sabato 27 maggio 2017

RECENSIONE | "Malefica - Trasformare la rabbia femminile." di Maura Gancitano

Carissimi lettori, oggi vorrei presentarvi la Casa Editrice Tlon che nasce nel 2016 da un’idea di Andrea Colamedici, Maura Gancitano e Nicola Bonimelli. Le Edizioni Tlon nascono dall’esigenza di mettere al mondo libri come gradini su cui salire, maniglie da afferrare, vele da spiegare e briciole da spargere. Con queste bellissime premesse ho letto “Malefica. Trasformare la rabbia al femminile” di Maura Gancitano.

Malefica
Trasformare la rabbia femminile.

Autrice: Maura Gancitano
Editore: Edizioni Tlon
Pagine: 120
Prezzo: € 10,00
Sinossi
Il personaggio di Malefica, la strega della fiaba tradizionale La bella addormentata nel bosco, nasconde tutto il dolore delle donne, il dominio della società patriarcale, la sconfitta del femminino sacro.

Forse, infatti, la cattiveria e la crudeltà di questa donna nascondono qualcosa che abbiamo rimosso: il tradimento dell’Animus nei confronti dell’Anima, della nostra parte materiale nei confronti della parte spirituale.

Malefica è l’archetipo della donna tradita, a cui l’uomo ha sottratto le ali per soddisfare la propria sete di potere. Ogni donna ha portato dentro di sé la sua stessa rabbia nei confronti degli uomini. Oggi, però, questo dolore può essere sciolto, e Malefica può perdonare Stefano, trasformando finalmente la propria rabbia.
Maura Gancitano

“Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno ella si pungerà un dito con la punta del fuso di un arcolaio e cadrà in un sonno simile alla morte. Un sonno dal quale ella mai si desterà”.

“Malefica, ti prego, non lo fare. Ti supplico”, urla Stefano.

“Tu che supplichi? Fallo ancora”.

“Ti supplico”.

“Va bene. La principessa sarà destata dal sonno di morte solo dal bacio del vero amore. Il maleficio durerà fino alla fine dei tempi. Nessun potere terreno riuscirà a toglierlo”.
Malefica è l’antagonista principale del film Disney del 1954 “La bella addormentata nel bosco”. È una strega potente e crudele che brama vendetta nei confronti di Re Stefano e della sua sposa, la regina Leah. Il motivo apparente è il mancato invito al battesimo della principessa Aurora.

Il motivo da cui scaturisce la rabbia della malvagia Malefica, appare subito futile e poco credibile. Per capirne di più bisogna aspettare il 2014 quando al cinema arriva “Maleficent” diretto da Robert Stromberg. Un mondo di intrighi, tradimenti e vendette verrà svelato e anche ai cattivi verrà data la possibilità di riabilitarsi.

Malefica è una fata dal cuore puro. È la protettrice del mondo incantato di Brughiera. Vive nella pace della foresta del regno, fino a quando, un giorno, un esercito di invasori minaccia l’armonia di quei luoghi. Malefica difende strenuamente le sue terre, ma sarà vittima di uno spietato tradimento che trasformerà il suo cuore in dura pietra. Decisa a vendicarsi, Malefica lancia una maledizione contro la piccola Aurora, figlia del re invasore. Quando la bambina cresce, Malefica comprende che Aurora rappresenta la possibilità per riportare la pace tra i due regni e, forse, per sciogliere il suo cuore di pietra.

Nel film l’attenzione è tutta per Malefica, affascinante nella sua malvagità, che rappresenta un femminile dalle mille faccettature, complesso e profondo. Il finale sorprendente, chi ha visto la pellicola sa di cosa parlo,  è motivo di riflessione. “Il bacio del vero amore” è un concetto che va oltre il comune senso dell’amore. Il vero amore esiste e non è rappresentato solo dal “bacio del principe azzurro”.  L’uomo che dona un bacio a una donna non è l’unica verità possibile. L’amore è un sentimento capace di superare tradimenti, sconfitte e dolori. In ogni donna convivono bene e male, luci e ombre. Ogni donna ferita può e deve essere libera di esprimere la propria rabbia per i torti subiti. Non deve chiudersi in se stessa.
Dentro a ogni donna c’è una parte sacra che lotta per emergere.
Ne parla Maura Gancitano nel suo libro “Malefica. Trasformare la rabbia femminile”. L’autrice ci guida nella rilettura del film “che molti hanno amato e che altrettanti non hanno apprezzato”. Attraverso le immagini riscopriamo il tema del rapporto tra il femminile e il maschile interiori. Malefica diventa la paladina di ogni donna. La rabbia e la vendetta della strega cattiva sono la conseguenza di un gesto disumano compiuto, verso di lei, da Re Stefano per soddisfare la sua sete di potere.

