giovedì 13 luglio 2017

RECENSIONE | "Il criminale" di Massimo Lugli [Review Party]

Carissimi lettori, l’estate sarà anche sinonimo di vacanza ma questo caldo afoso lo vivo come una minaccia personale. Per difendermi ho una strategia personalizzata: una fresca macedonia e un buon libro. Per la macedonia decidete voi quale frutta scegliere, il buon libro ve lo consiglio io: “Il Criminale” di Massimo Lugli, da oggi in libreria.

Un thriller avvincente grazie al carisma dei suoi protagonisti. Due ragazzi in fuga, tra rapine, malavita e sparatorie, diventano la coppia più ricercata nell’Italia oscura degli anni Ottanta.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Il criminale
Massimo Lugli

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Consiglio Spada, detto “Sbrego”, finisce nei guai il giorno stesso in cui lascia l’istituto minorile. Per nulla intenzionato a tornare dalla sua famiglia di giostrai, inizia a condurre una vita randagia, ma i problemi non tardano ad arrivare: coinvolto suo malgrado in una rapina, è costretto a scappare e da quel momento gli capita di tutto. Dopo un incontro fortuito in treno, finisce in una comunità hippy nei boschi della Toscana. Impara a cacciare con l’arco e a vivere senza luce, acqua, gas. Abbandonata la comune, raggiunge Genova ed entra in un piccolo giro di malavita, ma dopo una rapina andata male, deve darsi di nuovo alla fuga. La sua vita cambia improvvisamente quando incontra Zoe, una ragazza affascinante, imprevedibile e contraddittoria che nasconde un passato inquietante. L’amore tra i due giovani allo sbando si consuma tra giacigli improvvisati, alberghi, furti e inseguimenti. Finché Sbrego e Zoe non diventano la coppia più ricercata d’Italia. Ma l’escalation di violenza di cui sono protagonisti non potrà che finire in tragedia…

Diciannove anni ancora da compiere non è l’età giusta per dire addio alla vita, anche a una vita dietro le sbarre.
Consiglio Spada, detto Sbrego per la cicatrice che deturpa la sua guancia, è appena uscito da un istituto minorile. Ad attenderlo non c’è nessuno. Dalla sua famiglia di giostrai è meglio stare alla larga. Nessun parente, nessun amico. Inizia a spostarsi senza una meta ben precisa ma i problemi non tardano ad arrivare. Sbrego si lascia coinvolgere in una rapina che finisce in un lago di sangue. Per nascondersi e riprendere fiato, Sbrego finisce in una comunità hippy nei boschi della Toscana. Qui non ci sono leggi, tutti sono liberi. La comunità ha bandito la vita civile, la quotidianità è scandita dal lavoro,dalle pratiche mistiche, dalla caccia, dalle discussioni. Nessuna comodità, si vive senza luce, acqua e gas, a stretto contatto con la natura. Posto ideale per sottrarsi al lungo sguardo della polizia ma Sbrego riesce a cacciarsi nei guai anche in questa oasi di pace. Abbandonata la comune, raggiunge Genova, entra in un piccolo giro di malavita, partecipa a una rapina finita male e riprende la sua fuga. Conosce Zoe, una ragazza con una visione particolare del mondo. La violenza nasce dall’ignoranza e dalla miseria. La società, senza alcuna pietà, schiaccia i più deboli.

Inevitabilmente nasce l’amore tra i due giovani, continuano insieme il viaggio-fuga tra giacigli improvvisati, furti e rapine, inseguimenti e sparatorie. Nel tentativo di eclissarsi i due giovani giungono a Napoli, quartiere Miracoli, dove tutto è targato camorra.

Ancora furti, inseguimenti, omicidi. Ormai Sbrego e Zoe sono la coppia più ricercata d’Italia. Tutto finirà in tragedia.

Massimo Lugli, giornalista di “la Repubblica”, si è occupato per 40 anni di cronaca nera. È stato finalista al Premio Strega con “L’istinto del lupo”. Cintura nera di Karate e istruttore di tai ki kung, Lugli pratica fin da bambino le arti marziali di cui parla nei suoi romanzi.

“Il Criminale” è un romanzo pieno d’azione e di emozioni. Con un linguaggio brusco quasi duro, Lugli ha dato vita a una storia forte in cui solitudine, dolore, odio, amore e morte, si intrecciano creando una ragnatela in cui si muovono i protagonisti. Sbrego e Zoe vivono il loro amore con la costante presenza di una minaccia: l’arrivo della polizia, l’arresto, il carcere.

Leggendo questo avvincente thriller, che a grandi linee ricorda la ben nota storia di Bonnie e Clyde, sono stata pervasa da un senso di rassegnazione. La sorte dei due ragazzi è segnata fin dall’inizio. L’infanzia di Sbrego si può riassumere in tre parole: botte, miseria, arresti. La violenza è stata la sua compagna di giochi, ha bruciato la sua vita in una manciata d’anni. Sbrego è “un ragazzino con le mani sporche di sangue”. Il suo destino era già scritto.

Zoe non ama alcun tipo d’imposizione, è uno spirito libero, determinata e indipendente, non riconosce alcuna autorità. In Sbrego trova l’anima gemella, l’unico che possa comprenderla veramente. Pochi momenti di felicità nell’illusione del “per sempre” a qualunque costo.

Questi ragazzi mi si sono presentati spesso nella duplice veste di vittima e carnefice. Mi sono piaciute le parole dell’avvocato difensore di Sbrego che durante il processo, inevitabile passaggio verso il sicuro e duraturo carcere, arringa:
Il destino di un ragazzo che non ha ancora compiuto vent’anni è nelle vostre mani, signori della Corte. Consiglio Spada, nella vita, non ha avuto una chance. Siate voi a dargliene una. Permettetegli di cambiare, di ravvedersi. Salvate il suo futuro.
Non vi svelo come evolveranno i fatti. La vita gioca con il destino di questi ragazzi fino alla fine. La libertà di scelta forse tanto libera non è. Il male è ovunque, cammina con noi è dentro di noi.

Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato, pagine violente si alternano a commoventi passaggi. Incisiva la descrizione dettagliata della vita in carcere regolata da un vero e proprio manuale di comportamento. Scoprirete i contrasti anche tra le forze dell’ordine, poliziotti e carabinieri non hanno un comportamento ottimale. I giornalisti poi fanno il loro mestiere e battezzano Sbrego “il killer dei poliziotti”. La notizia prima di tutto.

