare via da un appartamento vuoto". Rocco Schiavone è il solito scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi che raccontano le sue indagini. Ma in questo è anche, a modo suo, felice. E infatti qui siamo alcuni anni prima, quando la moglie Marina non è ancora diventata il fantasma del rimorso di Rocco: è viva, impegnata nel lavoro e con gli amici, e capace di coinvolgerlo in tutti gli aspetti dell'esistenza. Prima di cadere uccisa. E qui siamo quando tutto è cominciato. Nel luglio del 2007 Roma è flagellata da acquazzoni tropicali e proprio nei giorni in cui Marina se ne è andata di casa perché ha scoperto i "conti sporchi" di Rocco, al vicequestore capita un caso di bravi ragazzi. Giovanni Ferri, figlio ventenne di un giornalista, ottimo studente di giurisprudenza, è trovato in una cava di marmo, pestato e poi accoltellato. Schiavone comincia a indagare nella vita ordinata e ordinaria dell'assassinato. Giorni dopo il corpo senza vita di un amico di Giovanni è scoperto, in una coincidenza raccapricciante, per strada. Matteo Livolsi, questo il suo nome, è stato finito anche lui in modo violento ma stavolta una strana circostanza consente di agganciarci una pista: non c'è sangue sul cadavere. Adesso, l'animale da fiuto che c'è dentro Rocco Schiavone può mettersi, con la spregiudicatezza e la sete di giustizia di sempre, sulle tracce "del figlio di puttana"...

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 8

Sono però certo di una cosa: che gli uomini, sotto lo strato superficiale di fragilità vogliono essere buoni ed essere amati. In effetti, molti dei loro vizi non sono che tentativi d’infilare scorciatoie per arrivare all’amore.
- J. Steinbeck
I romanzi che compongono la serie di Rocco Schiavone narrando le indagini del vicequestore, custodivano anche un segreto drammatico racchiuso negli eventi che avevano condotto all’uccisione di sua moglie Marina.

Nell’ultimo capitolo “7-7-2007”, viene fatta luce su quell’episodio terribile che ha segnato profondamente Schiavone legato da un filo invisibile e misterioso ai suoi amici romani. Rocco ricostruisce i fatti e ricorda quel drammatico giorno in cui venne uccisa la sua adorata sposa. Senza Marina,  Rocco si sente come una zattera alla deriva che vaga nell’oceano con poche speranze di attracco. Il destino ha cambiato radicalmente la sua vita. La mancanza della moglie genera in lui una sensazione di vuoto in cui scompaiono le emozioni e persiste un unico desiderio, scoprire chi ha ucciso Marina. Dieci anni dopo Rocco avrà la possibilità di chiudere definitivamente il caso e per il colpevole non ci sarà alcuna pietà.

Di questa serie noir io ho letto il primo e l’ultimo romanzo. Nel mezzo ci sono altri quattro libri che sto recuperando per poter meglio conoscere Rocco Schiavone, sbirro manesco, dotato di intuito, brutale ma leale verso gli amici di Trastevere con cui è cresciuto e che, diventati adulti, sono finiti su barricate opposte rispetto alla legge.

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La lettura fluida mi ha permesso di apprezzare le doti di narratore di Manzini. Lo scrittore mette a nudo i personaggi che animano la storia narrando di uomini e donne imperfetti, dal passato doloroso. Racconta dell’agire, delle emozioni e delle reazioni lasciate libere di trovare uno sfogo, spesso imprevedibile con conseguenze che lasciano ombre nel proprio essere. La vita di Schiavone è un’odissea. Il novello Ulisse, con i suoi tanti difetti e i poche pregi, è in balia di un destino di cui appare prigioniero. Ma non tutto è perduto, in una realtà non filtrata, dove i cattivi rimangono tali senza metamorfosi, Rocco riuscirà a riprendere in mano la sua vita. Mi piace pensare a un vicequestore molto uomo e poco eroe. Un personaggio che trova difficile, dopo la perdita della moglie, esternare tenerezza perché sarebbe prova di debolezza e lui debole non è. Tutto il suo amore è per chi adesso è solo un fantasma. Egli erge il suo cinismo come uno scudo per difendersi dai misteri umani e criminali.

In “7-7-2007” c’è azione e riflessione, amore e violenza, vendetta e giustizia. Non mi è stato difficile schierarmi al fianco di Schiavone affascinata dalla sua amara ironia che attraversa i vari romanzi che lo vedono protagonista di un continuo scontro con i privilegi sociali dell’Italia d’oggi.

Il ritmo del romanzo si fa incalzante soprattutto nella seconda parte della storia, la scrittura coinvolgente ipnotizza e ti ritrovi a leggere i capitoli uno di seguito all’altro senza aver voglia di fermarti perché troppo forte è l’immedesimazione con i personaggi. I dialoghi incisivi offrono una pausa alla tensione che cresce in maniera esponenziale con il progredire degli eventi. Cosa mi ha lasciato questo romanzo? Un cuore colmo di emozioni e una grande amarezza nel constatare ancora una volta quanto la vita possa essere “traditrice”. Tuttavia mi piace pensare che quella “zattera senza timone e senza vela” possa infine trovare un approdo sicuro dove fermarsi in pace e lasciare finalmente che “il naufrago della vita” alzi gli occhi al cielo per ascoltare i palpiti del proprio cuore, per perdonare gli altri e se stesso.
Lo sai cosa lasciamo di noi?  Una matassa ingarbugliata di capelli bianchi da spazzar via da un appartamento vuoto.

venerdì 28 ottobre 2016

RECENSIONE | "La Legge e la Signora" di Wilkie Collins

Carissimi lettori, con la pubblicazione di “La Legge e la Signora” di Wilkie Collins, la collana letteraria “Le strade”, edita Fazi, si arricchisce di un grande romanzo del passato primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. “La Legge e la Signora” fu pubblicato nel 1875 ed è strutturato come una detective story.

