sabato 28 gennaio 2017

RECENSIONE | "Hotel World" di Ali Smith

Buongiorno lettori :) 
La recensione odierna riguarda “Hotel World”, romanzo con cui Ali Smith esordisce in Italia.

STILE: 8 | STORIA: 7 | COVER: 6
Hotel World

Autore: Ali Smith
(traduzione di F. Aceto)

Editore: Sur (beat)
Pagine: 195 | Prezzo: € 9,00
Sinossi
Intorno al lussuoso Global Hotel si incrociano i destini di cinque donne: Sara, una giovane cameriera morta accidentalmente all'interno dell'albergo; Lise, una receptionist dall'inattesa generosità; Else, una mendicante che per poche ore viene ammessa in quel mondo di comfort e privilegio; Penny, una giornalista più smaniosa di ricevere attenzione che in grado di darne; e Clare, la sorella di Sara, che cerca di fare i conti con la sua scomparsa. Cinque personaggi femminili ciascuno con la propria voce, cinque appassionanti flussi di coscienza da cui ricostruiamo man mano una vicenda fatta di mondi diversi che si toccano.

Uuuuuuuuu-

Oooooou che caduta che volo che capriola che corsa nel buio nella luce che tuffo che botta tonfo schianto che lancio che salto che balzo che spavento che folle strepito stridulo soffocato che poltiglia spappolata pestata rotta e squarciata che cuore in gola che fine.

Che vita. Che tempo. Che cosa ho provato. Poi. Non più. Ecco la storia; comincia dalla fine.
Un incipit travolgente mi ha accolta ponendomi di fronte al momento in cui Sara Wilby smette di essere corpo e anima per diventare un fantasma. Vedete Sara, con un monologo interiore brioso e senza punteggiatura, narra la sua morte ma, nelle pagine seguenti, narra anche il suo attaccamento al mondo reale. Lei, infatti, cerca in tutti i modi di non dimenticare le parole, i suoni, i colori che hanno caratterizzato la sua vita.

Questo inizio così movimentato e malinconico, apre un ventaglio di cinque storie che hanno come protagoniste delle donne. Ogni vicenda è indicata con il nome di un tempo verbale: Il Passato, Il Presente Storico, Il Condizionale Futuro, Il Perfetto, Il Futuro Nel Passato.

Questi titoli mi hanno fatto pensare al fluire del tempo, all’evolversi della vita che deve essere vissuta in pieno prima del suo inevitabile epilogo. La morte è un appuntamento a cui non possiamo mancare ma prima di arrivarci è d’obbligo vivere nel migliore dei modi.

Come vi dicevo “Hotel World” è un puzzle di cinque storie che hanno un luogo in comune: il Global Hotel.

Di Sara vi ho già narrato, poi c’è una barbona malata e ossessionata dagli spiccioli, quindi una receptionist generosa e afflitta da una malattia che nessuno conosce. Lei dimentica tutto tranne i Jingle delle pubblicità televisive. Conosciamo poi Penny, giornalista bugiarda con la passione per il porno, per concludere con una ragazzina, sorella di Sara, che indaga per scoprire se sua sorella si è suicidata o è stata vittima di un assurdo incidente.

I destini di queste donne si incrociano in un luogo, l’hotel, che potremmo paragonare al mondo intero. Ogni personaggio ha la sua lingua, uno stile linguistico molto personale che lo caratterizza. Alcune donne adottano frasi lunghe, altre preferiscono frasi minime, altre adottano il silenzio. L’autrice, in piena libertà, esprime sensazioni e sentimenti diversi. Pagina dopo pagina Ali Smith descrive la consapevolezza di vivere in un mondo in cui nulla è facile. Infatti il romanzo si apre con un suicidio ma subito interviene la sensibilità femminile che riesce a narrare eventi drammatici con una leggerezza che strappa, a volte, un sorriso. Ogni donna si interroga sul senso del dolore, della malattia, della perdita di una persona cara. Ogni donna ha una propria storia. Ogni donna velatamente ci ricorda di vivere anche se siamo consapevoli di dover morire. Invece del famosissimo “ricordati che devi morire” qui c’è l’incoraggiamento a ricordare di dover vivere .
La felicità è quella cosa che ci rendiamo conto di provare un secondo prima che sia troppo tardi.
Io ho letto “Hotel World” con molto interesse anche se inizialmente mi sono un po’ persa. L’incipit, dal ritmo vertiginoso, mi ha un tantino confusa: non sapevo se mi trovavo davanti all’inizio o alla fine del romanzo. Poi ho capito che inizio e fine si sono scambiati di posto e nel mezzo ho incontrato un variegato mondo al femminile. Mondo in cui l’autrice non spiega tutto lasciando al lettore l’intrigante libertà di giungere alle sue conclusioni. Mi piace quando storia e lettore interagiscono con ampi spazi in cui riflettere diventa un valore aggiunto. Alcuni passaggi sono stati un po’ difficili da leggere causa salti temporali degni di un acrobata del tempo. Ma il fascino di un romanzo risiede anche nelle sue difficoltà che ti fanno rileggere una frase o fermare un attimino per pensare e quindi poter procedere. Ho apprezzato molto anche i silenzi, l’inattività, la passività che, in alcuni momenti, hanno caratterizzato i personaggi. Si può comunicare in mille modi, l’importante non è come si parla ma cosa si dice. 

“Hotel World” è un romanzo originale e interessante. Da leggere :)

mercoledì 25 gennaio 2017

RECENSIONE IN ANTEPRIMA | "La figlia femmina" di Anna Giurickovic Dato

Buongiorno, cari lettori. Oggi vi presento il primo romanzo di una giovane scrittrice che con penna sicura affronta un tema difficile e doloroso dando alla luce un’opera dura e sorprendente. Sto parlando de "La figlia femmina" di Anna Giurickovic Dato, da domani in libreria.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 7
La figlia femmina

Autrice: Anna Giurickovic Dato
Editore: Fazi
Pagine: 192
Prezzo: € 10,00
Sinossi
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

“Dio almeno mi crede”.