Nella nostra reale società il cambiamento nella mente di uomini e donne, appare evidente anche se la strada è ancora lunga. Le donne, nei secoli, sono state intrappolate in rapporti famigliari trasformati in gabbie. Ancor oggi le cronache sono piene di violenze sulle donne.

Maura Gancitano ci propone, con “Malefica”, un viaggio straordinario nel mondo femminile. Un viaggio compiuto con sensibilità che culmina nella speranza. Nella fiaba tradizionale, così come nella vita reale, incontreremo uomini prepotenti e donne ferite per i torti subiti. Maschile e femminile riusciranno a vivere in pace nel rispetto reciproco?

L’uomo assetato di potere spesso antepone i suoi desideri di grandezza all’amore. Non ci pensa due volte “a tarpar le ali a una donna”, fata o umana che sia, seduce e poi tradisce. Nella favola Re Stefano incarna gli uomini avidi e senza cuore.
Principessa Aurora: “Tutte le altre fate volano, perché tu no?”

Malefica: “Avevo le ali. Mi sono state rubate. Non mi fa piacere parlarne”.

Principessa Aurora: “Di che colore erano? Erano molto grandi?”
Malefica: “Talmente grandi da farmi da strascico. Ed erano forti, riuscivano a portarmi sopra le nuvole, nel vento. Non hanno mai ceduto. Neanche una volta. Io mi fidavo”.
Malefica può fare una nuova scelta anche se dovrà pagare le conseguenze della sua vendetta. Agire in modo disinteressato, reagire pensando al bene altrui è un primo passo per cancellare l’isolamento a cui un tradimento ci condanna. Ci isoliamo per difenderci, costruiamo “barriere di spine” per proteggerci dal mondo e così, pian piano, perdiamo la gioia di vivere. Ma possiamo riconquistare la nostra pace rinnegando odio e vendetta. Come? Lasciandoci abbracciare dal potere del cambiamento e del perdono. L’amore vero è la nostra salvezza, nonostante tutto. Pensate alla potenza dell’amore tra madre e figlia, un amore più vero che permette alle donne di non rimare prigioniere del conflitto “uomo/donna, maschile/femminile, materiale/spirituale”.

Non tutti sono in grado di accettare il cambiamento: un nuovo mondo senza lotta tra maschile e femminile.

Chi non vede la possibilità di una nuova esistenza, in cui le due parti si integrano, è destinato a non sopravvivere.
Malefica ha abbattuto la sua barriera di spine, ha deposto la sua corona…

Il desiderio di potere, l’ossessione di gestire la vita altrui, non porterà mai nulla di buono. Nelle fiabe come nella realtà.

lunedì 22 maggio 2017

RECENSIONE | "Una storia nera" di Antonella Lattanzi

Carissimi lettori, oggi vorrei proporvi un romanzo dolorosamente attuale. Una storia d’amore in cui la natura umana, poliedrica e misteriosa, si muove tra inevitabili ambiguità e scelte drammatiche.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Una storia nera
Antonella Lattanzi

Editore: Mondadori
Pagine: 249
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità?