La Legge e la Signora di Wilkie Collins

Editore: Fazi | Pagine: 402 | Prezzo: € 18,00

Sinossi: La Legge e la Signora, opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s’improvvisa detective: è convinta dell’innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti “inadatti a una donna”, riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7

Sei così presuntuosa da pensare di aver successo dove i più grandi avvocati di Scozia hanno fallito. Loro non sono stati in grado di provare l’innocenza di quest’uomo, lavorando tutti insieme. E tu da sola ci riuscirai? Parola mia, sei una donna straordinaria.
La donna straordinaria è Valeria Brinton, giovane e caparbia donna inglese, che sposa il mite Eustace Woodville. Dopo pochi giorni dal matrimonio, Valeria scopre che suo marito l’ha sposata sotto falso nome. Non le ha detto di esser stato processato, alcuni anni prima, per l’omicidio della sua prima moglie. Alla fine del processo Eustace è stato assolto per mancanza di prove e per questo nasconde il suo passato alla seconda moglie. Egli non può dimostrare la propria innocenza. Quando Valeria scopre la verità Eustace scappa via abbandonandola. La giovane signora Woodville non si arrende e decide di dimostrare l’estraneità del marito al delitto. Inizia così una lunga e complessa indagine che porterà Valeria a scoprire la verità.

“La Legge e la Signora” è un romanzo scritto e ambientato nell’epoca vittoriana dove le donne erano considerate “angeli del focolare”, subordinate ai mariti. Le donne sposate non potevano votare né possedere alcuna proprietà. Valeria Brinton infrange queste leggi e diventa investigatrice per amore. A un marito debole, senza spina dorsale, senza coraggio e volontà, lei oppone la sua determinazione e ostinatamente cerca la verità. L’indagine è al centro della narrazione e la sua evoluzione affascina e incuriosisce. Affascina perché Valeria non si ferma davanti a nulla, il suo amore la rende un’invincibile guerriera. Molti i personaggi che la sposa detective incontrerà lungo il suo cammino iniziando dal folle ed enigmatico Miserrimus Dexter, alla sua schiava Ariel, agli avvocati pro e contro Eustace. La mia curiosità nasce dal comprendere perché Valeria ama Eustace. Noi donne spesso doniamo il nostro cuore a chi non lo merita mettendo a tacere la ragione e seguendo i nostri sentimenti. Misteri dell’amore!

La voce narrante è quella di Valeria che spesso si rivolge direttamente al lettore coinvolgendolo nelle sue scelte. Il romanzo si divide in tre parti che offrono una visione completa e risolutiva del crimine. I personaggi sono attentamente caratterizzati, narrati con le loro debolezze e devianze. Ne scaturisce un panorama complesso e intrigante che inquadra il crimine al centro della scena ponendolo, come riferimento cronologico, nel passato del debole Eustace. Naturalmente l’indagine si presenta difficoltosa e spesso vengono sospettate persone innocenti. Il lettore attento sarà in grado di giungere da solo alla soluzione del caso grazie ai vari indizi seminati lungo la narrazione.

Tra i personaggi mi ha commosso molto la schiava Ariel: una creatura grande, grossa, goffa e stupida. Devotamente attaccata al suo padrone è felice solo quando è con lui.

Eustace è, invece, la pecora nera del romanzo nel senso che non soddisfa le aspettative di chi ha al suo fianco. Mi sarei aspettata un’indagine a due, marito e moglie alla ricerca della verità. Invece Eustace non trova di meglio che scappar via, immeritevole dell’amore di Valeria.

“La Legge e la Signora” è un romanzo basato su un’ottima miscela di ansia e ricerca, attesa e azione, coraggio e promesse, peccato e disperazione. Una lettura avvincente che delizierà anche i palati più difficili.

mercoledì 26 ottobre 2016

BLOGTOUR "Gli occhi di Borges" di Giovanni Ricciardi | Seconda Tappa - Recensione in anteprima

Buongiorno lettori e benvenuti alla seconda tappa del blogtour dedicato al romanzo "Gli occhi di Borges" di Giovanni Ricciardi (Fazi Editore), in libreria da domani 27 ottobre. "Gli occhi di Borges" è la settima indagine del famoso commissario romano Ottavio Ponzetti che esaminerà un caso legato al mondo dell’astrologia con incursioni nel mondo della letteratura esoterica. Ecco la mia recensione in anteprima :)

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Gli occhi di Borges
Giovanni Ricciardi