“Tutti ti crediamo”.

“Tu non mi crederesti mai”.

 “A cosa non dovrei credere, Maria?”.

“Che io sono un diavolo”.

“Tu sei un angioletto, sei una bimba”.

“Non è vero. Io, il diavolo ce l’ho qua”.

“Ma non lo so chi ce l’ha messo, ci sono nata così”.
“La figlia femmina” è una storia travolgente, cruda a tratti dolorosa e spietata. Chi inizia a leggerla non ha scampo, è coinvolto in un susseguirsi di eventi drammatici che si snodano su due diversi piani temporali e vedono al centro della scena una famiglia quasi perfetta.

Giorgio, marito e padre autoritario, era abituato a raggiungere ogni obiettivo che si era preposto. La durezza, l’osservanza minuziosa di ogni regola, erano la gabbia che si era costruito per fermare il mostro.

Silvia, moglie e madre distratta, lontana dal marito si sentiva angosciata e timorosa nell’affrontare la quotidianità.
A una madre si richiede sicurezza, pensavo, invece io mi sentivo come un’alga rimasta attaccata al suolo marino per un filo, che si muove ballerina nell’acqua e ogni onda che arriva potrebbe essere l’ultima.
Maria, figlia violata, non ascoltata da nessuno che lanciava segnali di malessere affinché la madre si accorgesse di ciò che le veniva fatto.

Un mostro, una vittima, un’innocente. La famiglia quasi perfetta.

A narrare tutto in prima persona è Silvia, innamorata del marito e incapace di vedere il dramma che si consumava nella sua casa. La storia inizia a Rabot, città del Marocco, dove la famiglia di Giorgio, diplomatico italiano, vive una quotidianità che appare serena e invece nascondi abusi, silenzi e profonde lacerazioni. Passano gli anni e ritroviamo Maria e la madre a Roma. La ragazza ha rinunciato alla scuola, non ha amici, trascorre le notti insonne e ha un rapporto conflittuale con la madre. Una sera Silvia decide di portare a casa, per una cena, il suo nuovo compagno, Antonio. Lascio a voi scoprire l’evolversi della serata in cui d’innocente e innocuo nulla ci sarà.

Due protagoniste, Silvia e Maria, così diverse eppur accomunate da un lacerante dolore che mostra le mille sfaccettature dei loro caratteri. Entrambe affrontano, a modo loro, il vivido ricordo del mostro. Le ferite dell’anima non guariranno mai, l’atmosfera inquietante delle loro vite è testimone del dolore e della devastazione interiore.

Fin dalla prima pagina sono rimasta ipnotizzata da questa storia di puro dolore, d’innocenza violata. Leggendo ho percepito il carico emotivo che travolge i personaggi e il disordine relazionale tra madre e figlia. A volte nemiche, a volte complici. Vivono una continua cupa tragedia, la normalità è una chimera. Tutto il loro mondo è colmo di un amore distruttivo, si fanno del male a vicenda senza mai annientarsi come se dovessero entrambe pagare per colpe non loro.

Spesso ho provato una gran tristezza perché tutti i personaggi del romanzo sono perdenti e ognuno cela la verità dietro le quinte di un macabro teatro. Il segreto inconfessabile che segna la vita di Maria e di sua madre, ingloba temi attuali e sempre drammatici. Gli adulti non sono sempre in grado di difendere i propri figli. Non vedere crea l’alibi per non far nulla, anzi non sapere equivale a cancellare ogni cosa come se nulla sia successo. In questo romanzo è evidente come le certezze siano poche mentre i ruoli dei protagonisti diventano interscambiabili. Le vittime si trasformano in carnefici, gli innocenti sono anche colpevoli.

“La figlia femmina” è un libro sul dolore e sui complessi rapporti familiari, dopo una violenza subita fra le mura domestiche. Brava l’autrice per aver avuto la forza di raccontare una storia permeata dal dolore. Smettere di guardare o tapparci le orecchie non serve a nulla. Siamo tutti un po’ sbagliati, l’importante è sapere dove si sbaglia in una sfida con se stessi. A volte si vince, altre si perde. Maria e Silvia devono trovare il coraggio per perdonarsi a vicenda. Solo così, forse, il futuro sarà meno difficile.

lunedì 23 gennaio 2017

RECENSIONE | "Il segreto di Riverview College" di Susanne Goga

Carissimi lettori, qualche tempo fa ho conosciuto la scrittrice Susanne Goga leggendo il suo libro “I Misteri di Chalk Hill” (recensione). Il romanzo mi è piaciuto per le atmosfere misteriose che circondano la verità sepolta tra le antiche mura della splendida tenuta di Chalk Hill. Naturale, quindi, che abbia letto con molta curiosità anche l’ultimo romanzo della Goga, “Il Segreto Di Riverview College”, edito Giunti.