Giuro che ti ammazzo Carla, ti sgozzo come un porco, e ammazzo pure i nostri figli – quante volte Carla l’aveva sentito dire dal suo ex marito. Giuro che ti ammazzo se ti vedo sorridere al tabaccaio che ti vende i biglietti della metro. Giuro che ti ammazzo se metti un vestito, o una gonna, per uscire. Giuro che ti ammazzo se hai un’amica, se vedi tuo fratello, se parli con i tuoi genitori. Poco prima del divorzio, Vito di notte chiudeva Carla a chiave in camera da letto. E la mattina, prima di andare a lavorare, la chiudeva a chiave in una parte della casa.
Roma, 7 agosto 2012. Dopo aver festeggiato il compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato dalla moglie Carla, ma per amore della piccola Mara, decidono di festeggiare il suo terzo compleanno insieme. Carla ha voglia di rivedere Vito, il suo grande amore, l’unico. Vito però si lascia vincere dalla gelosia, diventa violento, la picchia per poi, un attimo dopo, ricoprirla di baci e attenzioni.
Può mai davvero finire un amore così? Anche così tremendo, anche così triste.
Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa, sono l’emblema di un amore malato che diventa ossessione. Quando Vito scompare, tutti lo cercano. Carla e i ragazzi invece di essere felici per essersi liberati di un uomo così violento, sono disperati. A condividere la loro disperazione c’è anche un’altra donna e un’altra quasi figlia, la famiglia clandestina che Vito aveva da anni. Lo cercano i suoi colleghi di lavoro, gli amici e, soprattutto, la sua potente famiglia d’origine, giù a Massafra, in Puglia. La verità arriverà grazie alle indagini della polizia. Ma fate attenzione, perché non esiste una sola chiara e inequivocabile verità.
Ti ammazzo come un porco, e ammazzo pure i nostri figli, ma quei figli per fortuna non li aveva mai toccati.
Vito riservava le violenze solo su Carla che, anche dopo il divorzio, non riesce a spezzare il filo di sottomissione che la lega all’ex marito.

“Chi mi protegge, ora?” Vito le manca e nella sua mente le violenze svaniscono per lasciare il posto al Vito buono e premuroso. Nell’uomo convivono due personalità, una violenta e carica di rabbia, l’altra generosa e premurosa. Per gli amici è una persona rispettabile, onesta, pronta ad aiutare tutti. Oltrepassata la soglia di casa, Vito si trasforma e la sua insicurezza esplode nelle violenze di cui è succube la moglie. Carla appare come una donna mite, incapace di vivere da sola, incapace di ribellarsi alle botte del marito. La scomparsa di Vito segna la svolta del romanzo verso “il nero” del titolo. Io mi sarei aspettata un giubilo generale, invece tutti si disperano e collaborano alla ricerca del buon mostro.

La verità non è cristallina, subisce una profonda trasformazione perché profondi sono i motivi che la nutrono. L’amore di una vita che si trasforma in mostro. Le violenze che diventano pane quotidiano. Le notti insonni. Lo strazio dei figli. La presenza di un’altra donna convinta di non essere tanto amata perché Vito non la picchia. Un baratro in cui è facile precipitare perdendo la luce della ragione. Forse, la ragione, sta, ben nascosta, nella mente di Carla e dei suoi figli. Ma se vi aspettate un’evoluzione della storia a rigor di logica, andrete incontro a una gran delusione. 
Ricordate, la verità non è unica. Mai.

“Una storia nera” è un romanzo dalle mille anime: giallo, noir, storia d’amore. Un romanzo in cui ho molto apprezzato il ritmo incalzante che svela i segreti custoditi dai personaggi. Mi è piaciuto il modo in cui, dosando alla perfezione i tempi, l’autrice svela la psicologia dei personaggi. La tensione rimane viva nella narrazione alternata del passato e del presente. I luoghi e il tempo si uniscono in una comunione di emozioni creando il substrato che nutrirà il futuro dei protagonisti. Massafra, il passato che lega tradizione e famiglia, si proietta nell’Urbe, fulcro del presente. Tutti i personaggi camminano sul labile confine che divide il bene dal male. Vito e Carla; i loro figli Mara, Nicola, Rosa; i parenti giù a Massafra; Milena, l’amante che tutti conoscono; tutti hanno in sé mille sfaccettature. Non totalmente buoni, non totalmente cattivi. Ambigui. Tutti  legati da un amore malato diventato ossessione. Tutti fragili e prigionieri delle loro sofferenze. Mai liberi, mai felici.