Editore: Fazi (collana Darkside)
Pagine: 200 | Prezzo: € 16,00

Sinossi: Gli occhi di Borges è il titolo di una celebre rubrica di oroscopi tenuta da un famoso astrologo su un’importante rivista italiana. Una giovane liceale, Vanessa, che vive con la madre Anita in un elegante appartamento del quartiere Esquilino a Roma, ottiene la possibilità di fare uno stage presso la redazione della rivista. Da quel momento, però, la sua vita cambia: la ragazza si chiude in se stessa, preda di fobie e di un mutismo assoluto, fino a non voler più uscire di casa. La madre, sconcertata e confusa, si accorge poco a poco che questa melancolia non è solo il frutto di una crisi adolescenziale, ma è legata a incontri e frequentazioni, dietro le quali si cela una realtà inquietante. Il commissario Ponzetti sarà chiamato a trovare il bandolo della matassa di questa intricata vicenda, in una storia giocata sul senso della libertà umana e sui suoi condizionamenti. Ma non solo. In questa sua settima indagine, Ponzetti avrà a che fare col furto di un prezioso esemplare del primo libro di poesie di Borges, trafugato dalla Biblioteca Nazionale di Buenos Aires per conto di un ignoto e ricchissimo collezionista italiano. Un mistero nel mistero, che muoverà il nostro commissario sulle tracce di una sua vecchia conoscenza: Andrea Perfetti, il ghostwriter che gli aveva dato già filo da torcere nel quarto episodio della serie, Portami a ballare, e che lo costringerà stavolta a un’insidiosa trasferta argentina. Le due trame del racconto s’intrecceranno soltanto all’ultimo, per combinarsi in un sorprendente finale.


STILE: 8 | STORIA: 7 | COPERTINA: 7
Nella stanca cornice dei giorni che si stendono tra Natale e Capodanno, nel chiuso di quei pomeriggi in cui il tedio spadroneggia sulle strade orfane della corsa agli acquisti, mentre ci si aggira sfaccendati a guardare le vetrine di negozi in disarmo e solo qualche donna si ostina a entrare, delusa da un regalo comprato distrattamente, e presenta lo scontrino di cortesia per vedere che cosa è rimasto sugli scaffali e nei magazzini: proprio in quei giorni Vanessa smise definitivamente di uscire di casa.
Vanessa è una giovane liceale che vive con la madre. Abitano in un elegante appartamento del quartiere Esquilino a Roma. La ragazza ha la possibilità di fare uno stage presso la redazione di una importante rivista italiana che pubblica una celebre rubrica di oroscopi “Gli occhi di Borges”, tenuta da un famoso astrologo. La vita di Vanessa subisce un radicale cambiamento: la ragazza si chiude in se stessa, non parla più con nessuno, non vuole uscire di casa e trascorre le giornate chiusa nella sua camera. Cosa succede a Vanessa? È preda di una crisi adolescenziale? La verità inquietante sarà svelata dal commissario Ponzetti che indaga anche sul furto di un prezioso libro di poesie di Borges, rubato dalla Biblioteca Nazionale di Buenos Aires.

Quando ho letto il titolo del romanzo, “Gli occhi di Borges. La settima indagine del commissario Ponzetti”, mi sono subito chiesta se, ignorando le storie precedenti, sarei stata in grado di non perdermi nei riferimenti a episodi del passato che non conoscevo. Tuttavia io amo le sfide e ho iniziato a leggere i primi capitoli con molta curiosità e attenzione. Ho compreso subito che non avrei trovata alcuna difficoltà. Il romanzo ci propone immediatamente lo sviluppo di due storie che apparentemente non hanno nulla in comune. Vanessa, a Roma, vive la sua metamorfosi sotto gli occhi di una madre sempre più confusa che trova una guida nella lettura del suo oroscopo preferito. Intanto, a Buenos Aires, il commissario Ponzetti affronta un duplice mistero che lo porterà sulle tracce di una sua vecchia conoscenza: Andrea Perfetti. A capitoli alterni lo scrittori ci guida nell’evoluzione delle storie che alla fine s’intrecceranno dando vita a un sorprendente finale.

La lettura procede fluida con variazioni nel ritmo e colpi di scena ben dosati in un giusto equilibrio tra realtà e fantasia. All’inizio mi sono chiesta quale fosse il collegamento tra le due storie che correvano parallele senza dar segno di congiungimento. Così, pagina dopo pagina, ho conosciuto i vari personaggi che mi hanno accompagnata alla scoperta della verità. Vanessa e sua madre Anita si muovono nello spettacolare scenario della città eterna. A Buenos Aires, mistero nel mistero, ho incontrato il libraio Fuentes, il poliziotto Belgrano, Perfetti l’assassino in fuga e la bella e pericolosa Evita. Naturalmente a gestire l’indagine è il commissario Ponzetti che mi è stato subito simpatico per il suo acume e per la sua intelligenza. Segue il suo fiuto osservando ogni cosa, mostra le sue debolezze, è spesso scontroso ma anche spiritoso. Il commissario avrà un bel da fare per trovare il bandolo della matassa in questa intricata vicenda basata anche sul senso della libertà umana e sui suoi condizionamenti.
Sti cazzo di oroscopi, sono come i gratta e vinci della mente. Questa smania di controllare il futuro, di governare la propria vita, di cercare a tutti i costi dei segni, finisce per farci consegnare la nostra libertà nelle mani di qualcuno.
I condizionamenti segnano la nostra vita, minando la libertà  chiudendoci in gabbia. Occorre coraggio per aprire quella gabbia. Coraggio che i protagonisti del giallo cercheranno di trovare per dare un senso alla loro vita e un futuro ai loro sogni. Bisogna saper “vedere”, non valutare solo le apparenze ma andare oltre per cercare risposte e certezze. Ricerca difficile ma non impossibile.