STILE: 7 | STORIA: 7 | COVER: 6
Il segreto di Riverview College

Autrice: Susanne Goga
(traduzione di L. Ferrantini)

Editore: Giunti
Pagine: 432
Prezzo: € 12,90
Sinossi
Dopo la morte prematura dei genitori, Matilda Gray, protagonista de ''Il segreto di Riverview College'' l'ultimo romanzo di Susanne Goga, ha promesso a se stessa di diventare una donna forte e indipendente, e finalmente ha realizzato il suo sogno: lavorare come insegnante di letteratura in un istituto esclusivamente femminile, il prestigioso Riverview College, che si erge imponente dietro una cancellata decorata da unicorni e centauri. Ma al rientro dalle vacanze estive, una notizia inaspettata accoglie Matilda: Laura Ancroft, una delle sue allieve più esuberanti e dotate, è partita per un viaggio con il suo tutore e non rientrerà a scuola. Proprio Laura che, con tutta la passione e il coraggio dei suoi diciassette anni, recitando i versi di una poesia aveva confessato a Matilda di essersi innamorata di lei. Qualcosa però non quadra: perché nessuno, nemmeno la compagna di stanza di Laura, ha più avuto sue notizie? E perché la preside vuole a tutti i costi mettere a tacere la vicenda? Poi, una mattina di ottobre, Matilda riceve una cartolina e scopre sotto i francobolli un messaggio cifrato, che la conduce proprio nella stanza di Laura: lì si nasconde un vecchio diario segreto. Chi è l'autrice di quel diario che data addirittura 1600? E cosa c'entra tutto questo con la scomparsa di Laura?

Le lettere che non erano sbiadite in macchie di inchiostro pallido erano scritte in una grafia minuta e precisa, che verso la fine diventava più tremolante, inquieta. Mentre girava le pagine la ragazza sentì una specie di formicolio. Che Laura Ancroft avesse provato la stessa cosa quando le aveva sfogliate la prima volta? La domanda la portò dritta alla successiva: perché la sua alunna aveva voluto che fosse Matilda a trovare quello scrigno?
Londra, 1900: rimasta orfana di entrambi i genitori, Matilda Gray è diventata una donna forte e indipendente. Lavora come insegnante di lettere in un istituto femminile, il prestigioso Riverview College. Tra le sue alunne più esuberanti e dotate, si distingue Laura Ancroft che improvvisamente lascia la scuola e parte per un lungo viaggio con il suo tutore. Nessuno ha più notizie della ragazza fino a quando, una mattina di ottobre, Matilda riceve una cartolina da Laura. Osservando con più attenzione il cartoncino, Matilda scopre, sotto il francobollo, un messaggio cifrato che le permetterà di trovare un vecchio diario segreto nascosto nella camera di Laura. Il mistero ha inizio.

TITOLO INGANNATORE
Non lasciatevi fuorviare dal titolo come è successo a me. Il segreto, attorno al quale si erge il romanzo, non appartiene al College ma riguarda una casa e una famiglia vissuta nel 1600 a Londra. Niente di grave anche se avrei preferito un titolo più accattivante per una storia che dal passato proietta, nel presente, il suo grido di dolore.


DOVE PORTANO I MISTERI
Ho letto questo libro con molto interesse perché è un romanzo al femminile a sfondo storico. La protagonista, Matilda, è una donna indipendente che ama aiutare le sue allieve a ragionare con la loro testa anche se continua ad ammonirle alla cautela e alla riservatezza. La società del 1900 non è ancora pronta per accettare un ruolo diverso per la donna destinata al matrimonio e alla maternità. Quando Matilda recupera lo scrigno misterioso inizia una lunga e difficile ricerca che riporterà alla luce un mondo lontano secoli. Ad aiutare la protagonista ci sono dei personaggi intriganti con ruoli ben precisi e ben delineati. Mi è stato subito simpatico il professor Fleming, esperto della storia della città di Londra.

Londra è un corpo la cui superficie è solo una pelle sottile, sotto la quale ci sono vene,ossa, muscoli, una vita che da sopra nessuno immaginerebbe.

Devo confessare che è stato proprio il mondo sotterraneo di Londra a incantarmi. Mi è parso di visitare i lati oscuri della città, squarciare la sua pelle per percorrere i tunnel, i canali, i fiumi che scorrono nelle viscere dei quartieri. Le ambientazioni, curate nei minimi dettagli, mi hanno coinvolta in modo particolare e posso affermare che costituiscono la colonna portante del romanzo. Il segreto, incastonato nel tessuto storico londinese del 1600, ripercorre il dramma della grande peste che colpì la città devastata poi dal grande incendio. Scoprirete una storia emozionante anche se alcune parti evolvono lentamente e avrei voluto sapere qualcosa di più su alcuni personaggi come, ad esempio, il tutore di Laura “che sembrava un santo preraffaellita, quasi troppo bello per essere un uomo in carne e ossa.”

REALTÀ E FINZIONE
Vi consiglio di leggere la postfazione scritta dall’autrice che svela notizie interessanti sul suo romanzo. Alcuni anni fa Susanne Goga ha letto la biografia di Londra di Peter Ackroyd e “I sotterranei di Londra” in cui l’autore esplora la città sotterranea. Entrambi i libri sono diventati fonte di ispirazione per il romanzo. La vecchia casa, in cui nasce il segreto, esiste veramente: 7a Laurence Pountney Hill. Questo edificio si trova lì ancora oggi. Non corrispondono a verità la storia delle famiglie Cleland e Ancroft. Vere le linee dei trasporti pubblici di Londra, i corsi delle strade, gli edifici storici.Nasce da fantasia il Riverview College.

"Il segreto di Riverview College" è un romanzo piacevole che vi regalerà alcune ore piene di mistero.

mercoledì 18 gennaio 2017

WWW Wednesdays #101

 WWW  Wednesdays è una rubrica creata dal blog Should be Reading 
e consiste nel rispondere a tre semplici domande:

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo adesso?)
-What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
-What do you think you’ll read next? (Cosa leggerai dopo?)


 
What are you currently reading?
(Cosa stai leggendo adesso?)
 

What did you recently finish reading?
(Cosa hai appena finito di leggere?)
  