La psicologia dei personaggi si riflette nella storia assumendo le sembianze del caldo torrido dell’Urbe. La natura crea atmosfere cupe che ben rappresentano la sensazione di chiusura, di prigionia dei protagonisti alla ricerca del senso dell’esistenza e dell’accettazione della vita. Una ricerca dura e difficile che porterà a un finale non ben definito. Ogni lettore può immaginare, secondo la propria sensibilità, ciò che succederà. Io, conclusa la lettura, mi sono posta alcune domande. Cosa faranno dopo i personaggi? Saranno in grado di disegnare un futuro migliore? Riusciranno a liberare la loro anima imprigionata per respirare un po’ di felicità? Rimarranno succubi delle loro emozioni? “Una storia nera” non è un punto d’arrivo ma l’inizio di una profonda riflessione.

venerdì 19 maggio 2017

RECENSIONE | "La congiura" di Federica Introna [Review Party]

Carissimi lettori, “La Congiura”, a firma Federica Introna, è un interessante romanzo storico vincitore del concorso Il Mio Esordio. È una storia di coraggio e amore per la libertà che vede, al centro degli eventi, una donna coraggiosa: Epicari.

Con la mia recensione partecipo al Review Party dedicato al romanzo, vi invito a leggere le recensioni degli altri blogger :)


STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
La congiura
Federica Introna

Editore: Newton Compton
Pagine: 256
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Baia, 65 d.C.
Mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, fra laute cene e bagni rigeneranti, una liberta di nome Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Pronta e determinata, sorprende tutti incitando all’azione attraverso un discorso di grande efficacia ed esponendosi in prima persona per coinvolgere quante più forze possibile. Ma un inatteso colpo di scena rischia di compromettere il piano: un omicidio atroce e misterioso sconvolgerà gli animi dei congiurati, svelando il doppio volto di alcuni tra coloro che partecipano all’impresa. Personaggi ambiziosi e avidi di potere, nobili meschini e indolenti. Eppure tra di loro ci sono anche figure capaci di gesti disinteressati e coerenti. Mentre si tesse la trama contro un imperatore colpevole di atti crudeli e azioni scellerate, Epicari dovrà fare i conti col suo passato e con il suo primo amore, conoscerà la paura e il tradimento, ma non rinuncerà mai a lottare con tutta se stessa per la libertà. Per la propria e per quella di Roma. 

Io mi riferisco a Nerone. Non ti accorgi che ci sta portando alla rovina? Questa non è più Roma. Non c’è più libertà. Non c’è più rispetto per niente e per nessuno! Prima ha ripudiato Ottavia per sposare Poppea, una donna tanto avvenente quanto avida, capace di sedurre e circuire qualsiasi persona pur di saziare la sua ambizione, poi ha eliminato la madre e non sappiamo come né perché… Forse ha addirittura incendiato l’Urbe! Ora dobbiamo anche inchinarci dinanzi a quella provocazione, la statua enorme del dio Sole con le sue sembianze. No, non è più Roma questa, è una provincia d’Oriente! E l’ultima follia? I Neronia… I senatori sono costretti a esibirsi come attori e cantanti!
A pronunciare queste sentite parole è una donna schiava affrancata, Epicari. Siamo a  Baia, 65 D. C., mentre gli aristocratici romani si rilassano nel lussuoso centro termale, la liberta Epicari prende parte attiva alla congiura ordita contro Nerone. Tra ricatti, omicidi e inganni, risalta il coraggio di una donna che non teme di morire per difendere la libertà.

Ispirato a una storia degli “Annales” di Tacito, Epicari è l’anima della congiura. Incita i nobili romani all’azione, bisogna agire al più presto, si espone in prima persona mostrandosi coraggiosa e caparbia. Tuttavia, a dispetto delle mille precauzioni prese, un omicidio atroce e misterioso rischierà di far naufragare l’impresa. Alcuni  uomini si riveleranno ambiziosi e avidi di potere, pronti a tradire. A loro si opporranno figure coerenti capaci di gesti disinteressati.

Epicari, pur avendo umili origini, lotta per ciò in cui crede. Lo fa con lealtà, affrontando i pericoli e subendo vili tradimenti. Nel suo cuore c’è amore e paura, ma anche determinazione nel lottare con tutta se stessa per la libertà.

“La Congiura” è un appassionante romanzo storico che rievoca la congiura di Pisone sottolineando il ruolo di Epicari. Alcuni dei congiurati si presentano al lettore indossando una maschera di ipocrisia e slealtà, Epicari conquista con la sua lealtà e la speranza per una nuova epoca, un nuovo inizio in cui risaltino giustizia ed equilibrio.