“Gli occhi di Borges” è un giallo in cui non troverete scie di sangue o momenti di violenza cruenta. L’attenzione si concentra maggiormente sui personaggi che spesso affrontano una propria indagine introspettiva. Guardarsi dentro per capirsi e per poter comprendere gli altri è uno dei messaggi celati tra le pagine di questo bel romanzo che ho avuto il piacere di recensire in anteprima e che invito tutti a leggere :)



Buon proseguimento :)

lunedì 24 ottobre 2016

BLOGTOUR "Oltre I Confini - Saga dell'Immateriale" di Noemi Gastaldi

Buongiorno lettori :) Oggi ho il piacere di ospitare una tappa del blogtour nato per celebrare la pubblicazione dell'edizione integrale della prima trilogia "Oltre i confini - Saga dell'Immateriale" di Noemi Gastaldi. Io ho già letto questa trilogia fantasy trovandola originale e ben scritta. Vi lascio i link delle mie recensioni :)

Ecco invece la scheda dell'edizione integrale della trilogia.

Oltre I Confini - Saga dell'Immateriale
Prima trilogia completa

Autrice: Noemi Gastaldi

Illustratore: Nicolò Mulè

Pagine: 850 

Prezzo: € 16,63 cartaceo / € 2,99 ebook  Link Amazon

Sinossi 
Lucilla soffre di allucinazioni fin da quando era molto piccola.

Francesca è in grado di viaggiare tra due mondi: la realtà materiale e quella immateriale. 

Lucilla e Francesca conosceranno il mondo oltre i confini. Confini labili, personaggi misteriosi, situazioni imprevedibili. Nel racconto di un percorso di crescita interiore molto speciale… 



Quarta di copertina: 
È una storia passionale e avviluppante, che sconvolge nel più profondo dell’animo. 
- BLOG LIBERA-MENTE – 

Viene spontaneo chiedersi se la nostra sia l’unica realtà esistente, forse è la sola che conosciamo ma non bisogna mai porre dei limiti alla conoscenza. 
– BLOG PENNA D’ORO – 

Informazioni sull'autrice
NOEMI GASTALDI nasce ogni sera quando le incombenze quotidiane hanno fine. Vive per scrivere e anche un po’ per sognare, infine, muore ogni mattina. Odia svegliarsi, preferisce rinascere. 

Attualmente ha pubblicato:
Trilogia “Oltre i confini” 
- Vol. 1, Il tocco degli Spiriti Antichi (2012) 
- Vol. 2, Il battito della Bestia (2014) 
- Vol. 3, Il canto delle Forze Ancestrali (2015) 

Racconti in edizione digitale: 
- Casamatta (2015) 
- Male Dire (2015) 
- Il Coltello (2016) 

Per Eroscultura: 
- 22 fiori gialli (2009 - prima edizione, 2012 - edizione attuale, rivista e perfezionata da Eroscultura) 




Estratto | Lo spettro bambino

Nell’appartamento visitato dallo spettro, vivevano una signora anziana e il suo ancor più anziano marito. 

“Franco, cos’è stato?” chiese la donna, dopo aver sentito il rumore di qualcosa che andava in pezzi. Erano tranquilli nel loro salotto, ognuno affondato nella propria poltrona. 

“Eh?” fece candidamente l’uomo, svegliatosi all’improvviso da un riposino non voluto, conciliato dalla televisione in sottofondo. 

“Dormivi? Ancora? Dormi sempre!” si lamentò la moglie alzandosi a fatica, per poi procedere piegata in due fino al tavolino dove aveva appoggiato la stampella. Aveva un’artrosi spaventosa, ma era di carattere forte: così, ogni volta che si alzava in piedi riviveva le principali tappe dell’evoluzione umana. Anche quella volta, attraversò il salotto come un uomo di Neanderthal e giunse alla fine del corridoio perfettamente Sapiens. 

Nel suo ingressino lucidato a specchio, si accorse del dramma: il suo bellissimo damerino di maiolica era caduto a terra e si era rotto in mille pezzi. “Francoooo!” gridò, prima ancora di chiedersi se fosse plausibile che il suo dormiente marito avesse causato quel danno. 

“Eeeeh?” gridò lui in risposta; nel frattempo si era nuovamente assopito e non aveva intenzione di alzarsi senza un più che valido motivo. 

La donna sentì dei passi leggeri nel corridoio, come se qualcuno ci stesse camminando avanti e indietro. Poi, davanti ai suoi occhi, altri due soprammobili ben piazzati sul mobile accanto all’entrata, aleggiarono in aria per qualche secondo prima di rovinare a terra. 

“Franco, ci sono gli spiriti!” gridò la donna impaurita, accennando una rapida camminata verso il salotto dove sonnecchiava il marito. 

“Eh, gli spiriti…” rispose lui, senza elaborare né la domanda ricevuta né la risposta data. 

Nel frattempo, i passi del piccolo Larius superarono quelli dell’anziana: lo spettro arrivò per primo in salotto, impegnandosi a seminare distruzione in ogni angolo. Quando il televisore esplose, la faccia di Franco sbiancò e sua moglie gridò più forte che poteva. 

A quel grido, Francesca e Lucilla suonarono tutti i campanelli senza giustificarsi. Un anonimo inquilino, che probabilmente aspettava qualcuno, aprì il portone. Le due Viator corsero fino al secondo piano, trovandosi davanti l’anziana coppia che fissava la propria casa dal pianerottolo. 

“Gli spiriti, ci sono gli spiriti!” disse loro la donna, senza pensarci troppo.

Le due Viator entrarono in casa. Il bambino dal volto cianotico indossava abitini eleganti del primo novecento e se la rideva sdraiato sul divano. 