What do you think you’ll read next?
(Cosa leggerai dopo?)
  

martedì 17 gennaio 2017

RECENSIONE | “Finché notte non sia più” di Novita Amadei

Cari lettori oggi non vi parlerò di un thriller mozzafiato ma vi coinvolgerò con un romanzo pacato e riflessivo, appassionato e delicato. Si tratta dell’ultima opera di Novita Amadei, “Finché notte non sia più”, edito Neri Pozza.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 8
Finchè notte non sia più

Autrice: Novita Amadei

Editore: Neri Pozza 
Pagine: 236 
Prezzo: € 16,50
Sinossi
All'alba di un nuovo anno, Caterina giunge in Francia dove sua zia Liliana si è stabilita dopo il fatale incontro con un turista francese. Nel borgo, antico come un aratro, sembra che il tempo non calchi mai la mano: campi coltivati a orzo, frutteti per trarvi conserve e marmellate, forni a legna dove cuocere il pane dal sapore acidulo del lievito madre, tutto sembra ubbidire a un placido scorrere degli anni e delle ore. Capelli biondo ruggine e, dipinta sul volto, la bellezza senza compromessi della gioventù, Caterina ha lasciato Roma, con i suoi androni scrostati e le strade chiassose, per sfuggire all'abbraccio soffocante di sua madre e trovare la propria via nel mondo. Conclusi gli studi, ha raggiunto zia Liliana con la prospettiva di un lavoro in un poliambulatorio e l'idea di dare una mano nella conduzione del Liliane Coiffure, un lindo salone di parrucchiera dalle poltroncine viola che la zia ha aperto in quel borgo nel sud della Francia. Un giorno capita nel salone un vecchio signore con una massa scompigliata di capelli e una mano tremante abbandonata lungo la gamba. Si è ferito alla fronte nel tentativo di accorciarsi da solo i capelli, ed è in imbarazzo tra quelle poltroncine viola, i vasi di ranuncoli e le riviste di moda impilate negli angoli. Fuggirebbe, se non fosse per l'accoglienza che gli riserva Caterina, che si prende subito cura di lui. Come due anime che si sfiorano e si riconoscono, Caterina e Delio, il vecchio signore, comprendono all'istante che il filo del destino li unisce. La sera stessa la ragazza riempie una valigia e si stabilisce nel casolare accanto alla casa di Delio. Il vecchio vive solo, circondato da una terra dura, con malerbe che crescono ovunque e cumuli di sterpaglie affastellati lungo i camminamenti dell'orto, quell'orto che sua moglie Teresa coltivava con cura prima che la malattia se la portasse via. Caterina non tarda a capire che un'altra mancanza grava sul cuore malandato del vecchio: Daniele, il figlio che la foto sulla credenza raffigura come un giovane uomo prestante, coi capelli un po' lunghi e un'aria sfrontata, è assente da casa da più di quattro anni. In paese, dove tutti parlano di lui e qualche ragazza lo nomina con il rimpianto di una ex innamorata, si sussurra che una grave offesa l'abbia spinto a rifiutare ogni contatto col padre. Quando, però, dopo una caduta, Delio cede alla vecchiaia e si mette a letto col volto scavato dalla stanchezza della vita, Daniele compare sull'uscio di casa. E Caterina, tormentandosi una ciocca di capelli, lo accoglie con un sorriso di disagio, il cuore impazzito.


“Lenta – Notte – da consumare – Come Granelli su una spiaggia –
Troppo impercettibili da notare –
Finché Notte – non sia più.”    
Emily Dickinson

Questa poesia di Emily Dickinson è l’epigrafe del romanzo di Novita Amadei e ne racchiude, secondo me, l’essenza.

Caterina decide di raggiungere sua zia Liliana, che vive in Francia, per sottrarsi all’abbraccio soffocante di sua madre. Dopo una laurea in Infermieristica, la ragazza ha l’opportunità di lavorare in un poliambulatorio. Quando può Caterina aiuta la zia nella conduzione del Liliane Coiffure, un salone di parrucchiera dalle poltroncine rosa. Qui conosce Delio, un anziano signore emigrante italiano. Tra i due nasce un’amicizia immediata tanto che Caterina decide di andare a vivere nel casolare accanto alla casa di Delio. Il vecchio signore, malato di solitudine e minato nel fisico dal morbo di Parkinson, vive nell’attesa del ritorno del figlio Daniele. Il giovane è assente da casa da più di quattro anni. Cosa riserva il destino alla giovane protagonista del romanzo?
L’amore, la passione, sono una maledizione. Una paura che muta in euforia ma in cui sopravvive qualcosa di oscuro.
I MOTI DELL'ANIMO
Leggendo questo romanzo vi sembrerà di cogliere negli atteggiamenti, nei comportamenti, nei gesti dei protagonisti i sentimenti che animano i loro cuori. Le sensazioni, le inquietudini, la volontà diventano evidenti sui loro volti che rispecchiano l’anima e caratterizzano la loro vita. I ricordi sono un ponte con il passato che non ritornerà più e anzi racchiude un mondo lontano.

FINCHÈ NOTTE NON SIA PIÙ
Arriva un momento, nella vita di ognuno, in cui sembra che tutto sia terribilmente difficile e complicato da affrontare. La vita appare una zona grigia che prelude a un’interminabile notte dell’anima. L’angoscia, il dolore, la sofferenza fanno si che la luce della speranza sia offuscata dalle tenebre. Il tempo inesorabilmente trascorre portando con sé i ricordi e rendendo l’uomo fragile. Bisogna poter e voler reagire. La vita deve essere vissuta sempre con coraggio. Fare delle scelte non è facile, a qualunque età, ma è fondamentale per non lasciarsi abbracciare e soffocare dal buio della notte. La speranza deve poter ricondurre la luce nella nostra esistenza affinché notte non sia più.
È facile essere eroi quando si vola e si vede attraverso i muri, essere vecchi è ben più complicato.
Alcuni protagonisti di questo romanzo hanno superato gli ottant’anni e hanno in sé il ricordo delle loro esistenze e la consapevolezza che non si può tornare indietro. Gli anni non rendono forti anzi donano fragilità all’uomo. Quando, stanchi di lottare, cediamo alla vecchiaia sui nostri volti appaiono i segni della vita,della stanchezza della vita. Allora il nostro cuore chiama a raccolta le persone care e spera di rivedere i loro volti, ascoltare le loro voci e magari ricevere una tenera, seppur ultima, carezza.