Questa storia nera vi mostrerà come due vite lontane possano unirsi in un amore cementato dal sangue. Vivrete, con i protagonisti, gli imprevisti, le avversità, i colpi di fortuna che si creano durante una fuga. Tante situazioni diverse che vi porteranno a riflettere sul comportamento dei ragazzi. Non c’è condivisione o condanna. Solo una triste presa visione di due vite bruciate. La realtà, purtroppo, non è così diversa dalla fantasia. Storie di criminali in fuga si leggono tutti i giorni sui giornali. Uomini violenti che spariscono nel nulla. La polizia fa del suo meglio ma, a volte, fermare la libertà è quasi impossibile.
Vent’anni come una pisciata.

Venderà cara la pelle

Johnny non si arrenderà

Né finestre, né mura, né celle

Mai potranno fermare

La sua libertà.

Gang, “Johnny lo Zingaro”

mercoledì 28 giugno 2017

BLOGTOUR "Eisenberg" di Andreas Föhr | Recensione in anteprima

Carissimi lettori, è con vero piacere che vi presento, per Fazi Editore nella Collana Darkside, il nuovo avvincente legal thriller  firmato da Andreas Föhr : “Eisenberg”.

Il romanzo, nelle librerie dal 29 giugno, ci permetterà di conoscere l’affascinante mondo legale per assistere, da una posizione privilegiata, all’intreccio tra fatto criminoso e sistema giudiziario passando per avvocati, pubblici ministeri, giudici e imputati.

Non abbiate alcun timore, la noia è bandita dalle aule di questo processo dove la ricerca della verità si evolverà con varie testimonianze che scateneranno una sfida tra difesa e accusa. L’imputato farà di tutto per alimentare la confusione ma la verità trionferà anche se depistaggi e false prove creeranno un bel caos.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Eisenberg
Andreas Föhr

Editore: Fazi
Pagine: 448
Prezzo: € 16,00
Sinossi
Johanna Mend, giovane studentessa, viene assassinata e orribilmente mutilata in un parco di Monaco. Tanto le indagini della polizia quanto il referto del medico legale convergono sullo stesso sospettato: un uomo di mezza età senza fissa dimora, che Rachel Eisenberg – avvocato di grido e madre di una figlia adolescente – accetta di difendere nonostante l’iniziale riluttanza. Ma quando si trova seduta davanti al suo cliente, Rachel resta allibita. Quell’uomo lo conosce bene: è il professor Heiko Gerlach, astro della fisica teorica con cui ha avuto una relazione diciotto anni prima. Come è finito sulla strada? Ma soprattutto: è davvero uno psicopatico omicida? Si riapre così, in modo traumatico, un capitolo che Rachel pensava chiuso per sempre. A complicare ulteriormente la situazione, Heiko si rivelerà un cliente inaffidabile, un uomo che ha fatto dell’introversione il proprio baluardo e che, sempre di più, tornerà a mostrare quel lato oscuro che sin dai tempi della loro relazione l’aveva inquietata. Per fare chiarezza Rachel è disposta a tutto: anche a mettere in pericolo la sua stessa vita…

Il referto dell’autopsia si atteneva ai fatti, senza addentrarsi in considerazioni. Ma le cose dovevano essere andate così, o in modo non troppo diverso: il primo colpo aveva raggiunto la vittima da dietro. La lama aveva attraversato un giubbino di piuma, un maglione di lana e una canottiera, poi era penetrato nella schiena della giovane donna a otto centimetri dalla colonna vertebrale. All’altezza dell’ultima vertebra toracica. Si era fatta strada tra la nona e la decima costola e aveva attraversato il lobo polmonare.
Quattro coltellate, in rapida successione. Il filo della lama rivolto verso l’alto, l’ultimo colpo sotto lo sterno. Poi l’assassino aveva estratto il coltello girando la lama verso destra, tagliando in due il cuore della giovane vittima.

Muore così una giovane studentessa, assassinata e orribilmente mutilata in un parco di Monaco. Le indagini puntano il dito verso un uomo senza fissa dimora che Rachel Eisenberg – avvocato di grido e madre di una figlia adolescente – accetta di difendere. Grande è la sorpresa dell’avvocato quando si rende conto di conoscere già il sospettato: è il professor Heiko Gerlach, astro della fisica teorica con cui ha avuto una relazione molti anni prima. Rachel si pone molte domande, non riesce a vedere nell’uomo uno psicopatico omicida. Le cose si complicano quando il professore confessa l’omicidio, poi ritratta la confessione rivelandosi un cliente inaffidabile. Rachel si ritroverà profondamente e personalmente coinvolta nella vicenda.

Con un giusto equilibrio tra thriller giudiziario e psicologico, “Eisenberg” è una lettura avvincente con una trama fitta e ricca di colpi di scena, con un finale inaspettato.

L’omicidio, presentato nei primissimi capitoli,  è il seme da cui germoglieranno multiple verità che si riflettono in un gioco di specchi intrigato e intrigante. La polizia indaga in modo superficiale, per loro il colpevole è già stato arrestato. Nessun dubbio, Gerlach è l’omicida. Rachel - donna intraprendente, avvocato sicuro e tenace – riesce a smontare il quadro probatorio presentato dall’accusa. Le aule di giustizia accolgono un processo difficile, le ricerche non si fermano mai coinvolgendo l’intero studio legale guidato dalla bella e brava Rachel. Ho subito provato una sorta di empatia con Rachel. Le sue ansie, le sue paure sono diventate le mie ansie, le mie paure. Mi sono sentita coinvolta nell’indagine, ho elaborato una mia tesi fallendo miseramente anche se qualcosa l’avevo ben compresa. Nulla è come appare.

Quando leggo un thriller cerco sempre il piacere della suspense, il brivido dell’imprevisto, la meraviglia del colpo di scena. Adoro assistere alla vittoria della giustizia, mi rassicura sapere i colpevoli in prigione. Il caos creato dal crimine deve necessariamente lasciare il posto all’ordine. In “Eisenberg” i tasselli della verità sono abilmente mescolati ai tasselli delle menzogne. Lo scrittore riesce a tessere le fila di più storie che appaiono, inizialmente, slegate fra loro per poi ricongiungersi a formare il puzzle dai tasselli mescolati. Il ritmo del romanzo è formato da accelerazioni e pause che conferiscono dinamicità agli eventi. Spesso il filo narrativo principale sposa elementi di vita privata della protagonista e ciò rende la lettura ancora più avvincente e realistica.  Rachel non è l’eroina dei tribunali ma una donna alla ricerca della verità. La sua vita non è perfetta, anzi lotta, nel quotidiano, con problemi comuni a tutti noi. Ama il suo lavoro, è pronta a proteggere a tutti i costi la sua famiglia, ha un ex marito pieno di dubbi, qualche timido corteggiatore e un amore infinito per la giovane figlia.

