venerdì 21 aprile 2017

RECENSIONE | "Il mistero di Paradise Road" di Pietro De Angelis

Carissimi lettori, ho appena concluso la lettura di un romanzo intenso e sorprendente che emana un lieve profumo di lavanda. Sì, questa lettura stimolerà la vostra immaginazione e i vostri sensi. Vi sembrerà di viaggiare nel tempo, giungerete nella Londra vittoriana, fascinosa e imprevedibile. Conoscerete gente seria, anzi serissima. Camminerete per i quartieri della città, sfiderete la nebbia e giungerete a Paradise Road. Se siete pronti, senza indugi, chiudete gli occhi: Londra ci aspetta.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il mistero di Paradise Road
Pietro De Angelis

Editore: Elliot
Pagine: 316
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Il 15 gennaio del 1875 a Paradise Road, una via di linde casette a schiera alla periferia di Londra, morirono nella stessa notte dodici persone. Né Scotland Yard né la scienza riuscirono mai ad appurare la causa di quei decessi. Soltanto alcuni decenni dopo viene alla luce il documento che svela finalmente la verità su quel caso, di cui fu protagonista Lionel Morpher, impiegato esemplare all'Ufficio Brevetti, la cui moglie Alphonsine fu "vittima" di una passione totalizzante per la poesia. In una Londra nebbiosa e carica di mistero, Lionel si imbarcherà in un'impresa per salvare la moglie dalla sua "follia", entrando in un nuovo mondo, ricco di incredibili scoperte scientifiche che annunciano l'arrivo della modernità.

A certe domande, vedete, si può rispondere con un sì o con un no. Ad altre si può rispondere con poche frasi chiare e inequivocabili. Ma ci sono delle domande – delle domande molto speciali – a cui si può rispondere soltanto raccontando una storia.
15 gennaio 1875. A Paradise Road, una via alla periferia di Londra, morirono nella stessa notte dodici persone. Né la polizia né la scienza riuscì a risolvere il caso. Alcuni decenni dopo un documento svelò la verità su quel caso. I protagonisti furono Lionel Morpher, impiegato esemplare all’Ufficio Brevetti, e sua moglie Alphonsine, succube di una passione deleteria per la poesia. Quando Lionel scopre tale passione, considera la moglie affetta da “follia” e decide di fare l’impossibile per salvarla.

“Il Mistero Di Paradise Road” è un romanzo che svela subito la sua natura complessa in un continuo confronto tra Ordine e Caos. Se osservate la cover, noterete che le porte e le finestre della casa di Lionel sono tutte chiuse. In casa, al riparo dagli occhi della società, i protagonisti si mostrano come realmente sono. Al di fuori delle mura domestiche sono la bella copia di se stessi: marito ossequioso lui, moglie sottomessa lei. Questo aspetto del romanzo mi è piaciuto in modo particolare perché mette in evidenza la doppia natura dell’uomo nascosta da uno stile di vita esemplare. Lionel e Alphonsine hanno una seconda natura che mascherano a tutti, una seconda identità foriera di incomprensioni tra i coniugi.

Con penna raffinata, lo scrittore sposa il noir con profonde riflessioni sul senso della vita. Narra dell’amore e del suo potere. Svela la malsana passione di Alphonsine per la poesia. Si sofferma sulla capacità, spesso incapacità, del mondo di far buon uso delle invenzioni.
I migliori inventori non si sono limitati a progettare macchine per proteggere l’umanità dai suoi nemici esterni – la fame, le malattie, i disastri naturali – ma hanno anche capito che l’umanità andava curata dalle sue stesse perversioni.
Lionel è convinto di dover salvare sua moglie dalla poesia, dal suo malefico potere. Non si fermerà davanti a nulla entrando in un nuovo mondo, ricco di scoperte scientifiche che annunciano l’arrivo della modernità.

Una cosa è assodata, per Lionel nulla di buono può derivare dalla poesia. Compito di ogni buon marito è di far da guida alla moglie, trascorrendo insieme una vita onorata e felice.

Onore e sentimenti, conflitto tra prosa e poesia, sono il cuore del romanzo. Un cuore che pulsa sempre più velocemente conducendo a un finale sorprendente che svelerà ogni cosa.

La realizzazione de “Il Mistero Di Paradise Road” è stata lunga e impegnativa, 10 anni tra ricerche, traduzioni, stesura del romanzo. Oggi posso dire che ne è valsa la pena, una lunga incubazione per un romanzo che colpisce per la trama avvincente e per un genere misto fra noir e racconto del mistero.

Curata e suggestiva è l’ambientazione nella Londra vittoriana, palcoscenico perfetto per le vicende narrate. Istruttiva la descrizione di usi e costumi dell’epoca. Il moralismo borghese, il ruolo secondario della donna, la rigida divisione tra cuore e mente, tra sentimento e ragione. Sotto le sembianze del perbenismo si agitano passioni ed emozioni che devono essere taciute pena il disonore.

La lettura del romanzo scivola via veloce, belle le numerose descrizioni dei quartieri londinesi, arricchita da diari privati e lettere che svelano la vera natura di alcuni protagonisti.
Interessante l’idea negativa del potere della poesia. Nel romanzo troverete molti temi su cui riflettere. Per lo scrittore la poesia è un’esperienza vitale che abbraccia l’Universo. Condivido tale opinione.

Nel ringraziare Pietro De Angelis per avermi dato l’opportunità di leggere il suo appassionante romanzo, vi lascio con una citazione di Percy Bysshe Shelley, “Difesa della Poesia”:

“La Poesia e il Principio Egoistico, 
di cui il Denaro è l’incarnazione Visibile, 
sono il Dio e la mammona del mondo.”

giovedì 13 aprile 2017

Vincitore Giveaway "4 anni insieme"

Salve lettori :) 
Il giveaway "4 anni insieme" è giunto al termine.
Grazie mille per gli auguri e per il vostro affetto.


Il vincitore della copia cartacea del romanzo 
"Il marchio perduto del templare" di Giuliano Scavuzzo è...