In un carismatico intreccio d’amore, politica, giustizia, tradimento e amicizia, mi sono lasciata condurre nella Roma imperiale di Nerone, apprezzando il gran lavoro di ricerca fatto dalla scrittrice. Ho letto con vivo piacere la perfetta ricostruzione delle atmosfere, degli usi e costumi, della mentalità del tempo.

Federica Introna è riuscita a trasmettere lo spirito, le condizioni sociali della società romana attraverso una narrazione ricca di dettegli realistici. Le ricostruzioni storiche scrupolose mi hanno permesso di comprendere meglio i meccanismi politici e le fragilità umane. Epicari lotta per la libertà, per la libertà politica e soprattutto per la libertà dell’anima.
Solo la ragione dona la libertà, se le passioni l’ammorbano, l’anima è sottomessa.
Se amate i romanzi storici non perdetevi “La Congiura”, il coraggio di una donna vi farà riflettere mostrandovi, ma voi già lo sapete, di cosa è capace una donna. Concludo questa mia recensione riportandovi le parole di Tacito nei confronti di Epicari:

Fulgido esempio di eroismo, dato da una donna, una liberta, che in un così grande pericolo volle proteggere degli estranei e quasi degli sconosciuti, mentre degli uomini nati liberi, dei cavalieri e dei senatori romani, senza essere sottoposti a tortura, tradivano ognuno le persone più care.

lunedì 15 maggio 2017

RECENSIONE | "Le cose che abbiamo perso nel fuoco" di Mariana Enriquez

“Le cose che abbiamo perso nel fuoco”  di Mariana Enriquez, Marsilio Farfalle, è una raccolta di racconti neri in cui la scrittrice mescola abilmente amore e sofferenza, superstizione e apatia. Le storie sono ambientate a Buenos Aires, nei ghetti e nei quartieri equivoci della città. Il lettore verrà accolto da creature inquietanti in un mondo in cui vita e morte si confrontano dando spazio ai vari aspetti della natura umana che si rispecchia nel mistero e nella violenza.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Le cose che abbiamo perso nel fuoco
Mariana Enriquez (Traduzione di F. Cremonesi)

Editore: Marsilio
Pagine: 199
Prezzo: € 16,50
Sinossi
Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo ¡I lettore in uno scenario all'apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s'immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia. Sullo sfondo di un'Argentina oscura e infestata dai fantasmi, con la sua brillante mescolanza di horror, suspense e ironia, "Le cose che abbiamo perso nel fuoco" ha fatto di Mariana Enriquez la risposta contemporanea a Edgar Alian Poe e Julio Cortázar, la voce più interessante della nuova letteratura sudamericana. Una voce intensa e diretta, che racconta di personaggi brutali e talvolta buffi, trascinando il lettore in una spirale fascinosa e disturbante cui è difficile resistere.


“Le cose che abbiamo perso nel fuoco” è una pubblicazione composta da 12 racconti che regalano brividi e riflessioni sullo sfondo di un Paese, l’Argentina, che mostra il suo cuore nero. Horror, suspense e ironia animano i personaggi creati da Mariana Enriquez. Conosceremo adolescenti che si staccano palpebre e unghie davanti ai compagni, donne che si danno fuoco per dar voce alla loro protesta contro la violenza tra le mura domestiche, bambini che uccidono altri bambini, la droga fonte di allucinazioni e smarrimento. L’orrore irrompe nel quotidiano, ne modifica l’essenza, crea paura. Attraverso la paura la scrittrice narra il dolore, la rabbia che affondano le loro radici nella realtà dei femminicidi, della crisi economica, della dittatura.

La raccolta inizia il viaggio nell’orrore con “Il bambino sporco”. Violenza e miseria prendono forma nel quartiere Constituciòn di Buenos Aires. Il degrado ha infestato la zona dove vive “il bambino sporco” con la sua giovanissima madre. Per le vie del barrio il mondo reale e soprannaturale si confondono. La ragione fa un passo indietro e la superstizione diventa la regina di un quartiere-prigione per i suoi abitanti.

La lettura prosegue affrontando altri racconti che hanno come denominatore comune l’Argentina coi i suoi problemi endemici, con una storia politica travagliata segnata dal sangue degli innocenti, con le sue disuguaglianze, le dittature, le discriminazioni.