“Forza, Lucilla!” esortò Francesca. 

Lucilla si portò le mani al petto e ascoltò il battito dell’orca. Armeggiò rapidamente nel borsone di Francesca, mischiò delle erbe e dell’acqua in una piccola caraffa di vetro e lanciò il liquido in direzione dello spettro. 

Il bimbo non smise di sorridere nemmeno nel momento in cui venne colpito: Lucilla restò a guardare la sua immagine che si dissolveva in un insieme di moti browniani, poi, si sentì improvvisamente stanca. Nonostante il leggero affanno, era molto soddisfatta: aveva appena dissolto il suo primo Larius.




La prossima tappa sarà il 28/10 sul blog Le passioni di Brully, buon proseguimento :)

sabato 22 ottobre 2016

RECENSIONE | "Nove volte per amore" di Maurizio de Giovanni

Carissimi lettori, per scaldare l’autunno vi propongo un’antologia di storie molto particolari. L’autore dei romanzi del commissario Ricciardi ci propone nove storie di pura fantasia che prendono spunto da nove casi di cronaca nera. In queste storie verrà narrata l’anima oscura che alberga in ognuno di noi.

Nove volte per amore
Maurizio de Giovanni

Editore: CentoAutori
Collana: L'Arcobaleno

Pagine: 165
Prezzo: € 13,90

Sinossi: Nove casi di cronaca nera riletti dall'immaginazione e dalla penna di Maurizio de Giovanni. Nove indagini in cui colpevoli e innocenti, vittime e carnefici, danzano in un vortice di passioni e misteri. Maurizio de Giovanni apre così uno squarcio su scenari di delitti, bugie e segreti inconfessabili e lo fa alla sua maniera, con uno stile delicato ed efficace, capace di penetrare l'animo del lettore, per raccontare un'unica storia, quella di un'Italia criminale e dal cuore oscuro.



STILE: 7 | STORIA: 8 | COPERTINA: 6


In ogni delitto la Verità può avere una duplice lettura: quella della Giustizia e quella della Realtà dei Fatti. Possiamo immaginarle come due rette parallele che corrono all’infinito senza mai incontrarsi. Quando le indagini non fugano i tanti dubbi di un omicidio, allora può accadere che non siano individuati l’assassino, l’arma e in certi casi perfino il corpo della vittima. Se invece la Giustizia segue il suo corso, le indagini possono fare chiarezza sul crimine. Ma tra Realtà e Verità giudiziaria ci sarà sempre una zona d’ombra.
Con questo avvincente incipit si apre l’intensa prefazione di Carmine Treanni  che ci propone la chiave di lettura di “Nove volte per amore”.

Leggendo il titolo di questa raccolta è facile pensare all’amore romantico che fa sentire le farfalle nello stomaco e si nutre di baci appassionati. Dimenticate queste belle sensazioni e preparatevi a un amore inteso come sentimento cupo, nero, malato che guida la mano assassina di esseri umani capaci di brutture indicibili. Come dice la prefazione, lo scrittore  Maurizio de Giovanni squarcia il sudario che avvolge il fatto di cronaca e ci permette di guardare oltre. Vedremo una galleria di orrori, menzogne e crudeltà. Si ha l’impressione netta e quasi palpabile che a parlare siano gli stessi protagonisti impegnati a raccontare le proprie storie trasmettendo emozioni intense. I racconti brevi sono frutto della fantasia dell’autore ma è stato facile riconoscere vicende che tutti conosciamo come quella di Yara Gambirasio, Erika e Omar, Sarah Scazzi, Salvatore Parolisi e tante altre.

A raccontare, come in una seduta psicologica, sono sia gli assassini che le vittime. A tutti lo scrittore dà egual importanza, nel rispetto di quell’anima oscura che è in ciascuno di noi.

Nove perle nere per riflettere, per scavare oltre la notizia, per incidere chirurgicamente l’anima di coloro che compiono un crimine o di chi quel crimine lo subisce. Tra le storie che ho letto, tutte molto coinvolgenti, due mi hanno letteralmente conquistata: “Storia di una principessa” e “Colpa del pomeriggio”.

“Storia di una principessa” mi ha fatto pensare subito alla triste storia di Sarah Scazzi.
Un’altra delle immagini della notte è mia figlia in lacrime che mi racconta della sua prima esperienza, proprio con lui. Della verginità regalata senza un sospiro, una sera dietro al cimitero, nella macchinetta di lui. Delle promesse ricevute, delle promesse fatte. In mezzo ai singhiozzi della bruciante delusione. Perché la mia Cristina fece l’errore di raccontarlo alla cugina. Alla piccola, dolce principessa Sonia. A quel tesorino che l’idolatrava, a quel dolce viso di bambina, a quegli occhioni ingenui. Ingenui un cazzo. Perche fu allora che avvenne la metamorfosi.
“Colpa del pomeriggio” mi ha ricordato un terribile fatto di cronaca che vede protagonisti, nelle vesti di assassini, i fidanzatini di Novi Ligure.
Nei pomeriggi, papà, nascono le idee storte. Quelle che non vedrebbero mai la luce se tutto restasse sotto controllo, se non ci fosse bisogno di riempire le ore di qualcosa. Pomeriggi di fumo e pasticche, di birra e vodka, pigramente stesi senza voglia, senza sesso o ricordi. Pomeriggi senza un futuro vero, ma solo immaginario. Io Oscar l’ho conosciuto là, nel pub dietro la stazione di servizio.
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Da questi brevi passi estrapolati dai fatti di cronaca nera, traspare il carico emotivo che caratterizza la scrittura dell’autore capace di dar egual rispetto a vittima e carnefice. Il filo rosso che unisce i racconti ci guida, nel labirinto dell’anima, alla scoperta del male che vive vicino a noi, in noi. Uomini e donne, indistintamente, sono travolti da inquietudini e turbamenti sentimentali. L’amore, nelle sue molteplici declinazioni, scava un profondo solco tra bene e male. Ogni storia è un’esperienza particolare e unica. La voce del carnefice o della vittima ci parla mettendo a nudo i propri sentimenti. Per me è stato immediato provare empatia con i personaggi indipendentemente dal loro ruolo. Messo da parte il lato giuridico degli eventi, in questa antologia vengono narrate le emozioni che sono una parte importante della nostra energia vitale. Nessun giudizio, colpevoli e innocenti camminano insieme in equilibrio precario su quel filo sottilissimo teso sull’abisso del male.