Leggendo “Eisenberg” non ho potuto fare a meno di notare l’intreccio tra i lati oscuri di alcuni personaggi e l’accurata descrizione delle vicende processuali. Vengono narrate le visite in carcere, le conversazioni con il detenuto, le strategie processuali, l’ interrogatorio seguito dal controinterrogatorio. Non è sottovalutato il  lato psicologico spesso complesso dei personaggi. Un bel mix che cattura l’attenzione del lettore e lo conduce fino all’ultimo capitolo che si mostrerà in una nuova e dirompente luce omicida. Riuscirà Rachel a scoprire il colpevole? 




Buon proseguimento :)

venerdì 23 giugno 2017

RECENSIONE | "Il morso" di Simona Lo Iacono

Vi riconosco, miei simili, o mostri della terra.
Al vostro morso è caduta la pietà,
e la croce gentile ci ha lasciati.
                                                            
Con questa epigrafe, la poesia “Giorno dopo giorno” di Salvatore Quasimodo, la scrittrice Simona Lo Iacono ci apre le porte del suo romanzo “Il morso”, edito Neri Pozza. Appare evidente che i temi trattati coinvolgono l’uomo e le sue debolezze, le sue mostruosità. Fra le pagine del romanzo svaniranno i sentimenti di pietà e di umanità. La morte giocherà con la vita. I desideri di violenza e ricchezza semineranno dolore e morti. La ribellione si vestirà di sangue, l’amore si trasformerà in odio, la pace in guerra. Solo una donna, il suo sacrificio per amore, donerà speranza per una vita migliore, per un futuro vissuto in pace. Questa donna non ha voce, ultima tra gli umili, diventerà, a sua insaputa, una delle protagoniste dei moti rivoluzionari del 1848 a Palermo. La Storia non conosce il suo nome. Simona Lo Iacono la presenta ai suoi lettori. È Lucia Salvo, a’ siracusana, detta la “babba”, la pazza.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Il morso
Simona Lo Iacono

Editore: Neri Pozza
Pagine: 238
Prezzo: € 16,50
Sinossi
Palermo, 1847. Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come «due mandorle dure» e una reputazione difficile da ignorare: nella sua città, Siracusa, viene considerata una «babba», ossia una pazza. La nomea le è stata attribuita a causa del «fatto», ovvero il ricorrere di improvvise e violente crisi convulsive, con conseguente perdita della coscienza. Il «fatto» aleggia sulla vita di Lucia come un'imminenza sempre prossima a manifestarsi, un'ombra che la precede e di cui nessun medico ha saputo formulare una diagnosi, a parte un tale John Hughlings Jackson che al «fatto» ha dato un nome balordo: epilessia. Un nome che le illustri eminenze mediche siciliane hanno liquidato con una mezza alzata di spalle. Per volontà della madre, speranzosa di risanare le sorti della famiglia, Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso la casa dei conti Ramacca. Un compito che la «babba» accetta a malincuore, sapendo che il Conte figlio si è fatto esigente in tema di servitù femminile. Da quando, infatti, in lui prorompe la vita di un uomo, l'intera famiglia si è dovuta scomodare a trovargli serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d'amore. Stufo delle arrendevoli ragazze che si avvicendano nel suo letto, il Conte figlio è alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga, dandogli l'impressione che la caccia sia vera e che il trofeo abbia capitolato solo per desiderio. O, meglio, per amore. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il Conte figlio le si accosta perciò con consumata e indifferente esperienza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza. La ragazza, però, gli sferra un morso da furetto. Un morso veloce, stizzito, che lo fa sanguinare e ridere stupefatto. Un gesto di inaspettata ribellione che segnerà per sempre la vita di Lucia, rendendola, suo malgrado, un'inconsapevole eroina durante la rivoluzione siciliana del 1848, il primo moto di quell'ondata di insurrezioni popolari che sconvolse l'Europa in quel fatidico anno.

Palermo, Real Casa dei pazzi, 18 febbraio 1861

Dalla parete della cella n.27, angolo sud-est. Iscrizione muraria 122, rep. 18:

Se chiedete in giro, non vi diranno che ho un nome. Non vi diranno neanche che ho mente e lingua. Scrolleranno le spalle con insofferenza, qualcuno con pietà. Sorrideranno, altri. Vi riferiranno che, forse, un tempo capivo. Che, forse, babba ci sono diventata. La vita, diranno. I dolori, i parti, le morti.
Lucia Salvo è un personaggio realmente esistito. Ce ne parla Luigi Natoli nelle sue “Cronache e leggende di Sicilia”. Simona Lo Iacono dà voce a Lucia collocandola al centro di un romanzo storico che ha la funzione di una macchina del tempo. Leggendolo mi sono ritrovata nella Palermo del 1847, tra povertà e nobiltà, cospirazioni e giochi politici. Un passato che narra anche il nostro presente colmo di contraddizioni, tumulti, problemi economici.

Immergiamoci nella storia, provate a chiudere gli occhi, sentite l’odore del mare? Siamo in Sicilia a Siracusa, la Babba ci aspetta.

Lucia Salvo aveva sedici anni ed era, da tutti, considerata pazza a causa del “fatto”. La ragazza aveva ricorrenti e improvvise crisi convulsive con perdita della coscienza. All’epoca la malattia non era conosciuta, la medicina parlerà di Epilessia negli anni a seguire, quindi Lucia veniva considerata pazza.

Per volontà della madre Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso i conti Ramacca. Il conte figlio predilige serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d’amore. Stanco d’incontrare fanciulle ben disposte a soddisfare le sue voglie amorose, il conte figlio spera di trovare una donna “difficile” da conquistare. Una donna che sappia resistergli. Detto, fatto. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il conte figlio è sicuro di trovarsi di fronte a un’altra semplice preda. Si sbaglia. Nel momento in cui l’uomo si avvicina alla ragazza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza, riceve una terribile accoglienza. Lucia gli sferra un morso che lo fa sanguinare. Questo gesto di ribellione segnerà per lei l’inizio di una nuova vita. Viene mandata a casa degli Agliata e usata, a sua insaputa, per portare dei messaggi scritti allo Steri, il carcere di Palermo, dove si trovano i rivoluzionari anti-borbonici. Da quel momento la babba inizierà un cammino che la porterà a diventare un’eroina della rivoluzione siciliana del 1848. La Storia non conoscerà mai il suo nome, la sua storia rimarrà nell’ombra. Oggi, grazie alla scrittrice Lo Iacono, abbiamo la possibilità di leggere una storia di struggente bellezza. Una storia che parla della ricerca del senso della propria vita in un momento storico difficile e travolgente.

Ho letto “Il morso” tutto d’un fiato stregata dai suoi molteplici personaggi. I conti Ramacca, Manfredi e Assunta Agliata, il nano Minnalò, il castrato signorino rappresentano tante storie che arricchiscono la lettura. Tutti hanno un ruolo nella società dell’epoca,  a livelli diversi rappresentano il mondo siciliano in cui la povertà tangibile si scontra con l’apparente nobiltà.