  

Il numero 1.
Complimenti Angela :)

Ti mando subito una email.
Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato 
e vi auguro una buona giornata.
Alla prossima :)

lunedì 10 aprile 2017

RECENSIONE | "La prima verità" di Simona Vinci

Carissimi lettori, il passato conserva spesso storie drammatiche, per anni inascoltate. Il romanzo “La prima verità” di Simona Vinci, edito Einaudi, nasce da una vicenda realmente accaduta. Tra gli abbandonati, i reclusi, i dimenticati Simona Vinci trova storie struggenti, le riporta in vita, le dona a noi lettori.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 9

La prima verità
Simona Vinci

Editore: Einaudi
Pagine: 397
Prezzo: € 20,00
Sinossi
Nel 1992 Angela, giovane ricercatrice italiana, sbarca sull'isola di Leros. È pronta a prendersi cura, come i suoi colleghi di ogni parte d'Europa, e come i medici e gli infermieri dell'isola, del perdurante orrore, da pochi anni rivelato al mondo dalla stampa britannica, del "colpevole segreto d'Europa": un'isola-manicomio dove a suo tempo un regime dittatoriale aveva deportato gli oppositori politici di tutta la Grecia, facendoli convivere con i malati di mente. Quelli di loro che non sono nel frattempo morti sono ancora tutti lí, trasformati in relitti umani. Inquietanti, incomprensibili sono i segni che accolgono la ragazza. Chi è Basil, il Monaco, e perché è convinto di avere sepolto molto in alto "ciò che rimane di dio?" E tra i compagni di lavoro, chi è davvero la misteriosa, tenace Lina, che sembra avere un rapporto innato con l'isola? Ogni mistero avrà risposta nel tesoro delle storie dei dimenticati e degli sconfitti, degli esclusi dalla Storia, nell'"archivio delle anime" che il libro farà rivivere per il lettore: storie di tragica spietata bellezza, come quella del poeta Stefanos, della ragazza Teresa e del bambino con il sasso in bocca.

Un lettino di ferro con le sbarre bianche e un corpo nudo, quello di una bambina tra i sette e i dieci anni. Che è una femmina, si capisce solo dal taglio tra le gambe unite e tenute ferme da una cinghia di contenzione. Anche le braccia sono legate alle sponde con due strisce di tela e tutto il peso del corpo si regge sui gomiti. Dietro la schiena, un cucino macchiato e sotto il sedere, una tela cerata. Nell’angolo in fondo a destra si intravede un materasso a righe. Poi c’è il buio.
Angela, giovane ricercatrice, sbarca sull’isola di Leros. Da poco il mondo ha saputo del “colpevole segreto d’Europa”: un’isola manicomio dove il regime dei Colonnelli aveva deportato gli oppositori politici greci, facendoli convivere con i malati di mente. Angela è subito coinvolta dal segreto sepolto tra quei bianchi edifici. Le sue scoperte sono più sconvolgenti di ogni immaginazione.
Poi la serratura, improvvisamente docile, si sbloccò nella sua mano con un gemito e la porta si aprì.
Inizia così, per la ragazza, un incontro faccia a faccia con l’orrore riversato da uomini su altri uomini. A Leros ci sono ancora “pazienti” trasformati in relitti umani. Storie drammatiche, urla provenienti dal passato, fantasmi che non hanno pace. Conosceremo Basil, il Monaco, convinto di   aver sepolto molto in alto “ciò che rimane di Dio”. Soffriremo con Stefanos, poeta perseguitato dal regime. Proveremo un dolore profondo leggendo la storia di Teresa, messa incinta dal fratello e costretta ad abortire. Avremo gli occhi lucidi conoscendo il piccolo Nikolaos che, non volendo più parlare, aveva  sempre un sasso in bocca.

Storie dei dimenticati e degli sconfitti, storie di uomini ignorati dalla Storia, storie tragiche ma di una bellezza devastante.


“La prima verità” non è un libro facile da leggere, io ne ho assaporato pochi capitoli al giorno. L’orrore che trapela dalle pagine non può lasciare indifferenti. Il dolore lo si prova sulla propria pelle rimanendo increduli nel leggere le violenze subite dai malati. Sanità e pazzia si confondono, il labile confine svanisce e si perde nel tempo. Anche oggi, accadono tragedie senza precedenti, figlie di una pazzia contagiosa. Il tempo dei mostri mostra il suo volto negli attentati di matrice terroristica, nella paura dell’ignoto che avanza. Proprio lì, a Leros, nello stesso luogo d’internamento dove i malati psichiatrici, i disabili, i bambini abbandonati hanno vissuto l’inferno in terra, i profughi  ora vengono ospitati per iniziare una nuova vita.

Le paure di ieri si confondono con la paura del presente.

Simona Vinci, con il suo romanzo potente e drammatico, sdogana la follia narrando la pazzia che contamina il mondo. Narra l’esclusione di chi è considerato diverso dando voce alla memoria dei luoghi, liberando l’eredità del passato, ascoltando chi bussa alla porta del suo cuore. Prende vita, così, un racconto doloroso, a momenti crudele che vive su più piani temporali e spesso supera i confini di Leros per sorvolare altri luoghi, altre storie, altre follie.

Con “La prima verità” Simona Vinci ha vinto il Premio Campiello 2016 e il Premio Volponi 2016.

Prima di lasciarvi vorrei attirare la vostra attenzione sul titolo del romanzo. “La prima verità” è una citazione tratta dal verso di una poesia di Ghiannis Ritsos, uno dei più grandi poeti del novecento.

Disse: Credo nella poesia, nell’amore, nella morte, perciò credo nell’immortalità.
Scrivo un verso, scrivo il mondo; esisto, esiste il mondo.
Dalla punta del mio mignolo scorre un fiume.
Il cielo è sette volte azzurro. Questa purezza 
È di nuovo la prima verità, il mio ultimo desiderio.

venerdì 7 aprile 2017

RECENSIONE | "I guardiani dell'isola perduta" di Stefano Santarsiere [Review Party]

Carissimi lettori è con vero piacere che vi parlo del romanzo “I Guardiani Dell’Isola Perduta” di Stefano Santarsiere, edito Newton Compton.

L’autore, nato nel 1974, vive e lavora a Bologna. Ha diretto il cortometraggio “Scaffale 27”, aggiudicandosi il primo premio nel contest Complete Your Fiction 2012. Ha pubblicato i romanzi “L’arte di khem, “Ultimi quaranta secondi della storia del mondo”, e con la Newton Compton “La mappa della città morta”.

Io ho letto “La mappa della città morta” (recensione), un’avventura mozzafiato fra le montagne del Mato Grosso, e ho apprezzato Charles Fort, avventuroso protagonista spinto dalla sete di conoscenza. Con curiosità ho iniziato la lettura de “I guardiani dell’isola perduta”. Io amo il mare e mi affascinano gli enigmi nascosti nei fondali oceanici, quindi non potevo perdermi questa seconda avventura di Charles Fort, direttore di un giornale online che indaga tutto ciò che è avvolto dal mistero.