“Nove volte per amore” è una lettura non facile ma che offre momenti di riflessione. Spesso leggiamo sui giornali del “mostro” autore di crimini abbietti. Nel libro il mostro perde la sua identità specifica e diventa un essere umano in cui la parola amore non fa rima con cuore ma si accosta a rancore, dolore, furore. Perché si cede al male, i motivi sono molti e nei racconti troverete la gelosia, l’ incomunicabilità, il rancore narrati con stile asciutto senza giri di parole. Una lettura avvincente che coinvolge il lettore e lo porta con sé nei meandri del male.

giovedì 20 ottobre 2016

RECENSIONE | "La sposa scomparsa" di Rosa Teruzzi

Carissimi lettori, spesso la vita ci riserva delle sorprese non del tutto piacevoli. Per poter andare avanti, senza rimanere prigionieri del passato, bisogna avere il coraggio di voltar pagina e ricominciare. Ognuno di noi decide come vivere la propria vita con un miscuglio di gioie e dolori. Quando pensi di aver raggiunto un traguardo ecco che scopri una nuova sfida, andare avanti vuol dire non aver paura di nulla. Andare avanti, vivere nel presente per proiettarsi nel futuro. Rimanere prigionieri del passato vuol dire far appassire il fiore della vita. Facile a dirsi, difficile a farsi. La recensione odierna riguarda un romanzo in cui tre donne affrontano la vita in modo diverso. Tre donne, tre generazioni che si incontrano e scontrano dando vita a una storia che si legge col sorriso sulle labbra e nel cuore un profondo dolore.

La sposa scomparsa
Rosa Teruzzi

Editore: Sonzogno 
Pagine: 171 
Prezzo: € 14,00

Sinossi: Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall'una all'altra. C'è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera - quarantasei anni portati magnificamente - ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze.
È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po' bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell'amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all'epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l'inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell'impresa.  

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7

La realtà è che sua figlia è scomparsa da trent’anni ed è sicuramente morta. Ma non riusciremo mai a trovare il suo corpo perché chi l’ha uccisa l’ha fatta franca, anche se lei non vuole rassegnarsi.
L’enigma di questo romanzo è tutto nelle due righe che avete appena letto. A prima vista può sembrare un enigma giallo ma è molto, molto di più.

Milano, zona dei Navigli. Libera, quarantasei anni ben portati, vive in un vecchio casello ferroviario che ha trasformato in una casa bottega. Crea bouquet di nozze. Libera vive con la figlia Vittoria e la madre Iole, hippie esuberante, sostenitrice dell’amore libero. Un giorno alla loro porta si presenta una donna vestita di nero: la sua unica figlia è misteriosamente scomparsa e lei non si rassegna perché il caso è stato archiviato. La donna non si dà per vinta, secondo lei la polizia ha trascurato alcune piste e spera che Vittoria, poliziotta determinata, possa far riaprire il caso. Libera e sua madre Iole riescono a far finta di nulla davanti al dolore della donna in nero e si gettano a capofitto nell’impresa diventando novelle investigatrici. Il loro impegno porterà alla scoperta di una verità crudele e inaspettata.

“La sposa scomparsa” è un romanzo brioso dalla doppia personalità che pone al centro della scena non tanto l’atto criminale quanto la personalità delle tre donne e il loro modo di affrontare la vita. Il lato “serio” della vicenda è rappresentato dal dolore per la perdita di una persona cara.  Dolore che condiziona le scelte e  rende prigionieri di ciò che non si sa. Poi c’è il lato giocoso e gioviale della vita che, nel romanzo, risponde al nome di Iole.

Andiamo con ordine e conosciamo le protagoniste di questo giallo al femminile.

Libera è una donna in perenne lotta con il suo passato. Suo marito Saverio, agente scelto, era stato ucciso molti anni addietro. Il colpevole non era mai stato identificato. Libera aveva rinunciato a scoprire la verità sulla morte del marito accontentandosi delle spiegazioni ufficiali.  Aveva incorniciato le foto del marito e conservato i suoi vestiti nell’armadio. Ciò aveva eretto un muro di freddezza tra lei e la figlia Vittoria che aveva scelto di diventare poliziotta conservando nel cuore un intenso desiderio di vendetta. Tra le due donne regna sovrana lei, Iole. Donna libertina e svampita, ha quasi settant’anni, segue il suo istinto vivendo le proprie emozioni senza alcun imbarazzo.