Leggere questi racconti neri è come calarsi nelle crepe più profonde di un baratro che ingoia anche la luce lasciando al buio il compito di trovare il tutto nel nulla. Si alzano le voci di personaggi che vivono in un inferno permanente dove le debolezze soddisfano il male. Vincitori e vinti si confondono. Pensare in modo diverso, fuori dal coro, è un peccato e come tale deve essere punito.

L’ultimo racconto, da cui prende il titolo la raccolta, affronta un tema difficile e attualissimo: il femminicidio. Le donne,reagiscono alla violenza degli uomini in un modo molto particolare: si danno fuoco da sole.
Per questo, quando le donne iniziarono a darsi fuoco sul serio, nessuno credeva alle loro parole. Credevano che stessero proteggendo i loro uomini, che li temessero ancora, che fossero sotto shock e non potessero dire la verità; ci volle parecchio per arrivare a concepire i roghi.
E ancora:
Sono gli uomini a fare i roghi, piccola. Ci hanno sempre bruciato. Ora ci bruciamo da sole. Non per morire, ma per mostrare le nostre cicatrici.
Ho letto questo racconto due volte,affascinata dalla teoria dei roghi e dal nascere di una nuova bellezza che vede nelle cicatrici del corpo, il suo massimo splendore. Il rogo diventa il mezzo per rinascere a nuova vita avendo il pieno controllo del proprio corpo. Le donne, oggi come ieri, vengono punite dagli uomini per la loro disobbedienza. Nuovi roghi, plasmati da una realtà orribile, ricordano i roghi del passato dove venivano bruciate le streghe: creature create dalla paura dell’uomo verso coloro che sono diversi. Luce e buio, bene e male, vita e morte sono in noi e nessun rogo, per quanto luminoso sia, potrà mai illuminare il buio che ci divora. Buona lettura.

mercoledì 10 maggio 2017

RECENSIONE | "Il bambino bugiardo" di S. K. Tremayne

Carissimi lettori, se avete amato “La gemella silenziosa” (recensione), non potete perdervi il nuovo romanzo di S.K. Tremayne: “Il bambino bugiardo”, edito Garzanti.

Si tratta di un thriller psicologico che vi sorprenderà per la bellissima ambientazione, la Cornovaglia è maestosa e inquietante, specchio di una storia capace di trascinarvi in un vortice di tensione. Scoprire la verità diventerà, per il lettore, una necessità che verrà soddisfatta dopo una lettura che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Non fatevi ingannare, non traete soluzioni avventate, non cercate indizi rivelatori ma lasciatevi trasportare nella certezza che la verità non ha mai una sola faccia. Forse avrete dei sospetti, io mi sono persa nel groviglio di emozioni e mi sono goduta una lettura intrigante fino alla rivelazione finale.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il bambino bugiardo
S. K. Tremayne (traduzione di C. Marseguerra)

Editore: Garzanti
Pagine: 317
Prezzo: € 16,90
Sinossi
La vetrata del grande salone si affaccia sul mare della Cornovaglia. Mentre osserva le onde infrangersi sulla scogliera, Rachel si guarda intorno. Stenta ancora a credere che quella sala e l'intera tenuta di Carnhallow siano sue. Si è finalmente gettata alle spalle la sua vita tormentata grazie al matrimonio con David, un ricco avvocato, e al rapporto speciale che ha con il figlio di lui, Jamie, un bambino timido e silenzioso, segnato dalla tragedia della morte della madre, due anni prima. La donna è rimasta vittima di un terribile incidente nelle miniere sotterranee su cui si erge Carnhallow e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Rachel si affeziona al piccolo come se fosse suo. Ma improvvisamente il comportamento del bambino diventa molto strano. Comincia a fare sogni premonitori e dice di sentire la voce della madre che lo chiama dal labirinto di cunicoli sotterranei. Finché un freddo pomeriggio d'autunno, mentre lui e Rachel sono soli sulle scogliere, le rivela: «Tu morirai il giorno di Natale». Un tarlo comincia a scavare nella mente di Rachel. Cosa è successo due anni prima? La madre di Jamie è davvero morta? Perché David si rifiuta di parlarne con lei? È possibile che il marito di cui è tanto innamorata le nasconda qualcosa? Dicembre si avvicina e Rachel sa che deve scoprire la verità, e in fretta, perché ogni angolo della sua nuova casa nasconde un pericolo mortale.