Nel mondo capovolto, così l’autrice definisce la società dell’epoca, Lucia, che tutti hanno definita pazza, è l’unica persona normale. I suoi pensieri, le sue azioni riflettono coraggio e intelligenza, capacità di scindere il bene dal male, fermezza nell’agire e sicurezza nella volontà di sacrificarsi in nome dell’amore e della giustizia.
Una pazza e un detenuto, due mezzi scarti che, accoppiati, fanno uno scarto intero. Hanno imparato quello che imparano tutti gli amanti quando il mondo ci si mette di mezzo: a rendersi creature notturne, con diritto d’accesso solo nei sogni.
Con un linguaggio incisivo, essenziale, un ritmo dell’azione serrato e coinvolgente, l’autrice narra una tragica storia che la finzione letteraria non stravolge ma le dona la possibilità di essere conosciuta. Dare la voce agli umili è un modo per riconoscere loro ruolo nella Storia che spesso dimentica. Dal passato una figura dimenticata ci coinvolge offrendoci la cronaca della sua vita. Un ponte di emozioni lega il passato al presente, le eroine di ieri si riflettono nelle donne coraggiose del nostro presente. A noi il compito, l’arduo compito, di ascoltare quelle voci dimenticate. Vi troveremo fragilità e forza, volontà e sacrificio, voglia di cambiamento e desiderio di giustizia. Le donne testimoni di un tempo senza età. Ascoltiamole.

lunedì 19 giugno 2017

RECENSIONE | "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano

Enrico Galiano è un nome famoso tra i giovani, i suoi post su Facebook sono letti da tantissimi ragazzi. Galiano, nel 2015  è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia, racconta, nel suo romanzo “Eppure cadiamo felici”, il momento in cui tutto il mondo appare come un nemico, quando il buio ti circonda e non sai più cosa fare. Racconta come, nel buio, si può intravedere la luce che prende le fattezze di un’altra persona. Una persona in grado di comprendere il tuo disagio. Così basta appoggiare la testa su quella spalla pronta a sorreggerti perché le emozioni non facciano più paura.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Eppure cadiamo felici
Enrico Galiano

Editore: Garzanti
Pagine: 381
Prezzo: € 16,90
Sinossi
Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un'estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l'appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall'ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l'amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura.

“Wenn ein Gluckliches fallt”, è l’ultimo verso di una poesia di Rainer Maria Rilke, che tradotta recita più o meno così:

“E noi che pensiamo la felicità come un’ascesa
Ne sentiremmo il tocco,
che quasi ci sgomenta,
quando una cosa felice cade.”
Per Gioia, la protagonista del romanzo,  questo verso parla della bellezza delle cose che cadono, della bellezza delle cose che tutti rifiutano e che se ne sta nascosta tra le cose inutili che tutti buttano via.
Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”?

Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.
Gioia, chiamata confidenzialmente Maiunagioia dai suoi compagni, è una diciassettenne timida che non riesce a socializzare con i suoi compagni. Non condivide con loro l’interesse per la moda, per le feste e i pettegolezzi. Lei ha due grandi passioni: colleziona parole intraducibili di tutte le lingue del mondo e ama fotografare le persone prese di spalle. Nessuno condivide con lei queste passioni, nessuno potrebbe capirla. Poco male, Giulia risolve dando vita a un’amica immaginaria, Tonia, sempre pronta a dire le cose in faccia, senza alcun problema.

La famiglia di Giulia si può paragonare a un iceberg di problemi. I genitori, fedeli compagni di grandi bevute, litigano spesso fra loro creando, in casa, un clima insostenibile da cui la ragazza scappa appena può. Così una sera Giulia incontra, in un bar, un misterioso ragazzo, Lo. Chiacchierata dopo chiacchierata, Giulia inizia a fidarsi di Lo, lui la comprende e non la vede come una marziana sulla Terra. Sera dopo sera, tra confidenze e risate e scherzi, Lo diventa sempre più importante per Giulia. Ogni cosa assume un colore diverso, il buio inizia a cedere il posto alla luce,il cuore mette a tacere la ragione e le regala intense emozioni. La felicità è a portata di mano? Forse. Anzi, no!

Quando Lo scompare, svaniscono con lui le emozioni appena provate. Ma il cuore è tenacemente convinto che ci sia ancora una possibilità. Una possibilità per ritrovare Lo, per sciogliere il nodo che lega il passato del ragazzo, per ritrovare la felicità perduta, per coniugare il verbo amare nei suoi mille significati diversi.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo che parla proprio delle mille sfumature della parola amore che non si possono guardare con gli occhi della ragione. Tra i personaggi del libro ho amato il professore Bova, insegnante di filosofia, pronto a rispondere a tutte le domande dei suoi allievi e di Gioia in particolare. Ho apprezzato i riferimenti alla favola scritta da Apuleio, Psiche e Amore, per spiegare un aspetto della vita. In ogni persona, il poroso confine tra luce e buio, crea problemi. A volte, qualsiasi scelta si faccia, inevitabilmente qualcuno soffrirà.  È una lotta continua tra razionalità e istinto, ma,alla fine dall’unione dell’anima e dell’amore nascerà il piacere.

Ed è questo il lungo viaggio che Gioia dovrà affrontare  alla ricerca di Lo, per dare un nome alla strana sensazione che prova, per ritrovare quell’attimo di felicità in cui il mondo cambia. Quando “io” diventa “noi”, quando due anime si incontrano e scoprono i primi tumulti del cuore, quando non si ha paura di ascoltare il rumore della felicità, allora la vita cambia per sempre. L’adolescenza, tema portante del romanzo, è vissuta come un periodo in cui ci si sente soli contro tutti. Ai ragazzi bisogna dare fiducia e responsabilità, lasciare che compiano scelte ed errori. Così diventeranno più forti e le loro fragilità diminuiranno.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo intenso, si legge piacevolmente lasciandosi trasportare dalle emozioni che prima in sordina, poi sempre più plateali, rendono la storia ricca di domande a cui non viene data una risposta. La lettura scorre fluida, capitoli di varia lunghezza si susseguono regalando ritmo alla storia arricchita con citazioni di scrittori, poeti, musicisti. Sicuramente è un romanzo che volge lo sguardo verso il mondo dei giovani ma in ognuno di noi sopravvive la nostra gioventù. Si è fragili oggi come ieri, si è fragili da giovani e da adulti, da figli e da genitori. Ma, anche nella fragilità, si può trovare l’attimo di felicità che illuminerà la nostra vita lasciando che l’amore nutra i nostri cuori.

giovedì 15 giugno 2017

BLOGTOUR "Il mistero di Abbacuada" di Gavino Zucca | I luoghi del romanzo

Un tenente dei carabinieri appena arrivato in Sardegna. Un misterioso omicidio all’interno di una grotta. Una squadra speciale per un colpevole davvero insospettabile.