Con la mia recensione ho preso parte al Review Party dedicato al romanzo, ecco gli altri blog coinvolti: FLAUTO DI PAN | GRAPHOMANIA | LA FENICE BOOK | LIBERI DI SCRIVERE


STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
I guardiani dell'isola perduta
Stefano Santarsiere

Editore: Newton Compton
Pagine: 381
Prezzo: € 7,90
Sinossi
Una scossa improvvisa giunge nella vita di Charles Fort, giornalista appassionato di misteri. Il suo amico Luca Bonanni è morto in un incidente stradale e proprio lui viene convocato dalle autorità per riconoscerne il corpo. Ma le sorprese che lo attendono non sono poche: la compagna di Bonanni, Selena, sospetta un'altra causa di morte e lo contatta per chiedergli aiuto. Ha con sé una valigia lasciata dall'uomo piena di oggetti provenienti da relitti inabissatisi nel Pacifico e che nessuno, in teoria, potrebbe aver recuperato. Le domande sono tante: cosa lega il contenuto della valigia alle ultime ricerche di Bonanni? Da cosa dipendevano i suoi timori negli ultimi giorni prima dell'incidente? E soprattutto, chi o cosa sono gli hermanos del mar che cercava lungo le coste messicane e poi nell'arcipelago delle Fiji? Per risolvere i tanti misteri, Charles Fort e Selena si spingeranno dall'altra parte del mondo, trovandosi alle soglie di una scoperta scioccante che unisce le ipotesi sull'esistenza di misteriose creature degli oceani agli affari di una spietata multinazionale...

Un amico morto, una valigia piena di reperti, un segreto proveniente dal mare profondo, per Charles Fort inizia una ricerca che potrebbe cambiare la storia.
Vi dico immediatamente che questo romanzo  si nutre di avventura, colpi di scena, avidità umana e inquietanti omicidi. Situazioni drammatiche e imprese rischiose conferiscono fascino alla storia e catturano subito l’attenzione del lettore.

Charles Fort, giornalista del paranormale, responsabile del sito internet “La voce dei dannati”, viene convocato dalle autorità per riconoscere il corpo del suo amico Luca Bonanni, morto in un incidente stradale. Selena, la compagna di Bonanni, non crede si tratti d’incidente. Secondo il suo parere,qualcuno ha ucciso Luca e chiede aiuto a Fort. I due trovano a casa del defunto, una valigia colma di oggetti provenienti da relitti inabissatisi nel Pacifico. Chi ha recuperato questi oggetti? Perché Bonanni era inquieto e timoroso negli ultimi giorni prima dell’incidente? Cosa cercava  lungo le coste messicane e nell’arcipelago delle Fiji? Chi o cosa sono gli hermanos del mar? Per rispondere a queste domande, Charles Fort e Selena dovranno affrontare un viaggio che li porterà dall’altra parte del mondo e dovranno affrontare mille pericoli. Una scoperta scioccante li aspetta: ipotesi sull’esistenza di misteriose creature degli oceani si intrecciano agli affari di una spietata multinazionale.


Non voglio svelarvi i misteri racchiusi in questo romanzo, sappiate che vi confronterete con i miti sugli abitanti dei fondali marini. Un mito può essere reale? Perché l’uomo ha da sempre un forte legame con l’oceano? L’attrazione e la paura per le profondità marine, cosa nascondono?

“I guardiani dell’isola perduta” è un romanzo ricco d’avventura e di imprese straordinarie. I protagonisti vivranno momenti ricchi di suspense, esploreranno luoghi misteriosi, affronteranno rischi mortali. Al centro del contendere ci sono il mare e le sue creature, la civiltà tecnologica e l’avidità umana.

L’autore calcola al millesimo realtà e finzione. Al lettore sarà impossibile scindere questi due elementi narrativi che finiscono per fondersi dando vita a una storia di fantasia con radici nella realtà. Se leggerete con attenzione vi sembrerà di udire un misterioso suono provenire dalle profondità oceaniche, il bloop, che per anni ha alimentato leggende sull’esistenza di creature intelligenti (vedi la teoria della scimmia acquatica).

Una cosa è certa, noi conosciamo pochissimo gli ambienti oceanici e i loro misteriosi abitanti. L’uomo è sempre alla ricerca di nuove esperienze e nuove conoscenze. Santarsiere sfida la nostra curiosità, ci conduce verso l’esplorazione dell’ultima frontiera presente sulla Terra: gli oceani. In queste acque la nostra immaginazione corre libera, si nutre di grandi emozioni, si confronta con il rischio, affronta le sfide e soprattutto esplora l’ignoto.

“I guardiani dell’isola perduta” è un romanzo dal fascino indiscusso: isole sperdute e oceani sconfinati vi accoglieranno a braccia aperte. Il ritmo avvincente, momenti di tensione si alternano ad altri più tranquilli, vi condurrà per i sentieri dell’avventura e sarete conquistati dal piacere della lettura penetrando nel mondo dei personaggi. Condividerete con loro emozioni, speranze, riflessioni. Il tutto vi porterà ad ottenere una maggiore capacità di scrutare l’animo dell’uomo per trarne considerazioni di carattere morale. Il progresso scientifico non è sempre al servizio dell’umanità. Spesso uomini arroganti e dominati dall’assillo della ricchezza o del potere, calpestano i diritti degli altri. Questa, miei cari lettori, è l’avventura più bella che il destino vi possa riservare. La vita, l’ignoto, la conoscenza, le nostre origini, il nostro passato, la nostra storia. Se avete sete di scoperte, “I guardiani dell’isola perduta” è il romanzo che fa per voi. 

mercoledì 5 aprile 2017

4 anni insieme - Ringraziamenti + Giveaway


Buongiorno, carissimi lettori :) 
Oggi, 5 aprile, il blog compie 4 anni!

Quattro anni emozionanti, ricchi di soddisfazioni ma anche timori e paure. Questi anni sono trascorsi velocemente ma ricordo perfettamente l’inizio di questa avventura e il desiderio di conoscere persone che condividessero con me l’amore per la lettura.

Un grazie di cuore a tutti voi che continuate a seguirmi, grazie per i vostri commenti e suggerimenti.