178 giorni prima di Natale.

I tunnel scendono profondi sotto il mare. È un pensiero che non riesco a togliermi dalla testa. I tunnel scendono profondi sotto il mare. Un miglio e forse più.
Rachel ha coronato il suo sogno d’amore sposando David Kerthen, un ricco avvocato. Dopo il matrimonio i novelli sposi si trasferiscono in Cornovaglia nella tenuta di Carnhallow. David, discendente di una facoltosa dinastia di proprietari terrieri arricchitasi con lo sfruttamento delle miniere di stagno, ha un figlio, Jamie, avuto da Nina, la prima signora Kerthen. Nella maestosa tenuta di Carnhallow, Rachel dovrà affrontare un’inquietante realtà. Jamie, timido e silenzioso, è un bambino segnato dalla tragica morte della madre avvenuta due anni prima. Nina, a causa di un terribile incidente, è caduta nel pozzo di Jerusalem, nei pressi delle miniere sotterranee su cui si erge  Carnhallow. Il suo corpo non è mai stato trovato, la sua tomba contiene una bara vuota. Pian piano Rachel riesce a far breccia nel cuore del piccolo Jamie che continua ad avere strani comportamenti: sogni premonitori, la voce della madre che lo chiama dalle profonde acque del labirinto di cunicoli sotterranei. Un giorno Jamie fa a Rachel una rivelazione sconcertante:
Tu morirai il giorno di Natale
A Rachel non resta che scoprire la verità cercando di non perdersi nel labirinto di bugie dette da  coloro che avrebbero dovuto amarla e invece nascondono torbidi segreti.


“Il bambino bugiardo” è un romanzo dalla trama avvincente anche se non risplende per originalità. La storia, ben scritta e narrata con numerosi colpi di scena, cattura e affascina soprattutto per l’ambientazione e le cupe atmosfere. Mi ha fatto pensare ad una favola gotica con molti elementi che ho apprezzato. I personaggi sono ambigui, misteriosi, preda di passioni violente. Lei, Kerthen, è una donna modesta, insicura, dal passato doloroso, innamorata di un uomo quasi perfetto. Lui, David, è un uomo complesso e misterioso, elegante, autoritario che si rifiuta di parlare della sua prima moglie. Il tempo tiranno, il romanzo è un conto alla rovescia verso il Natale ormai imminente, scandisce un susseguirsi di rivelazioni che fanno precipitare gli eventi. La natura selvaggia, le scogliere a picco sul mare, e il senso di vastità ben si sposano le emozioni dei protagonisti. L’immensa tenuta di Carnhallow, significa “le rocce sulla brughiera”, e le miniere di stagno rappresentano ambienti cupi e tenebrosi in cui è facile perdere il lume della ragione. Un po’ di horror, voci e abbracci non propriamente umani, completano un quadro in cui l’amore viene, ben presto sostituito da altri sentimenti.

“Quel che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male”, scriveva Nietzsche. In questo romanzo andremo ben oltre il bene e il male, anzi confonderemo il bene e il male in un gioco crudele che vede il destino divertirsi con i protagonisti. Un divertimento macabro ma avvincente, confezionato ad arte come un bel regalo di Natale.

Post Scriptum: Non lasciatevi ingannare dal titolo, i bugiardi sono tanti forse, chi mente di meno, è proprio il bambino.

lunedì 8 maggio 2017

RECENSIONE | "Una famiglia diabolica" di Salvo Toscano [Review Party]

Buongiorno, cari lettori :)
Tra i giallisti italiani contemporanei sta ottenendo un ottimo successo di pubblico e critica lo scrittore e giornalista Salvo Toscano. Nella collana First, Newton Compton Editori, Toscano, semifinalista al premio Scerbanenco e finalista al Premio Zocca Giovanni, torna in libreria con un thriller che vede il ritorno dei fratelli Corsaro. 