Un delitto all’apparenza semplice si rivelerà molto più complicato del previsto. Riuscirà il tenente Roversi, guidato dal suo idolo, Tex Willer, a risolvere un caso d’omicidio tutt’altro che semplice?

Il mistero di Abbacuada
Gavino Zucca

Editore: Newton Compton 
Pagine: 288 | Prezzo: € 10,00 
Sinossi 

Tempi duri per il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi: trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, il giovane ufficiale si trova proiettato in una terra che niente ha in comune con la sua amata Bologna. E a breve dovrà pure dire addio al suo segreto peccato di gola: la scorza di cioccolato per cui va matto è introvabile a Sassari… Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso ai confini della sua tenuta. Tutto lascia pensare a una vendetta consumatasi secondo i canoni del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela, che Roversi ignora del tutto e lo mette di fronte alla Sardegna più arcaica e misteriosa. Per fortuna, ad affrontare il caso non è solo: Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso alleato per il tenente, a cui lo unisce una viscerale passione per Tex Willer. L’incontro tra i due è determinante: alle proprie capacità deduttive, Roversi può affiancare le efficaci e preziose intuizioni di Gualandi. Ma un delitto che sembrava semplice si rivela molto più complicato del previsto…



I luoghi del romanzo

“Il mistero di Abbacuada” è il primo romanzo di Gavino Zucca dedicato alle indagini del tenente Giorgio Roversi e della Squadra Speciale Villa Flora. Lo scrittore, nato a Sassari ma residente a Bologna, guida il suo personaggio in un viaggio che ripercorre al contrario i suoi spostamenti.

A causa di motivi disciplinari, il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi, è stato trasferito, dall’amata Bologna, in Sardegna.
[...] Il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia.  (Giuseppe Mazzini)
Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo a Sassari, città con tanti tesori nascosti da scoprire, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada.

La grotta di Abbacuada è un luogo molto pericoloso. Il nome deriva dal fatto che originariamente lì c’era una sorgente, poi è successo qualcosa nella grotta e l’acqua ha trovato un’altra strada. La fonte si è inaridita anche se si ode ancora il suono dell’acqua che scorre. Abbacuada significa, infatti, acqua nascosta.

Le indagini conducono Roversi a fare la conoscenza del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela diffusa nella Sardegna più arcaica e misteriosa. Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso aiuto per il tenente che diventerà un ospite graditissimo a Villa Flora nella Valle delle Magnolie.

Valle delle Magnolie, grazie ai lavori di Gualandi, è una vallata ordinata e curata. È uno dei famosi orti di Sassari. Qui c’è acqua in abbondanza, un piccolo paradiso in cui si riesce a coltivare quasi tutto: pomodori, patate, fagioli, lattughe, finocchi, carciofi e cavolfiori. I muretti a secco, che dividono i terreni, sono più sacri delle barriere fra Stati. Le persone sono pronte  ad aiutarsi nei momenti di difficoltà ma non c’è la pur vaga idea di cooperativa agricola. Questo fa lievitare i costi di produzione riducendo al minimo i guadagni.

Leggendo questo giallo scoprirete una regione meravigliosa che vi accoglierà con profumi, sapori e colori unici! La grotta di Abbacuada sprigionerà il suo fascino e Valle della Magnolia vi conquisterà con i suoi campi ordinati. A movimentare il tutto ci penseranno il tenente Roversi e la Squadra Speciale Villa Flora :)





Buona lettura :)

martedì 13 giugno 2017

RECENSIONE | "The Tower. Il millesimo piano" di Katharine McGee

Manhattan 2118.  Una torre di mille piani. L’universo di giovani vite. Tutti vogliono qualcosa. Più in alto arrivi, più in basso cadrai. Oscuri segreti, amori impossibili, tradimenti e abbandoni. Droghe, gelosie, alcol e tanta solitudine. Se vi va, se siete abbastanza audaci, seguitemi. Approderemo in un futuro dove tutto è possibile. Approderemo a New York, nella torre che svetta nel cielo, per conoscere gli uomini del domani spaventosamente uguali all’umanità del nostro presente.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 8
The Tower. Il millesimo piano
Katharine McGee (traduzione di G. Pastorino)

Editore: Piemme
Pagine: 463
Prezzo: € 17,00
Sinossi
Manhattan, 2118. New York è diventata una torre di mille piani, ma le persone non sono cambiate: tutti vogliono qualcosa, e tutti hanno qualcosa da perdere. La spregiudicata Leda, che brama una droga che non avrebbe mai dovuto provare e un ragazzo che non avrebbe mai dovuto toccare. La viziata Eris, che dopo aver perso tutto in un istante vuole risalire, ma presto comincerà a chiedersi quale sia veramente il suo posto. L'intraprendente Rylin, che un lavoro ai piani alti trascinerà in un mondo - e in una relazione - mai immaginati: la nuova vita le costerà quella vecchia? Il geniale Watt, che può arrivare ai segreti di ciascuno e, quando viene assunto per spiare una ragazza, si troverà imprigionato in una rete di bugie. E sopra tutti, al millesimo piano del Tower, vive Avery, disegnata geneticamente per essere perfetta. La ragazza che sembra avere ogni cosa, tormentata dall'unica che non dovrebbe nemmeno desiderare...

La musica e le risate si stavano affievolendo al millesimo piano, la festa giungeva lentamente al termine e anche gli ospiti più resistenti barcollavano verso gli ascensori per scendere nei loro appartamenti. Le ampie finestre che andavano dal pavimento al soffitto erano quadrati di vellutata oscurità, ma in lontananza il sole stava sorgendo e tingeva l’orizzonte di rosa pallido venato di una sfumatura d’oro luccicante.

All’improvviso un urlo lacerò il silenzio, mentre una ragazza cadeva verso terra, il corpo che fendeva l’aria fresca del primo mattino.

In meno di tre minuti la ragazza si sarebbe schiantata sull’implacabile cemento della East Avenue.

Quando il sorvegliante trovò quel che restava del suo corpo,l’unica cosa che sapeva era che quella ragazza era la prima persona a cadere dal Tower nei venticinque anni da che era stato costruito. Non sapeva chi fosse, né come fosse riuscita a uscire all’aperto. Non sapeva se fosse caduta o fosse stata spinta o se, schiacciata dal peso di oscuri segreti, avesse deciso di saltar giù.
Niente timori, amici lettori, non ho intenzione di rivelarvi nulla ma questo prologo, che ho voluto condividere con voi, mi ha catturata mostrandomi i mille riflessi tragici di una storia che stava per muovere i primi passi.