L’apertura del blog mi ha portata ad avere un approccio diverso nei confronti della lettura dei romanzi, lo scambio di idee ed opinioni sui libri ha arricchito la mia esperienza come lettrice. Ho condiviso con voi la mia passione per i thriller, trovando così spiriti affini amanti delle storie cupe e nere. Spero di continuare questa bella esperienza insieme a voi.

Per ringraziarvi ho voluto organizzare un piccolo giveaway :)
Il vincitore riceverà una copia cartacea del romanzo 
"Il marchio perduto del templare" di Giuliano Scavuzzo (recensione)


REGOLE PER PARTECIPARE:
- Essere follower del blog (cliccate su "segui" che trovate nella colonna a lato)
- Commentare questo post lasciando il vostro indirizzo email.
- FACOLTATIVO Seguitemi su twitter e facebook e condividete il giveaway :)

Ad ognuno di voi sarà assegnato un numero. Avete tempo per iscrivervi fino a mercoledì 12 aprile. Il 13 aprile verrà estratto il vincitore che sarà poi contattato tramite email.

Buona fortuna a tutti :)

lunedì 3 aprile 2017

RECENSIONE | “Non dirmi bugie” di Rena Olsen

Cari lettori, vi parlo di un thriller che mi ha colpito per lo schema narrativo e  l’analisi psicologica dei personaggi: “Non dirmi bugie” di Rena Olsen.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
Non dirmi bugie
Rena Olsen (traduzione di G. Collini)

Editore: Newton Compton
Pagine: 333
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Clara sta spazzolando i capelli a una delle figlie, quando alcuni uomini armati fanno irruzione in casa e arrestano Glen, suo marito. L'ultima cosa che lui le urla, prima di essere portato via, è di non dire niente, e lei ubbidisce. Del resto la rigida educazione che ha ricevuto da ragazzina, e che l'ha resa poi una giovane donna dalle maniere perfette, l'ha abituata a fare ciò che va fatto. Sempre. Clara ripercorre così il suo passato, cercando la chiave per comprendere ciò che sta succedendo. Ma la situazione sta rapidamente precipitando e lei si ritrova rinchiusa, interrogata da uomini e donne che la chiamano con un altro nome, Diana, e che accusano il marito di aver commesso crimini atroci. A poco a poco il passato inizia a stridere con il presente e Clara è costretta a mettere in dubbio la realtà che ha sempre dato perscontata: dovrà ricorrere a tutte le sue forze per affrontare il futuro, se per lei un futuro c'è ancora...

Sto spazzolando i capelli di Daisy seduta al tavolo della cucina, quando, con uno schianto la porta di casa viene giù. Il rumore degli spari, le urla degli uomini, il pianto delle bambine giungono come un maremoto attraverso l’uscio divelto. Lascio cadere la spazzola e afferro la mano di Daisy. La trascino dentro l’armadio più vicino, armeggiando con la leva che apre il doppiofondo.  Ci stringiamo in un piccolo spazio, e Daisy trema tra le mie braccia.
Ditemi voi se è possibile resistere a un incipit così coinvolgente che stuzzica curiosità e apre scenari da esplorare con molta attenzione! Io non ho opposto resistenza, ho dimenticato la delusione per un titolo non proprio originale e mi sono tuffata a capofitto nella lettura lasciandomi condurre in una microsocietà dove concetti come bene e male, giusto e sbagliato, amore e violenza, obbedienza e punizione, assumono un significato differente dal normale. Ma cosa è normale? Come possiamo definire “normale” la nostra esistenza se non abbiamo altri termini di paragone? Se l’uomo che amo mi punisce perché sbaglio, chi sono io per oppormi? Ogni cosa è fatta per farmi capire qual è il mio posto. Sono fortunata ad avere persone che si occupano di me facendosi carico della mia formazione.  Una grande famiglia con tante figlie da preparare per “il giorno dell’asta”.

Iniziate a inorridire.

L’incipit ci mostra Clara intenta a occuparsi di una delle sue figlie, quando alcuni uomini armati fanno irruzione in casa e arrestano Glenn, suo marito. L’uomo, prima di esser condotto via, le urla di non dire niente. Clara ubbidisce. Ha ricevuto una rigida educazione da ragazzina e lei sa cosa fare, come sempre. Quando anche lei viene rinchiusa, interrogata da uomini e donne che la chiamano con un altro nome, Diana, un senso di malessere inizia a tormentarla. Suo marito Glenn è accusato di crimini atroci. Nella sua mente si fa strada un terribile sospetto. Forse la realtà che ha sempre dato per scontata è solo un’illusione. Il presente le chiede di aprire gli occhi, di ripensare al suo passato che non è come gliel’hanno raccontato. La sua vita crolla come un castello di carte. Per sperare in un futuro Clara deve mettere in chiaro il suo passato. Ma soprattutto dovrà perdonare se stessa.

“Non dirmi bugie” è una storia oscura narrata dalla voce di una  delle tante vittime. L’inizio inchioda subito i colpevoli, non ci sono dubbi sulle loro responsabilità ma occorrono delle prove. Clara è la chiave per entrare in un‘organizzazione crudele.

Ho provato subito empatia per la protagonista condividendo, con lei, una tensione palpabile e un iniziale smarrimento. Mi sono sentita intrappolata in una storia narrata con capitoli brevi e coincisi che scivolano via veloce disegnando un doppio piano temporale: “Adesso” e “Prima”.

“Adesso” ci mostra un presente in cui tutti i nodi vengono al pettine. Clara scopre di non sapere chi sia realmente. La sua identità è una bolla di sapone volata via, tutto diventa relativo anche il suo amore per Glenn cambia veste.

“Prima” ci svela, pian piano, il mondo di Clara e di tante altre ragazze preparate, educate, formate, per uomini facoltosi. Una ricerca d’amore dove amore non c’è.

Grazie a una semplice ma efficace scrittura, ho ripercorso l’ingarbugliato intreccio nella mente di Clara. La sua narrazione mi ha condotta per vie dolorose.

Per Clara la violenza è una maestra di vita, utile come punizione in caso di errore. Un uomo che picchia la propria donna le mostra così il suo amore. Per lei la disciplina passa attraverso il dolore. È tutto ciò che conosce. La sua mente è intrappolata nell’idea che mescola amore e paura, piacere e dolore. Quanti condizionamenti, quanti pensieri errati, Clara!

Per Clara la normalità è essere punita per aver commesso errori. La sua normalità non è normale? Come può essere sbagliata?