RIFLESSIONI
Ho letto questo libro provando una gran malinconia che non mi ha mai abbandonata. Caterina è una giovane donna che, guidata da un impulso misterioso, si occupa dell’anziano Delio. In lei c’è la forza della gioventù, il cambiamento è il suo nutrimento, anche se sarà l’amore a permetterle di vincere un grande dolore che la travolgerà. Tutti  noi abbiamo provato la sensazione di buio che ti paralizza e rende il cuore fragile. I problemi della vita offuscano la luce e aprono le porte al buio. Ma, come viene detto nel romanzo, il buio è solo un colore che la speranza può cancellare. Ho riflettuto sui temi trattati. La solitudine degli anziani, le malattie che minano il corpo e la mente, i desideri da realizzare e che miseramente s’infrangono sulle rocce delle difficoltà. Tra le pagine di questo libro ho trovato la difficoltà dell’esistenza e la speranza dell’amore. Il buio è solo un colore, l’amore è vita. Finché notte non sia più.

giovedì 12 gennaio 2017

INCONTRO + RECENSIONE | "Il maestro delle ombre" di Donato Carrisi

Buongiorno lettori :) Oggi vi parlo di un romanzo che, sono sicura, avrete letto in tanti apprezzandone i contenuti e l’avvincente storia. L’autore è tra i miei scrittori preferiti, la critica specializzata lo considera l’indiscusso re italiano del thriller. Si tratta di Donato Carrisi, il suo nuovo romanzo “Il Maestro delle Ombre” pone sotto i riflettori la fragilità dell’uomo e la sua dipendenza dalla tecnologia. 

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 7
Il maestro delle ombre

      Ciclo di Marcus e Sandra       
#1 Il tribunale delle anime [recensione]
#2 Il cacciatore del buio [recensione]
#3 Il maestro delle ombre

Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi | Pagine: 400 | Prezzo: € 18,80
Sinossi
Una tempesta senza precedenti si abbatte sulla capitale con ferocia inaudita. Quando un fulmine colpisce una delle centrali elettriche, alle autorità non resta che imporre un blackout totale di ventiquattro ore, per riparare l’avaria. Le ombre tornano a invadere Roma. Sono passati cinque secoli dalla misteriosa bolla di papa Leone X secondo cui la città non avrebbe «mai mai mai» dovuto rimanere al buio. Nel caos e nel panico che segue, un’ombra più scura di ogni altra si muove silenziosa per la città lasciando una scia di morti… e di indizi. Tracce che soltanto Marcus, cacciatore del buio addestrato a riconoscere le anomalie sulle scene del crimine, può interpretare. Perché Marcus è sì un prete, ma appartiene a uno degli ordini più antichi e segreti della Chiesa: la Santa Penitenzieria Apostolica, conosciuta anche come il tribunale delle anime. Ma il penitenziere ha perso la sua arma più preziosa: la memoria. Non ricorda nulla dei suoi ultimi giorni, e questo dà un enorme vantaggio all’assassino. Soltanto Sandra Vega, ex fotorilevatrice della Scientifica, può aiutarlo nella sua caccia. Sandra è l’unica a conoscere il segreto di Marcus, ma ha sofferto troppe perdite nella sua vita per riuscire ad affrontare nuovamente il male. Eppure, qualcosa la costringe a essere coinvolta suo malgrado in questa indagine... Ma il tramonto è sempre più vicino, e il buio è un confine oltre il quale resta soltanto l’abisso.

A.D. 1521. Nove giorni prima di morire, papa Leone X emette una bolla contenente un obbligo solenne. Roma non deve mai mai mai rimanere al buio.
Un’eccezionale ondata di maltempo si abbatte su Roma, un fulmine manda in tilt una delle quattro centrali che forniscono energia alla città. Un totale quanto inatteso azzeramento tecnologico nel bel mezzo di un’emergenza meteo si rende necessario per riparare il guasto. È il 23 febbraio, ore 7.41, il blackout ha inizio. Roma è al buio. Un silenzio irreale abbraccia la città. È la fine delle regole. È l’inizio della distruzione.

IL RITORNO DI MARCUS
“Il Maestro delle Ombre” è un romanzo in cui ricompare il personaggio, emblematico e carismatico, di Marcus. Per chi non sapesse nulla di lui, è d’obbligo una breve presentazione:
Il mio nome è Marcus. Sono un prete. Appartengo all’ordine sacro dei Penitenzieri, che risponde al Tribunale delle Anime. Sono l’ultimo componente della mia congregazione. Nessuno sa di me, nessuno conosce la mia identità.
E ancora:
C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È li che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Io sono il guardiano posto a difesa di quel confine. Perché ogni tanto qualcosa riesce a passare… Io sono un cacciatore del buio. E il mio compito è ricacciarlo indietro.
LE FRAGILITÀ DELL'UOMO
Con questo nuovo romanzo Carrisi riesce nuovamente a stupire il suo pubblico. La sapienza dell’intreccio crea una struttura di verosimiglianza che si compone intorno al lettore coinvolgendolo nella storia. Una storia che ci pone davanti una società tecnologica dipendente da un supporto energetico fragile. Senza corrente il buio invade non solo le nostre città ma anche il nostro essere. La sopravvivenza è legata a un filo.

Su questa dipendenza si basa il gioco del romanzo in cui, con particolare incisività, Carrisi narra come un’interruzione di corrente possa far perdere agli uomini la calma e la cognizione di se stessi. Nessuno sa cosa accadrà al buio, dopo il tramonto, Roma e i suoi cittadini non sono più abituati alle tenebre.