Con la mia recensione partecipo al Review Party dedicato al romanzo, vi invito a leggere le recensioni degli altri blogger :)


STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 7
Una famiglia diabolica
Salvo Toscano

Editore: Newton Compton
Pagine: 285
Prezzo: € 6,90
Sinossi
L'avvocato Roberto Corsaro si trova a Sperlinga per accompagnare Greta, la sorella di una collega, a riscuotere una parte dell'eredità della zia Fifì. Le pratiche per la riscossione procedono senza intoppi, ma durante la notte, nell'albergo che ospita tutti i componenti della famiglia, uno di loro, la zia Rosetta, viene brutalmente assassinato. Francesco Corsaro, talentuoso giornalista di cronaca, viene inviato nel paesino siciliano per scrivere un articolo sul delitto. Proprio lì incontra il fratello. Improvvisatisi investigatori, i due scopriranno non solo chi ha ucciso Rosetta, ma anche che la morte dell'altra zia, Fifì, non è stata naturale...

Come la nuvola di vapore che si leva nell’aria gelida per il mio espirare,il mio passato mi sembra aleggiare impalpabile ma presente. Nell’anima le ferite suturate alla meglio per non morire restano infette e dolenti. Il mio corpo violato, sporcato, rubato, brama pace e rinascita. Respiro, sento l’aria scorrere dentro di me, e la vita che mi chiede una tregua e una speranza. Mi dico che mai più nessuno potrà derubarmi di quella speranza. Nessuno. Lo giuro.
L’avvocato Roberto Corsaro accompagna Greta, la sorella di una collega, a Sperlinga per riscuotere una parte dell’eredità della zia Fifì. Tutto procede senza intoppi, ma durante la notte, nell’albergo in cui sono ospitati tutti i componenti della famiglia, avviene un omicidio. Un erede viene brutalmente ucciso. A Roberto e a suo fratello Fabrizio, il compito di scoprire il colpevole.

I fratelli Corsaro, un serio avvocato e un cronista di nera, si dividono il ruolo di protagonista nel giallo “Una famiglia diabolica”.

I primi capitoli del romanzo scorrono via velocemente presentando i personaggi e i luoghi della storia. I numerosi parenti di zia Fifì, vissuta da povera per morire ricca, si ritrovano insieme per prendere possesso dell’eredità. Frasi di circostanza, sorrisi falsi, fasulli interessamenti caratterizzano i primi approcci dei parenti. Si respira un’aria inquieta, minata non tanto dalle parole dette quanto dalle parole taciute. Sguardi taglienti, rancori velati, conti in sospeso disegnano un bel “quadretto di perfidia” che incornicia la foto dei parenti tutti, nessuno escluso.

“Una famiglia diabolica” è un bel giallo alla Agatha Christie con riunione di famiglia e zia ammazzata. Il lettore inizia immediatamente la ricerca di indizi che possono rivelare l’identità del colpevole e la sfida, con la mente dello scrittore, è un punto a favore del romanzo che gode di una sottile ironia e di un’avvincente descrizione di luoghi. Sperlinga, luogo reale per una storia di fantasia, colpisce per le sue bellezze e diventa degno palcoscenico su cui recitano i personaggi. Fabrizio e Roberto sono le voci narranti del giallo, danno vita a una doppia narrazione raccontando gli eventi dal proprio punto di vista. Lo scrittore ci propone una storia in cui omicidio, indagine, arresto del colpevole ricalcano alla perfezione il modello del giallo.

Il romanzo è scorrevole e ben scritto. Curato nei dettagli presenta un ritmo pacato ma avvincente. La trama, pur non essendo del tutto originale, mostra dei personaggi seducenti: Fabrizio con mani e piedi nella depressione, Roberto alle prese con problemi familiari, componenti della diabolica famiglia pronti a giudicare gli altri sentendosi sante e santi. Il finale chiude in modo perfetto il caso. Da buon giallista, lo scrittore rivela solo nelle ultime pagine il legame tra assassino e vittima, il movente prende corpo e ogni tassello trova il suo posto.

“Una famiglia diabolica” si legge tutto d’un fiato senza alcun problema. Sicuramente ritroveremo i due fratelli Corsaro coinvolti in altre indagini perché, come tutti ben sappiamo, gli armadi sono fortunatamente pieni di scheletri. Lunga vita quindi ai fantasmi del passato e  buon lavoro a Salvo Toscano.