La storia non presenta grandi colpi di scena, si comprende fin da subito lo scopo dell’organizzazione. Ciò che ho apprezzato è la struttura narrativa, la dinamica dei rapporti tra i personaggi, la manipolazione della mente, la netta sensazione di operare per il bene non sapendo cosa sia realmente il bene. La schiavitù psicologica porta a scambiare per normale ciò che è aberrante. Per questo ho compreso il dolore e il disorientamento di Clara, si è sentita vittima e carnefice allo stesso tempo. Il suo amore per “le figlie”, per la loro educazione, per la collocazione presso uomini facoltosi è tutto uno sbaglio. Lei credeva di dare amore e invece condannava le ragazzine a una vita terribile. Sembra impossibile credere che ciò possa realmente succedere. Pensate per un attimo alle sette e tutto vi apparirà con una luce diversa.

“Non dirmi bugie” semina menzogne, uccide l’amicizia, punisce i veri sentimenti, cambia l’identità di ignare vittime, incute un devastante senso di colpa. Fortunatamente, a controbilanciare tanta disumanità, ci sono la solidarietà, l’umana comprensione, il vero amore che non conosce limiti, la speranza in un domani migliore.

Questo romanzo colpisce e spiazza fin dalla prima pagina, la lettura gode di un ritmo incalzante e il finale accende la speranza.

sabato 1 aprile 2017

RECENSIONE | “Capitan Grisam e l’Amore” di Elisabetta Gnone

Carissimi lettori, oggi non vi parlerò di storie nere. Metto momentaneamente da parte il Male e sorrido al tenero e simpaticissimo romanzo di Elisabetta Gnone. La scrittrice ha pubblicato nel 2004 “Il Segreto Delle Gemelle”, il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, seguito da “L’Incanto Del Buio” e “Il Potere Della Luce”. Io ho già letto la trilogia e ricordo con gran piacere le gemelle Vaniglia e Pervinca. Elisabetta fa rivivere i suoi personaggi in una nuova serie di quattro titoli di cui “Capitan Grisam e L’Amore” segna il primo, emozionante capitolo.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8

Capitan Grisam e l'Amore
Elisabetta Gnone

Editore: Salani

Pagine: 244

Prezzo: € 14,90
Sinossi
In una grotta segreta, fra le cascate ghiacciate dall'inverno, cinque giovani amici aprono un antico baule e liberano una storia che per molti anni era stata chiusa e dimenticata! E si troveranno a mettere insieme i pezzi della storia del loro Capitano, fitta, come scopriremo, di colpi di scena. Pochi indizi, inattese scoperte e laconici ricordi aiuteranno i ragazzi a ricostruire i pezzi di un passato sepolto che a tratti appare oscuro e addirittura spaventa.

In quel momento decisi che avrei raccontato alle mie compagne quattro misteri di Fairy Oak,

uno per ogni sera per quattro sere,

dopo di che non avrei più parlato del passato.

La prima sera parlai d’amore,

la seconda di mirabolanti incantesimi,

la terza di amicizia,

la quarta sera raccontai un addio.
Amore, incantesimi, amicizia, sentimenti sono gli elementi che rendono queste storie affascinanti e avventurose.

“Capitan Grisam E L’Amore” narra di ragazzi intrepidi e d’amore riportandoci, con il cuore e con la mente, nel meraviglioso mondo di Fairy Oak e dei suoi abitanti. La voce narrante è Felì, la fatina che in qualità di tata si è occupata, per quindici anni, di Vaniglia e Pervinca, le streghe gemelle.
Luce e Buio, un potere crea, l’altro distrugge. Uniti ed opposti, sono inseparabili, né buoni né cattivi, necessari entrambi, come il giorno e la notte.
Fairy Oak è un villaggio magico e antico nascosto fra le pieghe di un tempo immortale. È abitato da creature magiche e uomini senza poteri, vivono in pace ed è impossibile distinguere gli uni dagli altri. Maghi, streghe e cittadini normali abitano le case di pietra da tempo immemorabile, pronti ad aiutarsi reciprocamente nessuno fa più caso alle stranezze. A parte le fate che sono molto piccole, luminose e volano.

In questo primo capitolo della nuova serie, un mistero avvolge il passato di  William Talbooth, il capitano giunto nel magico villaggi molti anni prima. Toccherà a Vaniglia e Pervinca e al giovane mago Grisam, alla buffa Flox, e all’intera Banda Del Capitano scoprire la verità. Inizia una ricerca appassionata, con pochi indizi i ragazzi ricostruiranno la storia di Talbooth. Man mano che il mistero viene svelato, davanti agli occhi dei ragazzi si ricompone una storia inizialmente oscura ma infine rischiarata dal sorriso dell’amore.

Ho apprezzato questo “primo mistero” vivendo il piacere della lettura, immergendomi in una storia delicata dove la magia dell’amore è una presenza costante e confortante. Ritrovare le streghe gemelle è stato come rivedere vecchi amici con cui si ritrova complicità e voglia di stare insieme. Vaniglia e Pervinca sono cresciute, il Male è stato vinto, la loro esistenza ha la luce dell’amore. Ah, l’amore!

Nel romanzo, arricchito dalle bellissime illustrazioni di Alessia Martusciello, Claudio Prati e Barbara Bargiggia, prendono vita numerosi tipi d’amore.

Con la dolcezza nel cuore scopriremo l’amore promesso, l’amore negato, l’amore nascente, l’amore per la famiglia, l’amore per la musica e gli animali. Non abbiate paura, non farete un’indigestione di zucchero ma sicuramente il cuore vi ringrazierà per aver trascorso qualche ora in compagnia di belle emozioni. Io ho già letto la saga di Fairy Oak, ho vissuto l’infanzia di Vaniglia e Pervinca, la scoperta dei loro poteri, il ritorno di un antico Nemico, il tentennamento dell’Antica Alleanza, la guerra che coinvolge tutti e tutto. Era stato già tutto detto? No, fortunatamente no!

Riprendere una saga, ampliarla con nuovi capitoli è sempre una sfida coraggiosa. Sfida che, secondo me, Elisabetta Gnone, autrice anche dell’apprezzato “Olga di carta – Il viaggio straordinario” (recensione), ha vinto alla grande.