La paura genera comportamenti al di fuori di ogni controllo. Ogni uomo diventa vittima e carnefice, nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo. Infatti i personaggi del romanzo presentano infinite sfumature e si muovono in scenari sempre differenti. Il mondo dell’occulto spalanca le sue porte per distruggere la città eterna. Nella notte delirante le regole del gioco sono cambiate, le ombre tornano ad invadere la città lasciando una scia di morti. Solo Marcus ha la capacità per interpretare le anomalie sulle scene del crimine. Il penitenziere dovrà nuovamente affrontare il male. Nulla sarà facile.

GENESI DEL ROMANZO
Lo stesso Carrisi spiega come è nato questo romanzo:
L’idea di questa storia mi è venuta il 19 febbraio 2015, quando, in occasione della partita di calcio Roma-Feyenoord, gli hooligans olandesi (che siano maledetti!) in pochi minuti devastarono piazza di Spagna danneggiando irrimediabilmente la fontana della Barcaccia. Il giorno successivo, ancora infuriato e indignato, mi chiesi come avrei potuto distruggere la Città Eterna in meno di ventiquattro ore. Dopo un anno di ricerche nacque “Il Maestro delle Ombre
CARRISI È UNA GARANZIA
Carrisi è per me sempre una fonte di sicurezza. I suoi romanzi hanno il gusto dell’imprevedibilità pur risultando verosimili. Nulla è semplice con Carrisi. I suoi personaggi evolvono continuamente presentandosi al lettore in mille modi diversi. “Il Maestro delle Ombre” mostra Marcus un filino più crudele del solito anche se evidenzierà il suo lato umanamente più debole. Mi piace quando scopro qualcosa di nuovo nel comportamento dei protagonisti di una serie, vuol dire che hanno ancora molto da dare e il loro contributo alla storia è fondamentale. Ho apprezzato i tanti colpi di scena che rendono la lettura un vero e proprio giro sulle montagne russe. Il finale non ha fatto altro che trasmettermi una profonda curiosità. Mi piacerebbe leggere, il prima possibile, cosa Carrisi ha in serbo per Marcus. Le anomalie si moltiplicano e anche la mia dipendenza dai romanzi di Carrisi diventa sempre più profonda. Dopo aver distrutto la Città Eterna, cosa ci riserverà il prossimo scritto?




Il nuovo anno è iniziato nel migliore dei modi :) 
Ho avuto il piacere di conoscere Donato Carrisi durante la presentazione 
del suo ultimo libro “Il Maestro delle Ombre”.


Puntuale, alle 18.30, Carrisi ha fatto il suo ingresso alla libreria Ubik di Taranto e si è sottoposto di buon grado alle domande dello stimato giornalista Leo Spalluto. Vi riporto, di seguito, una sintesi dell’intervista che ha messo in evidenza il pensiero di Carrisi sul mondo degli scrittori, sui personaggi, sul ruolo della scrittura e sulla sua evoluzione.

Carrisi ha affermato di non cercare ad ogni costo il consenso del pubblico. Egli si definisce un intrattenitore e il suo obbiettivo è quello di scrivere il libro che si vorrebbe leggere.

“Mi diverto quando scrivo.”

Tra lui e i suoi romanzi si è creato un rapporto di odio e amore. Con i suoi protagonisti c’è un senso di parità emotiva. Con Marcus e Sandra, i personaggi della serie del tribunale delle anime, Carrisi ci litiga spesso e ogni volta dice che sarà l’ultimo romanzo che li vede in azione. Con Mila Vasquez, protagonista de “L’ipotesi del male”, ci ha litigato tempo fa e chissà se faranno mai pace.

Viene spontaneo pensare alla Sindrome di Conan Doyle che voleva uccidere Sherlock Holmes, da lui creato, perché era diventato oggetto di un’ammirazione fuori dal comune. Così come Sherlock, anche i personaggi creati da Carrisi evolvono e sono sulla buona strada per diventare autonomi rispetto al loro creatore che ha promesso di scrivere un libro in cui li ucciderà. Prima o poi.

Ritornando a “Il Maestro delle ombre”, Carrisi ha detto di aver trascorso quasi 2 anni a documentarsi. La ricerca è importante, indispensabile. Gli scrittori che si affidano solo alla loro fantasia non vanno lontano. Inoltre la ricerca è fondamentale se si ha l’ambizione di essere conosciuti all’estero. Anche la struttura del romanzo è importante, lo scrittore di thriller è simile ad un architetto che crea. Carrisi ha raccontato di aver scritto questo romanzo prevalentemente di notte, la sua non è stata una scrittura tranquilla e ciò che emerge dal romanzo fa paura anche a lui.

Per chi ha già letto “Il Maestro delle Ombre” avrà notato, nella storia, la presenza del mondo dell’occulto. Carrisi è incuriosito dall’occulto e alcune volte è felice di non trovare spiegazioni all’irrazionale ma secondo lui il lettore non può esser lasciato in balia dell’irrazionalità.

I suoi romanzi sono sempre caratterizzati da un ritmo cinematografico perché Carrisi è uno sceneggiatore. Egli scrive per immagini portando la storia con sé, ovunque, anche nei suoi sogni.

“I libri che funzionano sono quelli che continuano quando li hai chiusi e la storia perseguita il lettore.”

L’importante è che ogni lettore percepisca in modo proprio la storia.

“Quando lo scrittore scompare dalla storia e il lettore si impadronisce del racconto significa che ho fatto bene il mio lavoro.”

Nelle ultime battute dell’incontro,  Carrisi sostiene di non voler morire scrittore perché ritiene che, ad un certo punto, lo scrittore debba dire basta perché ha raccontato quello che doveva raccontare. Carrisi vede nel suo futuro un ruolo nella produzione cinematografica, non a caso è in lavorazione il film tratto dal suo romanzo “La ragazza nella nebbia”.