L’autrice, con una pluralità di voci, da vita al suo romanzo d’esordio, disegnando una società distopica in cui potere e denaro hanno un ruolo determinante. Niente di nuovo se non fosse per il modo in cui questi parametri evidenziano le differenze sociali.

New York è dislocata tutta in una Torre formata da mille piani. Nella down Tower vivono le famiglie più povere, salendo nella up Tower troviamo i personaggi ricchi e importanti. Al millesimo piano il massimo splendore.

The Tower è popolata da persone ambiziose e infelici, ben lontane dall’avere una vita perfetta. Il mondo tecnologico assiste ai continui errori degli uomini occupati a rincorrere denaro e vanità.

Tutto lusso, feste e divertimenti? Apparentemente sì, ma ben presto il lato oscuro dei personaggi richiama l’attenzione del lettore e diventa il protagonista del romanzo.

Inizialmente ho provato un po’ di difficoltà a ricordare i nomi e le storie dei molti personaggi che animano il romanzo. Il ritmo è lento nei primi capitoli poi si entra nel vivo degli avvenimenti e le cose cambiano. Pian piano ho conosciuto la spregiudicata Leda, vive al 962° piano, prigioniera delle apparenze. Al 969° piano troviamo Cord, un ragazzo orfano di genitori, cuore delle feste più belle. Appare sicuro ma nasconde un animo fragile. Eris, 985° piano, è una ragazza molto bella e viziata. La sua vita verrà sconvolta in un istante. Al 294° piano abita Watt, un ragazzo geniale, un hacker capace di arrivare ai segreti di ciascuno. Giù, nella down Tower, facciamo la conoscenza di Rylin, orfana si occupa di una sorella più giovane di lei. Ha un lavoro che detesta, la sua vita potrebbe cambiare quando un’occupazione ai piani alti le farà conoscere l’amore.

Al 1000° piano vivono i fratelli Fuller, Avery e Atlas. Lei è stata disegnata geneticamente per essere perfetta, lui sparisce per un anno e nessuno sa dove sia stato. Vivono nel lusso senza limiti ma nei loro cuori custodiscono segreti che il denaro non potrà mai trasformare in splendida realtà.

“The Tower” è il primo capitolo di una appassionante saga che, sono sicura, conquisterà i cultori della fantascienza. Io ho trovato pregi e difetti che vorrei condividere con voi.

L’alto numero dei personaggi mi ha creato inizialmente un po’ di confusione e il ritmo lento rende la prima parte del romanzo non molto fluida. Poi sono entrata nel meccanismo della narrazione, i nomi si sono associati a dei volti immaginari e tutto si è evoluto verso una lettura più intrigante. Mi è piaciuta l’idea della Torre come simbolo di un’umanità evoluta in tecnologia ma alle prese con i problemi della vita  a raggiungerti ovunque tu sia. Il mondo descritto si è trasformato in un gran vaso di Pandora. La realtà descritta, anche le tecnologie sono possibilissime in un futuro non molto lontano, rappresenta l’elemento più inquietante di questa distopia. È una realtà simile alla nostra. La sua vicinanza al nostro quotidiano è come una lama che ti scava dentro, ti ferisce, ti rende vulnerabile e fragile. L’amore non ha il potere di risolvere tutto, è una speranza mai una certezza. I protagonisti diventano impotenti marionette nel nome di un segreto per un segreto. La perfezione fisica non dona felicità, si è al primo posto della popolarità ma i tormenti interiori esistono. Questo dualismo, perfezione esterna e macerie morali, rende il romanzo vivo e interessante. Tra segreti e bugie, tradimenti e sbornie, mi sono ritrovata a riflettere su come la natura umana sconvolge e frantuma i sentimenti. Adulti e adolescenti si comportano nello stesso modo. Si gioca con la vita e non importa se si è al primo o al millesimi piano. In povertà o in ricchezza. La tragedia ci aspetta senza alcun segno di speranza. “The Tower” chiude il suo cerchio con un evento che vi emozionerà, possibile che l’umanità sia così “povera di sentimenti”? Lo scopriremo nel prossimo capitolo della saga dove, spero, ci sarà anche una flebile speranza che possa rendere liberi gli uomini del domani. 

venerdì 9 giugno 2017

RECENSIONE | "Il bambino argento" di Kristina Ohlsson

Dopo il successo ottenuto con “Bambini di cristallo”(recensione), Kristina Ohlsson torna nelle librerie con “Il bambino argento” per riaccendere, nei giovani lettori, la paura dell’ignoto.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il bambino argento
Kristina Ohlsson (Traduzione di Silvia Piraccini)

Editore: Salani
Pagine: 176
Prezzo: € 13,90
Sinossi
Era da tempo immemorabile che a novembre non nevicava a Anus. Adesso però il suolo è candido di neve e il fiume è ghiacciato al punto giusto per poterci pattinare sopra. Aladdin e Billie, come tutti i ragazzi della città, ne sono entusiasti. Ma non durerà a lungo: una serie di eventi, apparentemente non collegati, sembra minare per sempre le loro sicurezze. Un misterioso barcone appare da un giorno all'altro nel porto della città, e un'inquietante presenza comincia a rubare del cibo intrufolandosi ogni notte nel ristorante dei genitori di Aladdin, che stanno per prendere una decisione disperata. Antiche, sanguinose storie di crimini, di follia e di sfarzosi tesori perduti tornano alla luce, e poi c'è quello strano bambino sconosciuto che appare e scompare nel nulla e che non lascia impronte sulla neve, proprio come un fantasma... II tempo stringe, gli adulti sembrano troppo presi dai loro problemi di ogni giorno per riconoscere quali sono quelli veri, quindi starà ai due amici cercare di risolvere un caso che, da qualsiasi parte lo si guardi, risulta molto, molto più grande e pericoloso di loro...


Chi è il bambino in pantaloncini corti che sembra seguirti e non lascia tracce sulla neve?
Ahus, una località sul mare nel sud della Svezia, è lo scenario che accoglie una nuova storia, avventurosa e appassionante, di Aladdin e Billie.

Il paesino, con il suolo ricoperto da candida neve, è un gran luna park naturale per i ragazzi. Il fiume ghiacciato, le distese di neve, rendono entusiasti i ragazzi della cittadina. La pace però ha durata breve, una serie di eventi mina la tranquillità del luogo. Da un giorno all’altro un misterioso barcone di profughi appare nel porto di Ahus. Dal ristorante dei genitori di Aladdin, sparisce del cibo. Una pesante crisi economica induce i genitori del ragazzo a prendere una decisione disperata. Ma non è tutto. C’è uno strano bambino sconosciuto che appare all’improvviso e non lascia impronte sulla neve. Così mentre gli adulti affrontano i problemi di ogni giorno toccherà nuovamente a Billie e Aladdin, con l’aiuto di Simona, risolvere un caso che ha radici nel passato. Una sanguinosa storia di crimini e follia, tesori perduti e piccoli fantasmi sono gli elementi di una storia nata per i giovani lettori che non hanno paura di aver paura.