“Capitan Grisam e l’Amore” è una storia adatta ai piccoli e grandi lettori. Il romanzo è ben scritto, gode di una fluida narrazione arricchita con colpi di scena e dialoghi semplici ma efficaci. C’è la forza dell’amicizia e dell’amore a sostenere la Banda Del Capitano e noi non possiamo che far il tifo per loro. Una storia di segreti e batticuori. Ora sono impaziente di ascoltare ancora Felì e i suoi racconti. Aspetterò con ansia “la seconda sera in cui, la dolce fatina, racconterà di mirabolanti incantesimi.” Per il momento godiamoci il potere dell’amore e la sua dolcissima magia.

giovedì 30 marzo 2017

RECENSIONE | “Una ragazza bugiarda” di Ali Land

Cari lettori, oggi, 30 marzo, la Newton Compton pubblica un thriller che ho avuto il piacere di leggere in anteprima. La lettura, inquietante e scioccante, mi ha conquistata subito perché la scrittrice ha voluto sottolineare non solo l’aspetto criminale degli eventi ma anche la psicologia della protagonista. Il romanzo “Una ragazza bugiarda” di  Ali Land, strappato agli altri editori italiani in un’asta infuocata, alla sua uscita ha raccolto consensi entusiastici fino a diventare un vero caso editoriale.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7

Una ragazza bugiarda
Ali Land

Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Denunciare la propria madre a soli quindici anni può essere straziante. Dopo quella decisione, la vita di Annie è completamente cambiata. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme alla sua nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia, Phoebe. Adattarsi ai loro ritmi e alle loro abitudini è molto più complicato di quanto avesse pensato. E il pensiero del processo che si avvicina, nel quale sarà chiamata come testimone, non le dà tregua. Mike, che inizialmente aveva richiesto l’affidamento di Milly sperando di poterla aiutare, è sopraffatto dai suoi impegni di psicoterapeuta. Saskia riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di occuparsi anche di quella adottiva. Phoebe ha reagito malissimo all’arrivo di Milly: è sempre di malumore, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a maltrattarla, spalleggiata dalle amiche. Milly si sente isolata e in cerca di sostegno. Avrebbe assoluto bisogno di qualcuno che le desse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre, di cui sa molto di più di quanto non abbia confessato. Eppure nessuno sembra disposto a farlo…

Otto gradini. Altri quattro. La porta sulla destra.

Il parco giochi. È così che lo chiamava.

Dove si facevano giochi malvagi e il vincitore era sempre lo stesso.

Quando non era il mio turno, lei mi faceva guardare.

Un buco nella parete.

E poi mi chiedeva: che cosa hai visto, Annie?

Che cosa hai visto?
La madre di Annie è una serial Killer. Annie è costretta a guardare ciò che succede “nel parco giochi” dove pianti e sangue si mescolano fino alla morte. Come far finire questo incubo? Esiste un’unica possibilità, una sfida inimmaginabile: Annie, a quindici anni, denuncia la propria madre. È la fine di un incubo? No.

Dopo la denuncia la vita di Annie cambia completamente. Ora ha un nuovo nome, Milly, e una nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia Phoebe. Milly deve adattarsi a nuovi ritmi e abitudini di vita mentre si prepara a testimoniare, in tribunale, contro sua madre.

Il nuovo nido mostra quasi subito i suoi limiti segnati dai conflitti e dalle incomprensioni tra i suoi componenti. Mike, psicoterapeute, è sopraffatto dal suo lavoro. Saskia è in perenne contrasto con la figlia naturale. Phoebe considera Milly un’intrusa colpevole di ricevere, al posto suo, le attenzioni dei due genitori. Milly vede infrangersi la sua speranza di essere adottata da Mike, si sente sola e deve subire i maltrattamenti di Phoebe che fa di tutto per renderle la vita impossibile. Tutto si complica quando inizia il processo, la tensione sale, gli eventi precipitano. Milly vorrebbe rivelare molte più cose sui crimini della madre, vorrebbe qualcuno disposto ad ascoltarla. Eppure nessuno sembra disposto a farlo.

“Good Me Bad Me” è il titolo originario, illuminante per il lettore, di questo thriller psicologico dall’inizio crudele e dallo svolgimento agghiacciante. Io di thriller ne ho letti in gran quantità eppure, questa volta, ho provato un brivido sulla pelle segno di un coinvolgimento totale e profondo. Non c’è un attimo di respiro in questa storia in cui “il detto e il non detto” creano un gioco di allusioni, brevi rivelazioni, dubbi, atroci sospetti.

Fin dalla prima pagina è palese il conflitto interiore di Annie, ama la madre ma non può permetterle di uccidere ancora. Si può provare attrazione e repulsione per la stessa persona?

Bravissima l’autrice a seminare il seme del sospetto nella mente del lettore. Alcuni indizi, abilmente collocati, mi hanno fatto supporre una verità ancor più complessa e orribile. Ho scoperto l’utilità dei segreti gestiti con prudenza, ho visto la stanza degli orrori amorevolmente chiamata, dai carnefici, il “parco giochi”, sono inorridita al pensiero della violenza mischiata a tenerezza. Catene invisibile legano Annie a sua madre.
La mela non cade mai lontano dall’albero.
Annie accusa la madre di orribili delitti, racconta tutto. Quasi tutto.

Ma ogni cosa è andata realmente come raccontato dalla ragazzina?

Lei è spaventata, denunciare la madre non è stato facile. Sente la necessità di ricominciare. Annie si trasforma in Milly, la casa degli orrori si trasforma in una villetta accogliente, il suo desiderio d’amore si trasforma in necessità di amare e di essere amata. Milly, ora, ha un’opportunità. Deve fare del suo meglio per essere una buona persona. Promettere è già un passo avanti anche se il suo cuore le sussurra strane parole.

“Una ragazza bugiarda” è una storia oscura scritta molto bene senza tentennamenti. Le ombre grigie, in cui la verità si perde, rendono inquietante la lettura e mostrano una vigorosa presenza del Male. L’autrice con lucidità e precisione, affonda il bisturi nei mali della società. Bullismo, droghe, violenza familiare, contrasti tra genitori e figli, rendono il romanzo attuale e mostrano la fragilità degli uomini. A volte ci lasciamo distrarre e perdiamo di vista le cose importanti della vita. Crediamo a ciò in cui vogliamo credere, abbiamo una spiegazione per tutto e non ci accorgiamo di essere manipolati. Mentire è una dote innata per alcune persone. Essere buoni? Una possibilità subordinata ad altre scelte. Negare? Una necessità. Confessare? Solo ciò che conviene. L’importante è non farsi prendere, mai!