Come saluto finale, Carrisi si augura che i suoi libri possano donare al lettore piacevole tempo. Non riuscire a completare la lettura di un romanzo vuol dire il fallimento dello scrittore. Io, da lettrice devota, mi sento di tranquillizzare Carrisi. Non ho mai lasciato una sua storia se non all’ultima pagina e posso dire che il tempo investito nella lettura dei suoi libri è un tempo ben speso.

mercoledì 11 gennaio 2017

BLOGTOUR "Il collezionista di quadri perduti" di Fabio Delizzos | Terza Tappa - L'arte e l'Inquisizione

Carissimi lettori, la neve è diventata una piacevole presenza, a intermittenza cade dal cielo per la gioia di grandi e piccini. Io amo il freddo ma, in questi gelidi giorni, preferisco rimanere al caldo nella mia casa e ne approfitto per realizzare la terza tappa del blogtour che pone sotto i riflettori un thriller storico, avvincente e misterioso. Il libro è “Il Collezionista Di Quadri Perduti” di Fabio Delizzos, edito Newton Compton.

Il collezionista di quadri perduti

Autore: Fabio Delizzos
Editore: Newton Compton 
Pagine: 384 | Prezzo: € 9,90 cartaceo
Sinossi 
Roma, primavera del 1555. Mentre si attende con ansia che il conclave elegga un nuovo pontefice, la Città Eterna è teatro di inquietanti omicidi, apparentemente legati al mondo dell'arte. Il collezionista Raphael Dardo, insieme ad Ariel Colorni, alchimista e geniale inventore, è alla ricerca di quadri considerati eretici dall'Inquisizione, per salvarli dal rogo. È interessato, in particolare, a un pittore noto come "l'Anonimo", i cui dipinti, che si distinguono per un realismo mai visto prima, si dice siano opera del diavolo. Raphael si troverà pericolosamente sulla stessa strada dell'implacabile inquisitore del Santo Uffizio, Girolamo Arquez, da tempo sulle tracce del pittore maledetto. Bellissime modelle, artisti folli, collezionisti stravaganti, eretici satanisti: quella di Raphael sarà una ricerca molto più rischiosa del previsto, che lo condurrà fra monasteri e bordelli, osterie e labirinti sotterranei, fino alla scoperta di una verità sconvolgente...



L'arte e l'inquisizione

Giusto per stuzzicare la vostra curiosità vi svelo alcuni punti chiave del romanzo. Il mercante d’arte di Cosimo De’ Medici è alla ricerca di dipinti condannati come eretici dall’Inquisizione. Mentre si svolge il conclave per l’elezione del nuovo Papa, a Roma accadono diabolici delitti che ruotano intorno al pittore maledetto conosciuto come l’Anonimo. Ma chi è in realtà l’Anonimo? Perché tutti gli danno la caccia?

Come potete vedere la trama del romanzo è intrigante e solca i sentieri bui della storia. Un tema prevale sugli altri ed è l’argomento che mi appresto a trattare: l’Arte e l’Inquisizione.

L’Inquisizione romana o Sant’Uffizio fu creata nel 1542 da Papa Lucio III con la bolla Licet ab initio. L’inquisizione era formata da un collegio permanente di cardinali e alti prelati dipendenti direttamente dal papa. Il suo compito esplicito era mantenere e difendere l’integrità della fede, esaminare e proscrivere gli errori e le false dottrine. A questo scopo fu anche creato l’indice dei libri proibiti. Sotto controllo erano anche gli artisti che si allontanavano dagli schemi del cattolicesimo.

Il romanzo “Il Collezionista Di Quadri Proibiti” delega un ruolo molto importante al rapporto tra pittura e censura del Sant’Uffizio. Lo scrittore narra, infatti, il Conclave del 1555 che eleggeva Gian Pietro Carafa al soglio pontificio con il nome di Papa Paolo IV. Carafa, prima di diventare papa, fu coinvolto in molti dei processi dell’Inquisizione contro i circoli degli spirituali, che erano religiosi accusati di essere vicini alla riforma.

Da Veronesi a Pontormo furono molti i pittori che finirono nel mirino del Sant’Uffizio. Nel Cinquecento anche la pittura fu soggetta a censura.

Nel romanzo vengono citati due quadri considerati eretici. Il primo è “La Vergine delle Rocce” di Leonardo da Vinci.

Poi si fa riferimento a un quadro dei fratelli Jan e Hubert van Eyck, “Il Polittico dell’Agnello Mistico”.

Il Sacro Tribunale accusa i pittori eretici di realizzare i loro quadri con la magia nera e con l’aiuto del diavolo.


Naturalmente nel romanzo troverete molti riferimenti a un pittore misterioso, l’Anonimo, ritenuto un artista sceso a patti con Belzebù. L’Inquisizione lo cerca ma non sarà facile trovarlo. Nessuno ne conosce il volto e le sue tracce si perdono fra i monasteri, i bordelli, le osterie e i labirinti della Città Eterna.

Se amate i thriller storici in cui finzione e realtà si mescolano abilmente,
non potete non leggere il romanzo di Delizzos. Unica avvertenza: attenti alla Santa Inquisizione!




Buon proseguimento e buona lettura :)

lunedì 9 gennaio 2017

RECENSIONE | "Il rituale del male" di Jean-Christophe Grangé

Carissimi lettori, fra i libri che ho terminato di leggere in questo periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, ho deciso di parlarvi di un romanzo complesso e inquietante che mette in luce i pensieri oscuri della mente di un serial killer. Si tratta de “Il rituale del male” di Jean-Christophe Grangé. 