Il bambino in pantaloncini, che appare dal nulla e nel nulla svanisce, rappresenta la tenue vena horror di questo romanzo per ragazzi. La presenza del soprannaturale è lo specchio che riflette i problemi di una società in cui l’odio, l’amore negato, l’atroce destino, sono i semi da cui nasce un’antica storia che proietta i suoi tentacoli nel presente. Aladdin e Billie, con la simpaticissima Simona, affrontano il mistero dell’argentiere morto, tanti anni prima, in circostanze misteriose. L’argento, materiale prezioso per i suoi lavori, scompare in una notte tempestosa. Il colpevole non ha mai avuto un nome, l’argento non è mai stato ritrovato. Questo vecchio caso irrisolto diventa, per i ragazzini intrepidi, una sfida da risolvere anche perché a chiedere giustizia è proprio un “triste bambino in pantaloncini”.

Ho conosciuto Aladdin, Billie e Simona, con il romanzo “Bambini di cristallo” e con piacere ho letto questa loro nuova avventura rivolta a giovani lettori. La scrittrice, con uno stile pulito e scorrevole, narra una storia dall’intreccio semplice con numerosi colpi di scena e senza nessuna plateale violenza. I ragazzini, novelli detective, si mostrano al lettore con i loro limiti. Sono coraggiosi ma conoscono la paura, attenti ai particolari prestano sempre massima attenzione al mondo degli adulti. Affrontano i misteri, si sostengono l’un l’altro, nella loro ingenuità affrontano problemi che nascondono mille pericoli.

In questo romanzo non troverete mostri spaventosi o spaventosi esseri soprannaturali. L’ignoto si manifesterà in un horror dolce, mai aggressivo, senza crimini violenti e spargimenti di sangue. Anzi l’ignoto sarà l’input per affrontare temi del mondo reale come l’accoglienza dei profughi, la crisi economica, la giustizia negata.

“Il bambino argento” è un’ottima lettura per ragazzi desiderosi di provare brividi paurosi restando al sicuro nella propria casa. Chiuso il libro i fantasmi svaniscono, forse. Se così non fosse, benvenuti nel mondo reale degli adulti.

martedì 6 giugno 2017

RECENSIONE | "Ragdoll" di Daniel Cole

Cari lettori, se desiderate una lettura da brivido non perdete il thriller “Ragdoll” di Daniel Cole, edito Longanesi. La storia, devo ammetterlo, è irresistibile. Si presenta in modo accattivante: titolo inquietante (Ragdoll si traduce in “bambola di pezza”) e cover dall’immagine foriera di forti e intense emozioni. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
Ragdoll
Daniel Cole (traduzione di M. Fiume)

(Detective William Fawkes #1)

Editore: Longanesi
Pagine: 428
Prezzo: € 17,60
Sinossi
Londra, 2010. Il processo al Cremation Killer, Naguib Khalid, è giunto al momento della sentenza. Il detective William Fawkes, detto Wolf, è in ansiosa attesa del verdetto. Perché le prove a carico dell'imputato sono indiziarie, e c'è chi dice che siano state inventate da Wolf stesso. Quando Khalid viene assolto, Wolf lo aggredisce in tribunale e viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ma pochi giorni dopo Khalid viene colto sul fatto: se solo avessero ascoltato Wolf, l'ultima vittima avrebbe potuto salvarsi invece di morire bruciata viva come le altre. Londra, 2014: Wolf è tornato in servizio, ma è un uomo distrutto. Divorziato, ha appena traslocato in un palazzo fatiscente ai margini della capitale inglese. Una notte, viene convocato su una scena del crimine. In un appartamento disabitato si trova un cadavere. Un solo corpo... Ma sei vittime. Sei parti differenti, sei membra di persone diverse, cucite insieme in modo rozzo. Ma non basta, perché il killer fa arrivare alla stampa un elenco di nomi e date. Sono le sue prossime vittime, e l'assassino arriva a dire anche quando le ucciderà. Ed è scorrendo la lista fino all'ultimo nome che Wolf capisce che quella terribile sfida lo riguarda molto, molto da vicino.

Il corpo nudo, contorto in una posizione innaturale, sembrava sospeso a trenta centimetri dalle assi irregolari del pavimento. Dava la schiena all’appartamento, guardava oltre l’enorme vetrata. Centinaia di fili quasi invisibili trattenevano la sagoma al suo posto, fissati all’altro capo a due ganci metallici industriali. Wolf impiegò qualche secondo a identificare il particolare più sconvolgente di quella scene surreale: la gamba nera attaccata al busto bianco. Avvicinandosi, notò le grosse cuciture che univano le membra spaiate, la pelle tesa nei punti in cui entrava e usciva il filo. Una gamba di un maschio di colore, l’altra di un bianco. Una grossa mano maschile da un lato, una femminile e abbronzata dall’altro. Capelli neri arruffati che scendevano su un busto femminile, pallido, con le lentiggini, magro.

Un cadavere … sei vittime!
Wolf, irriverente detective, accetta una crudele sfida che lo vede opporsi ad un killer spietato e geniale. Con il ritrovamento di un cadavere, assemblato con parti del corpo di sei vittime, inizia questo thriller in cui un mostro si muove indisturbato. Un lupo travestito d’agnello, pronto a ingannare tutti, a rendere nebulosa una verità scioccante e crudele.
 Dimmi, dunque, se tu sei il diavolo, io chi sono?
La sfida inizia con una lista che il killer fa recapitare alla stampa. Accanto a ogni nome è indicata la data di morte. Tutto è annunciato, tutto programmato, tutto reale. Il killer indica le sue prossime vittime ed è scorrendo la lista fino all’ultimo nome che Wolf scopre che quella terribile sfida lo riguarda molto da vicino. L’ultimo nome è il suo.

“Ragdoll” è un thriller spietato, intriso di dolore e sofferenza. I fatti scorrono via veloci in un gioco di matrioske che mi ha ricordato le costruzioni multiple della verità di Donato Carrisi. Lo scrittore gioca con il lettore coinvolgendolo nell’allucinante agire del Killer. Io ho apprezzato la trama precisa, le ambientazioni da incubo, i sospetti, la follia dell’omicida che pianifica i suoi crimini futuri. Follia e pianificazione si mostrano lati della stessa medaglia, un girare vorticoso travolge i personaggi, buoni e cattivi, poliziotti e criminali, uomini e donne alla ricerca del potere mediatico. L’alto ritmo narrativo si nutre di una tensione palpabile che cresce in modo direttamente proporzionale ai crimini. Particolare attenzione è data all’evoluzione psicologica dei personaggi. Il killer non ha un volto, è un mostro inafferrabile e misterioso, si cela ai lettori. È un’ombra che ci accompagnerà fino al finale sorprendente in grado di costruire un ponte verso il secondo capitolo della suggestiva trilogia legata al detective Wolf.