Leggete questo thriller lasciandovi affascinare da Milly, ma non abbassate mai la guardia in sua presenza.  Soprattutto non promettetele nulla se non siete più che sicuri di mantenere fede alle vostre promesse. 

lunedì 27 marzo 2017

RECENSIONE | "Mindhunter" di John Douglas e Mark Olshaker

Buon inizio settimana, carissimi lettori. Oggi vorrei proporvi la lettura di una biografia che arriva a toccare le corde più intime dell’anima umana. Si tratta di “Mindhunter” di John Douglas con Mark Olshaker, prefazione di Donato Carrisi, edito Longanesi.

Mindhunter
John Douglas e Mark Olshaker (traduzione di M.B. Piccioli)

Editore: Longanesi
Pagine: 380
Prezzo: € 18,60
Sinossi
C'è un solo modo per riuscire a dare la caccia ai serial killer in attività: comprendere come pensano, capirne i ragionamenti per quanto contorti, perversi e letali possano essere, e anticiparne così le mosse. Ma c'è un solo modo per entrare nella mente di un serial killer: parlare con i suoi «colleghi» e predecessori. Questa è stata l'intuizione di John Douglas, l'uomo che ha inventato il Criminal Profiling dell'FBI e che, per farlo, ha dovuto confrontarsi con le più atroci menti criminali del suo tempo. Per anni, John Douglas ha interrogato in carcere gli assassini e gli stupratori seriali, indagandone le ossessioni e le perversioni, fronteggiando in prima persona l'orrore e l'orgoglio di questi mostri, per poter dare la caccia ad altri mostri. Infinite conversazioni con uomini come Charles Man-son. il più famigerato serial killer della storia. Con John Wayne Gacy, l'uomo che, vestito da clown, uccideva senza pietà. Con James Earl Ray, sicario di Martin Luther King... Questa è la storia vera e agghiacciante di un uomo che non ha avuto paura di affrontare il Male nella sua peggior incarnazione contemporanea, pagando anche un alto prezzo personale. Ed è per questo che la vita e la carriera di John Douglas sono la «bibbia» non ufficiale di tutti gli scrittori e gli sceneggiatori che hanno riscritto il concetto di «crime fiction» così come oggi lo conosciamo e amiamo.

Non c’erano altre spiegazioni possibili, dato che ero nudo e legato. Una lama mi lacerava le membra causandomi un dolore intollerabile. Non c’era orifizio del mio corpo che non fosse stato violato. In gola mi era stato infilato qualcosa che mi soffocava, causandomi conati di vomito. Oggetti appuntiti mi erano stati infilati nel pene e nel retto e avevo la sensazione che mi stessero squartando. Ero fradicio di sudore. Poi finalmente capii cosa mi stava accadendo: mi torturavano a morte tutti gli assassini, gli stupratori e i molestatori di bambini che avevo mandato in carcere. Adesso ero io la vittima e non avevo modo di reagire.
Lettura difficile che ha messo a dura prova le mie emozioni perché una cosa è leggere thriller sapendo che sono frutto della fantasia umana e un’altra è leggere le atrocità di cui gli uomini sono realmente capaci. Ma, come potete immaginare, non amo sottrarmi alle sfide e questo libro è stato un banco di prova. Per me che sono una fan di “Criminal Minds”, leggere “Mindhunter” è stato come assistere ad un’avvincente, spesso agghiacciante, caccia al killer.

Per catturare un serial killer bisogna entrare nella sua mente, capire i suoi pensieri, sezionare i suoi ragionamenti perversi e letali. Bisogna anticiparne le mosse. Per far ciò è necessario parlare con altri killer già in prigione. Da questa convinzione è iniziato il lavoro di John Douglas, l’uomo che ha inventato il Criminal Profiling dell’FBI. Per anni Douglas ha interrogato in carcere assassini stupratori seriali, ha studiato le loro ossessioni e perversioni, guardando negli occhi il Male per cercare di fermare altri mostri. Nel libro troverete riferimenti a uomini come Charles Mason, il più famigerato serial killer della storia, a John Wayne Gacy, l’uomo che, travestito da clown, uccideva senza pietà.

John Douglas narra la sua vita dedicata allo studio e alla cattura dei serial killer. Davanti a un crimine orrendo nasce spontanea la domanda: “Che genere di persona può aver commesso una simile azione?”

Il lavoro di analisi si propone di dare una risposta a questo quesito sottolineando la necessità di dover entrare nella mente del soggetto ignoto per poter comprendere il suo modus operandi.
Per capire l’artista, dovete studiarne l’opera.
L’analisi si basa su tre interrogativi diversi. Cosa è successo? Perché è successo proprio in quel modo? Chi può aver commesso questo specifico reato?

Per giungere a un possibile profilo del killer bisogna analizzare la scena del crimine andando oltre le apparenze ed entrando nel buio della violenza senza perdersi nei suoi oscuri meandri. John Douglas racconta, nel libro, le sue esperienze narrando alcune indagini condotte in prima persona. Non vi saranno risparmiati i dettagli più aberranti dei crimini. Scoprirete come i killer amino manipolare e dominare le loro vittime sentendosi padroni delle loro vite. Godono nel scegliere il modo in cui uccidere e metterlo in pratica è come dar vita alle loro oscure fantasie.

È una lotta continua, per un killer preso tanti rimangono liberi. Il Male potrà mai essere sconfitto?
Il drago non vince sempre e noi facciamo tutto il possibile perché le sue vittorie siano sempre meno frequenti. Ma il male che rappresenta, e che io ho affrontato nel corso di tutta la mia carriera, non se ne andrà.
Affrontare il Male richiede impegno, dedizione, un coinvolgimento totale, non si riesce a “staccare dal lavoro”. Le atrocità viste annullano ogni cosa, si è felici solo quando si riesce a catturare un mostro pur sapendo che si è vinta una battaglia e non la guerra. La vita lavorativa dei profiler mina, quindi, anche la loro vita privata ripercuotendosi sulla loro salute. Stress, problemi famigliari e coniugali, il lavoro vissuto come una missione, la forza per affrontare le atrocità, rendono tutto difficile. Si arriva al punto da sottovalutare ogni piccolo incidente domestico, ogni disavventura, perché nulla può paragonarsi a ciò che hanno patito le vittime.