Lo scrittore ha esordito negli anni Novanta giungendo alla notorietà con il romanzo “I fiumi di porpora” da cui è stato tratto un film di grande successo interpretato da Jean Reno e Vincent Cassel. Grangé è considerato uno degli autori di thriller più venduti in tutto il mondo. Con “Il rituale del male” ha confermato il suo ruolo di re francese del noir.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 9
Il rituale del male

Autore: Jean-Christophe Grangé
(traduzione di Paolo Lucca)

Editore: Garzanti 
Pagine: 732 | Prezzo: € 19,90
Sinossi
L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo. Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

Sole bianco, polvere rossa.

Una camera ardente a più di quaranta gradi.

Politici, pubblici ufficiali, autorità e imprenditori si avvicinavano a turno, si raccoglievano in preghiera per qualche istante e poi si allontanavano, tutti con lo stesso passo marziale, accecati dalla luce di mezzogiorno e dai bagliori crepitanti dei flash. In fondo alla stanza, tenuti a bada dai soldati delle forze armate della Repubblica democratica del Congo, i rappresentanti del popolo, più o meno benvestiti, sventolavano bandierine di plastica con l’immagine del defunto.
Il romanzo muove i primi passi in una camera ardente, i funerali del generale Sese Nseko. Siamo in Congo e l’Africa si mostra come un Paese dilaniato, sfruttato da uomini bianchi. Grégoire Morvan rientra a pieno titolo tra questi sfruttatori. È un uomo di potere, lavora per il governo francese e non esita a sporcarsi le mani pur di evitare qualsiasi problema politico, economico, giudiziale alla sua amata patria. Ma per fare il lavoro sporco non si può essere angeli sulla terra e Morvan angelo non è. Nel passato di Grégoire  c’è il ricordo di uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile, l’Uomo Chiodo. Quarant’anni dopo, sull’isola di Sirling,avviene un macabro ritrovamento. Il corpo di un giovane cadetto, trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti e con orrende mutilazioni,viene scoperto all’interno di un bunker. La squadra omicidi di Parigi, guidata da Erwan Morvan, figlio di Grégoire, indaga.

PASSATO E PRESENTE
Con un intrigante gioco di alternanza di ambientazioni e spazi temporali, lo scrittore ci porta avanti e indietro nel tempo tessendo l’impalcatura del romanzo che ondeggia sinuosamente collegando il cuore nero dell’Africa con la Francia e i suoi uomini politici pronti a tutto per sfruttare le risorse naturali di quei luoghi. Davanti alla possibilità di ricchezza e di potere quasi tutti chinano la testa, Morvan  è un uomo nefasto, perfido che si muove dietro le quinte manovrando i destini degli uomini a suo piacimento. Oggi come ieri. Tutto ebbe origine molti anni addietro quando, in una sperduta località africana, “Lontano”,  furono creati gli embrioni degli avvenimenti che daranno vita al romanzo.

LA FAMIGLIA MORVAN
La miriade di personaggi che animano le pagine del romanzo ruotano intorno alla famiglia Morvan formata da Grégoire, uomo violento abituato a imporre il suo volere su tutti, e sua moglie Maggie sottoposta a continue violenze fisiche e psicologiche. Completano il quadro i tre figli. Erwan, poliziotto modello. Loic, consumatore accanito di cocaina. Gaelle, odia il padre e vende il suo corpo per ribellione. Come potete vedere i personaggi sono complessi e ricchi di sfaccettature. Molte le passioni alla base dei loro comportamenti, appaiono come corpi che vorrebbero sottrarsi all’influenza del padre ma invano. La forza dominatrice di Grégoire è intensa e devastante.

COLTAN, LA SABBIA NERA PER CUI IN MOLTI SONO DISPOSTI A UCCIDERE
Cos’è il coltan? Io non avrei saputo rispondere fino a poco tempo fa. “Il rituale del male” mi ha fatto scoprire questo minerale risorsa importantissima per fabbricare i telefonini che tutti adoriamo. Le miniere di coltan si trovano in Congo e lascio a voi scoprire il ruolo di questo minerale nella storia. Non vi sfugga il contrasto tra l’inferno delle miniere e il mondo patinato dell’hi-tech.

CHE SFIDA!
Quando ho avuto tra le mani questo libro sono rimasta affascinata dalla cover molto suggestiva e preoccupata dalla mole del volume, ben 751 pagine. Io amo le sfide e leggere tutte quelle pagine di un autore che non conoscevo è stato sicuramente un azzardo andato a buon fine. Ben 147 capitoli che ho divorato perché vengono trattati temi politici e sociali molto interessanti. Lo sfruttamento delle risorse naturali,le ricchezze create sulla pelle dei più deboli, il sentirsi Dio e giocare con il futuro dei propri cari. 

PERCHÈ LEGGERE "IL RITUALE DEL MALE"
La saga familiare è una tela su cui vengono trasferite immagini inquietanti di riti magici, di un mondo parallelo assetato di sangue, di follia che plasma la mente umana nutrendola con il Male. Sarete tentati di dividere i personaggi in buoni e cattivi, sarà un tentativo vano. Vi renderete conto, purtroppo è così, che in ognuno ci sono ombre e luci anche se potrete trovare un fragilissimo filo di amore fraterno che, pur nella violenza più pura, offrirà uno spiraglio di buoni sentimenti in un mare di autodistruzione. Vi attende una lettura fluida con capitoli brevi che regalano dinamicità alla storia. Attenti però a non fare il mio stesso errore. Fin dall’inizio mi sono spesso chiesta dove mi avrebbe condotta quel ventaglio di storie che si apriva sotto i miei occhi. Verità e menzogna sono spesso due facce della stessa medaglia. Il finale prelude a un seguito, già pubblicato in Francia, che sarò ben lieta di leggere.

A quanto pare la famiglia Morvan ha molti scheletri nell’armadio. Forse ritorneremo in Africa, sicuramente ripartiremo dalla Francia con la convinzione che il Male respira e vive con noi.