Ora, se amate le bambole di pezza non potrete più guardarle con uno sguardo carico d’emozione. Ricordate che per costruire la sua “bambola di pezza” il killer ha usato le parti anatomiche di ben sei cadaveri. Avete ancora lo sguardo carico d’emozione? Ragdoll, la vita dalla morte.

giovedì 1 giugno 2017

RECENSIONE | "I 444 scalini" di Mario Mazzanti [Review Party]

Cari lettori se amate i thriller tesi e inquietanti non potete perdervi “I 444 Scalini”di Mario Mazzanti. Lo scrittore è noto al vasto pubblico  per i bestseller “Un Giorno Perfetto Per Uccidere” e “Non Uccidere”.

Il solito thriller, mi direte! Scie di sangue,orribili omicidi, investigatori pronti a tutto pur di assicurare il killer alla giustizia. No! Cosa ne dite di un assassino dalla personalità multipla? Niente di nuovo, obbietterete. E se le personalità fossero ben 10 e capaci di interagire fra loro? Vedo la curiosità nei vostri occhi. Immaginate 10 personalità, diverse per età e caratteri, che affollano la mente dell’assassino. Tutte capaci di manifestarsi, tutte capaci di azioni diabolicamente perverse, tutte pronte allo scontro per affermarsi. Con questa intrigante premessa vi sfido a prendere il coraggio a due mani per iniziare a salire “I 444 Scalini” che non vi condurranno in un luogo colmo d’affetto ma vi apriranno le porte di una vita di odio e di dolore. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
I 444 scalini
Mario Mazzanti

Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Prezzo: € 10,00
Sinossi
Il Cerro de Santa Ana è uno dei più affascinanti luoghi di Guayaquil, in Ecuador. Dal faro posto alla sua sommità, si può ammirare un panorama mozzafiato sulla città e il fiume che la attraversa. Ma per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. È in corrispondenza dello scalino 382 che Sheila Ross, una giovane turista americana in viaggio con un’amica, sparisce senza lasciare alcuna traccia. Unico indizio: un italiano con cui Sheila avrebbe parlato la mattina. Sono pochissimi e fragili gli elementi a disposizione degli inquirenti, ma sufficienti a convincere Claps, rinomato profiler, ad attraversare l’oceano. Perché c’è qualcosa di strano in quel caso, qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito all’arresto in Italia due anni prima, dopo aver lasciato una lunga scia di sangue dietro di sé. Da allora Claps è ossessionato dall’idea di catturarlo. Una volta in Ecuador, scoprirà che la Ross non è l’unica ragazza scomparsa e che la presenza di Riondino in quel Paese è sempre più probabile. Trovarlo sarà come cercare un ago nel pagliaio. E Riondino è un ago con cui si rischia di morire…

E infine la patologia di Riondino che qualche traccia, a saperle cercare, doveva pur aver lasciato. Le personalità multiple. Dieci in tutto.

Un gruppo quasi fuso in una unica, con Jack a fare da leader, e il Furbo, l’Attore,il Conte ad assecondarlo con il Professore; ognuna con il suo talento, con le sue inclinazioni. E Hannibal, naturalmente. La pulsione bestiale che veniva dal profondo. C’era anche il Floscio, l’unica personalità a non essere a conoscenza dell’esistenza di altre. E poi le ultime tre personalità, le più incredibili; ben distinte e contrapposte a Jack e i suoi: il Ribelle, diciassette anni, il Piccolo, di sette, e Giulia, la dolce Giulia.
Nella “camera affollata”, espressione che prendo in prestito da Billy Milligan, di Riondino, il killer creato da Mazzanti, convivono i “protagonisti” del thriller. Ma andiamo con ordine.

Il Cerro De Santa Ana è uno dei luoghi più affascinanti di Guayaquil, in Ecuador. Per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. Una giovane turista americana sparisce, senza lasciare alcuna traccia, in corrispondenza dello scalino 382. Unico indizio: un italiano con cui la ragazza avrebbe parlato la mattina. Questa labile pista è sufficiente affinché Claps, rinomato profiler, attraversi l’oceano. In questo caso c’è qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito, due anni prima, all’arresto in Italia. Claps segue la fragile pista.

Al di là della storia e del meccanismo omicidi-indagini, sono stata conquistata dalle personalità che convivono nella mente del Killer. Il tema delle personalità multiple non è nuovo, tanti sono i thriller che hanno visto scie di sangue lasciate dal disturbo dissociativo dell’identità. Mi affascina la natura psichiatrica di questo disturbo che, nel romanzo, offre un quadro dalle mille sfaccettature. Ogni personalità ha la consapevolezza della presenze delle altre, tra loro c’è complicità ma anche odio e rancore. I ricordi sono comuni così come molti segreti sepolti capaci di scatenare i loro terrificanti lati oscuri.

Il romanzo di Mario Mazzanti non ammette pause, si legge tutto d’un fiato. L’intreccio si arricchisce di coincidenze e fatalità che generano svolte inattese nella narrazione. Claps è ossessionato da Riondino, ha un conto in sospeso con lui, è intenzionato a catturarlo ad ogni costo. I due protagonisti, il killer e il profiler, si fronteggiano in una sorta di partita a scacchi. La mossa di uno genera la contromossa dell’altro. Molti pezzi cadranno lungo il cammino, il Nero e il Bianco non si fermeranno fino alla soluzione finale che mi ha fatto battere forte il cuore. In questo thriller, dalle cupe atmosfere, c’è spazio per una gamma nera di sentimenti e io mi sono lasciata conquistare dal Piccolo. È indubbiamente la personalità più misteriosa, depositaria di atroci ricordi, è un bambino molto dolce e molto triste. Ama disegnare ma ha paura di una filastrocca, quella dei coniglietti morti.
Sei coniglietti andarono a spasso, uno di loro morì contro un sasso. Cinque conigli andarono al mare, uno di loro fu visto affogare. Quattro coniglietti andarono in un prato e uno di loro non si è più trovato. Tre coniglietti videro un bue, uno morì e rimasero in due. Due coniglietti andarono all’ovile, un cacciatore gli sparò col fucile. Un coniglietto che aveva buon cuore, rimasto solo morì di dolore.
Inquietante, vero? Bene, ora sapete cosa vi aspetta. Con un ritmo narrativo che non dà tregua e una tensione sempre alta, Mario Mazzanti ci propone un thriller capace di catturare il lettore in un vortice di forti sensazioni. Non mi resta che augurarvi una buona lettura :)