Ho letto questa biografia con molto interesse apprezzando l’intreccio tra vita personale dell’autore e la cronistoria di avvenimenti delittuosi. Non conoscevo la genesi del lavoro di analisi pur sospettando l’alto prezzo emozionale pagato dai profiler. Casi, strategie processuali, testimonianze arricchiscono questo libro. La prefazione di Carrisi, breve ed efficace, ci aiuta ad affrontare una lettura non facile che consiglio a coloro che amano la criminologia e non temono di guardare il male negli occhi. 
Vi saluto ricordandovi ciò che ha scritto Amy Tan:
Vedrai cosa sia il potere quando avrai la paura di qualcuno nelle tue mani e gliela mostrerai.

Curiosità: La storia di Douglas arriverà ad Ottobre anche su Netflix con una serie televisiva di dieci episodi prodotta da David Fincher e Charlize Theron. Ecco il trailer:

venerdì 24 marzo 2017

RECENSIONE | “Il libro degli specchi” di E.O. Chirovici

Carissimi lettori, il mio amore imperituro per i thriller mi ha messo a confronto con un romanzo dalla verità camaleontica. Può accadere che un omicidio rimanga senza un colpevole, le indagini si perdano nel buio investigativo e il tempo seppellisca ogni prova. Ma cosa ne pensate di un omicidio che riflette molte verità filtrate da una memoria che gioca con i ricordi intrecciandoli con menzogne e soggettive interpretazioni? Se vi piacciono i casi complessi in cui più voci danno vita a un’intricata storia non potete perdervi “Il libro degli specchi” di E.O. Chirovici, edito Longanesi.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7

Il libro degli specchi
E. O. Chirovici (traduzione di L. Bernardi)

Editore: Longanesi
Pagine: 330
Prezzo: € 16,40
Sinossi
Peter Katz ha alle spalle una lunga carriera in una delle agenzie letterarie più importanti di New York, e ormai quasi nulla può sorprenderlo. Ma il manoscritto che quasi per caso inizia a leggere lo colpisce fin dalle prime righe. Non è solo la scrittura magnetica, non è solo il coinvolgimento dell'autore a fargli capire subito che non si tratta di un romanzo come gli altri: chi scrive, un certo Richard Flynn, afferma di conoscere la verità su un famoso omicidio avvenuto quasi trent'anni prima, e di essere pronto a rivelarla nel suo romanzo. La vigilia di Natale del 1987, in circostanze mai del tutto chiarite venne ucciso Joseph Wieder, un carismatico professore di psicologia all'università di Princeton. Accademico stimato ma anche molto discusso, Wieder esercitava un notevole fascino sulle studentesse come Laura Baines, la ragazza di cui Richard Flynn era innamorato. Ma in questa sorta di sbilanciato e torbido triangolo, a un certo punto, qualcosa andò storto. Il manoscritto di Flynn è semplicemente eccezionale, ma purtroppo è incompleto: manca il finale. Determinato a non lasciarsi sfuggire l'occasione, l'agente letterario riesce a rintracciare l'autore, scoprendo però che è in fin di vita e che il resto del manoscritto è introvabile. Inizia così un viaggio alla ricerca del finale perduto e della verità che porta con sé. Un viaggio che diventa un'indagine sulla psiche e sul modo in cui la nostra memoria riscrive il passato, in un incerto, a volte ingannevole, gioco di specchi...

L’insieme dei nostri ricordi era soltanto la pellicola di un film che un buon regista avrebbe saputo rimontare a piacere, una sorta di gelatina plasmabile in qualsiasi forma.
“Il libro degli specchi” è un thriller che da voce a più personaggi, ognuno espone il proprio punto di vista e insieme danno vita alle tre parti che compongono il romanzo.

Prima Parte. Peter Katz
I ricordi sono come i proiettili. Certi ti sfiorano ronzando e riescono solo a spaventarti. Altri si infilano nella carne per distruggerti. (Richard Kadrey, Kill The Dead)
Peter Katz, agente letterario, riceve un manoscritto in cui l’autore afferma di conoscere la verità su un famoso omicidio, rimasto irrisolto, di quasi trent’anni prima. Il manoscritto si rivela incompleto, mancano gli ultimi capitoli in cui è svelato il nome del colpevole. Katz vuole incontrare l’autore del misterioso manoscritto che ha risvegliato la sua curiosità.

Seconda parte. John Keller
Da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri. (Julian Barnes, Il Senso Di Una Fine)
Katz rintraccia l’autore del manoscritto ma arriva tardi, l’uomo è morto senza rivelare dove ha nascosto le pagine conclusive del suo lavoro. Cosa fare? Katz incarica Keller, cronista, di trovare il resto del manoscritto, se esiste. Altrimenti dovrà ricostruire, in maniera plausibile, il delitto irrisolto. Le ricerche di John si rivelano difficili: troppa gente racconta storie in contraddizione tra loro. Mezze verità? Menzogne? Ricordi difettosi?

Terza parte. Roy Freeman
Ma ancora v’à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l’altre per udita, acciò che ‘l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna. (Marco Polo, Il Milione)
Toccherà a Roy Freeman, ex poliziotto, districare questa complicata matassa in cui nulla è ciò che sembra come in un crudele gioco di specchi.
Avevano tutti avuto torto, scorgendo soltanto le proprie ossessioni mentre cercavano di guardare la realtà attraverso finestre che si erano infine rivelate per ciò che erano sempre state, ovvero non finestre ma specchi.
“Il libro degli specchi” è un thriller a continuo rilascio di indizi mediati dalla memoria dei protagonisti. È una staffetta investigativa in cui i personaggi, coinvolti nell’indagine, si passano il testimone l’un l’altro. Ogni rivelazione ha il potere di uno specchio deformante: è, allo stesso tempo, vera e falsa. Tutti sembrano aver ragione,  tutti sembrano aver torto. La realtà è vista attraverso il filtro delle proprie ossessioni. La mente ha la capacità di trasformare la realtà oggettiva in una realtà tutta nostra.

Il pregio di questo romanzo è la capacità di catturare l’attenzione del lettore mescolando continuamente le carte in tavola. Io mi sono lasciata coinvolgere dalla storia incuriosita non tanto dalla ricerca del colpevole quanto dal fascinoso mondo dei ricordi falsati. Il fatto criminale è passato in secondo piano rispetto alla ricerca del “perché”. Il tema della memoria che altera i fatti è stato spesso protagonista di numerosi libri. Io ho apprezzato l’intreccio del romanzo, la presenza di più voci, l’assenza di certezze, le mezze verità. Il finale rivela il colpevole ma soprattutto rivela i retroscena del crimine, ogni “perché” ottiene una risposta ma, come scriveva Oscar Wilde, ricordate che “La gente è quasi sempre altra gente.”