Io mi sono divertita tantissimo a leggere i dialoghi e le riflessioni con Iole protagonista. Resistere al suo contagioso amore per la vita è impossibile così come è difficile far luce nel cuore di Vittoria. In lei c’è l’ostinata necessità di scoprire chi ha ucciso suo padre e ciò la rende rigida, determinata ma ne segna anche la fragilità. Non tutto ci è dato sapere della sua vita e ciò ne aumenta il fascino.

Accanto a queste protagoniste c’è la donna in nero, la signora Minardi, madre di Carmen, la sposa scomparsa. Per lei non ci sarà pace finché tutta la verità non verrà alla luce. Determinazione è il suo motto, costi quel che costi.

Ora, qualcuno si starà chiedendo che fine abbiano fatto i personaggi maschili. La loro presenza è discreta, sempre in funzione delle signore, danno il loro contributo alla storia senza mai diventarne protagonisti assoluti. Affascinante il ritratto di nonno Spartaco, il ferroviere che non c’è più ma che continua a vivere nel ricordo delle sue donne.

La lettura di questo giallo mi ha fatto riflettere sull’umana solidarietà che si crea tra le protagoniste fatta eccezione per Vittoria che mostra di aver messo sotto naftalina i suoi sentimenti. Ed è lei il mio personaggio preferito ricco di ombre e luci, con un carattere duro, apparentemente rigida perché bloccata nel suo ruolo di vendicatrice per la morte del padre. Porta sempre con sé la pistola d’ordinanza, scudo e arma della sua fragilità.

“La sposa scomparsa” è una lettura avvincente, si legge in poche ore e lascia il desiderio di conoscere più a fondo i protagonisti. Tra un presunto femminicidio, ricatti pericolosi, chiacchiere dei pentiti, si giungerà a un’amara verità. Belle le descrizioni della magnifica Milano, anima inquieta del romanzo. Il finale mi ha colto di sorpresa, mi stavo divertendo un mondo con Iole ed ero curiosa di scoprire se Libera avrebbe trovato il coraggio per aprire la gabbia del ricordo in cui si era rifugiata. Naturalmente ci ha pensato Vittoria a riportarmi con i piedi per terra facendomi intravedere la possibilità di un’altra futura indagine. C’è un altro Cold Case archiviato e dimenticato a cui la giovane poliziotta vuol dare voce con tutto il suo cuore.

Ho già letto, della stessa autrice, il romanzo “Il prezzo della bellezza”. Vi lascio il link della recensione nel caso in cui siate curiosi di saperne di più. Alla scrittrice Rosa Teruzzi chiedo di non farci attendere molto per poter leggere ancora di Vittoria, Libera e Iole. Ho appena finito la lettura della loro prima avventura e già mi mancano :)

mercoledì 19 ottobre 2016

WWW Wednesdays #97

 WWW  Wednesdays è una rubrica creata dal blog Should be Reading 
e consiste nel rispondere a tre semplici domande:

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo adesso?)
-What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
-What do you think you’ll read next? (Cosa leggerai dopo?)


 
What are you currently reading?
(Cosa stai leggendo adesso?)
http://i.imgur.com/dSoWxlW.jpg http://i.imgur.com/wMLgsUa.jpg

What did you recently finish reading?
(Cosa hai appena finito di leggere?)
http://i.imgur.com/aWbQFWw.jpg  

RECENSIONE

What do you think you’ll read next?
(Cosa leggerai dopo?)
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lunedì 17 ottobre 2016

RECENSIONE | "Non tutto si dimentica" di Wendy Walker

Buongiorno lettori, le temperature iniziano a scendere per la mia felicità. Amo il freddo e non vedo l’ora di accendere il fuoco nel caminetto. Nell’attesa mi consolo con i miei amati libri. La mia scelta è caduta su un thriller atipico ma brillante. La sua atipicità si basa su vari fattori di cui vi parlerò, spero, in maniera esaustiva. Il romanzo in questione è “Non Tutto Si Dimentica” di Wendy Walker.

Non tutto si dimentica
Wendy Walker (traduzione di B. Ronca)

Editore: Nord | Pagine: 359 | Prezzo: € 16,90

Sinossi: Vuoi davvero ricordare cosa ti è successo? Tutti sanno cose successo a Jenny Kramer quella sera. Non capita spesso che una tranquilla cittadina di provincia sia teatro di un crimine e la notizia ha sconvolto l'intera comunità: durante una festa a casa di amici, Jenny è stata aggredita da un uomo, che poi è fuggito senza lasciare traccia. Tutti lo sanno, tranne Jenny. Perché lei è stata sottoposta a una terapia farmacologica sperimentale, che le ha cancellato dalla memoria quella terribile esperienza. O almeno così speravano i medici. In realtà, il corpo di Jenny non ha dimenticato e, a poco a poco, i demoni del passato iniziano a intaccare l'apparente serenità del presente, trascinando la ragazza sull'orlo del suicidio. E nemmeno i suoi genitori riescono a superare il trauma, ossessionati dall'idea che chi ha distrutto la vita della figlia sia ancora in libertà. Secondo il dottor Forrester, il terapeuta di Jenny, la ragazza non ha scelta: deve recuperare i ricordi di quella sera. Anche a costo di portare alla luce verità che gettano più di un'ombra sulla superficie perfetta di quella tranquilla cittadina di provincia...

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 6

L’ingiustizia di quell’evento, l’immensa rabbia che mi suscitava, la capacità di comprendere la sua sofferenza… tutto ciò mi ha condotto a un unico, precisissimo scopo: restituire a Jenny Kramer il suo incubo più terrificante.
Una tranquilla cittadina di provincia è teatro di  un crimine che sconvolge la comunità: la giovanissima Jenny, durante una festa a casa di amici, viene aggredita e violentata da un uomo che poi fugge senza lasciar traccia. Tutti sanno ciò che è successo tranne Jenny che è stata sottoposta a una terapia farmacologica per cancellare in lei la memoria di quella terribile esperienza. Niente ricordi, niente traumi, nessuna sofferenza. Tutto sbagliato. Jenny sa che in lei qualcosa è cambiato ma non sa cosa sia. Il presente è inquieto, Jenny tenta il suicidio, i genitori sono ossessionati dall’idea che il responsabile dello stupro sia ancora in libertà. Toccherà al dottor Forrester, il terapeuta della ragazza, prendere una drastica decisione: per tornare a vivere Jenny dovrà recuperare i ricordi di quella sera. Non sarà facile anche perché la verità demolirà l’apparente perfezione della tranquilla cittadina.

La voce narrante, riconoscibile nel personaggio del dottor Alan Forrester, caratterizza immediatamente la personalità del romanzo evidenziandone l’esplorazione di una terapia farmacologica che cancella la memoria di un avvenimento. Cancellare non è il termine giusto perché i ricordi, i frammenti di ricordi, non svaniscono nel nulla ma si rifugiano in luoghi diversi da quelli dove, normalmente, avrebbero dovuto trovarsi.

Il romanzo inizia subito narrandoci la violenza subita da Jenny ma altrettanto velocemente l’attenzione si sposta dal crimine alle complesse dinamiche psicologiche che coinvolgono i personaggi. Tom e Charlotte, genitori della ragazza,  reagiscono in modo diverso al terribile evento. Tom è ossessionato dal voler scoprire chi ha violentato la figlia. Charlotte vede il suo mondo perfetto infrangersi, i problemi coniugali aumentare e i traumi del passato ritornare. Anche il dottor Forrester, psichiatra con una lunga esperienza con le vittime di eventi traumatici, adotterà dei comportamenti che lo porteranno a tradire l’etica professionale.

Il primo capitolo del romanzo ci pone di fronte al crimine poi, con una continua altalena tra i personaggi, inizia quella che definirei “una lunga, multipla, seduta terapeutica.” La lettura inizialmente non è stata fluida, avevo mille perplessità, perché vedevo Jenny, la protagonista, sfuggirmi tra le mani. Dopo una descrizione particolareggiata dello stupro mi aspettavo la classica indagine della polizia invece la storia evolve in modo diverso, del tutto inaspettato e molto interessante. Nello studio del psicoterapeuta vengono svelate verità sepolte che condizionano il presente. I protagonisti hanno profonde cicatrici psicologiche. Nessuno mostra tutto se stesso a un altro essere umano. Tutti nascondiamo qualcosa. Si dicono bugie innocenti, bugie crudeli, una marea di menzogne dette da chiunque. Tra tutte queste bugie la verità dove si nasconde? Nella memoria. Jenny, sottoposta a terapia farmacologica, non ha scelta: per poter tornare a vivere deve ricordare, deve ritornare all’inferno di quella sera quando tutto è cambiato. Ed ecco che la memoria diventa il nucleo del romanzo. La ricerca del ricordo è un momento delicato, la memoria può essere manipolata o cancellata, dipende dalle necessità.

Quindi l’attenzione è centrata sul rapporto tra psichiatra e paziente, l’indagine si nasconde tra le pieghe della memoria che bisogna ritrovare andandola a stanare nel suo rifugio. Come? Utilizzando tutti e cinque i sensi che riportano Jenny a rivivere quei drammatici momenti. Inizia un viaggio fatto di odori, di suoni, attraverso delle tecniche molto interessanti. Alan, il dottore che conduce la ricerca, espone le sue tecniche rivolgendosi direttamente al lettore creando un coinvolgimento totale e una partecipazione emozionale. I momenti della ricerca sono esposti con un linguaggio medico semplice e comprensibile a tutti.

Indipendentemente dalla storia, mi è piaciuto molto questo connubio tra la sperimentazione medica e la ricerca della verità. Non tutto filerà liscio, ci saranno molti problemi, dilemmi morali e colpi di scena. I personaggi si sveleranno al lettore pian piano, la perfezione apparente verrà scalfita e il lato oscuro dei rapporti familiari emergrà con il suo carico di sofferenze e disillusioni.

“Non tutto si dimentica” ha come protagonista la ricerca della memoria e trasmette intense emozioni che pongono in secondo piano la scoperta del colpevole. Il ritmo del romanzo è scandito dalle sedute di terapia, ogni volta si scopre un pochino di verità che emerge attraverso la lente delle relazioni e dei sentimenti. Ciò crea un buon equilibrio tra cuore e mente, emozioni e realtà.

Nella nota dell’autore viene ricordato che la terapia farmacologica descritta nel romanzo non esiste anche se alcuni ricercatori sono riusciti a modificare dei ricordi e a mitigare la risposta emozionale attraverso la somministrazione di farmaci. Questo tipo d’intervento è nato in ambito militare, per alleviare le sofferenze e i sintomi del disturbo post-traumatico da stress nei soldati.

“Non tutto si dimentica” è il romanzo d’esordio di Wendy Walker. La scrittrice è promossa a pieni voti!