giovedì 19 aprile 2018

RECENSIONE | "I quattro enigmi degli eretici" di Armando Comi [Review Party]

I romanzi storici sono l’occhio del presente rivolto a un passato di gloria e di eventi drammatici che hanno rivoluzionato i secoli. Mi piace scoprire fatti storici che non conoscevo e vederli intrecciati con la potenza della fantasia. Oggi vi presento un libro dalla trama complessa che si erge su pilastri narrativi solidi e inquietanti: una profezia che non deve avverarsi, un uomo determinato e visionario, due sette in lotta tra loro da secoli. Si tratta de “I quattro enigmi degli eretici” di Armando Comi, Newton Compton.
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
I quattro enigmi degli eretici
Armando Comi

Editore: Newton Compton
Pagine: 384
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Autunno 1342. Roma è macchiata da un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato per impedire l'avverarsi di un'inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio che porterà sciagure nel mondo. Cinque anni dopo, il giorno di Pentecoste, il tribuno romano Cola di Rienzo esce di prigione con l'intenzione di realizzare una predizione ricevuta in sogno, ma il suo destino si incrocia con un messaggio che giunge dal passato e lo incita a mettersi alla ricerca di uno specchio occulto, lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto realizzato con la pietra incastonata nella corona di Lucifero, prima della caduta, capace di stravolgere le sorti dell'umanità. La sua non è una ricerca solitaria: da secoli due sette cercano di entrarne in possesso ed entrambe tramano alle spalle di Cola per manovrarlo. Cosa sono disposti a fare coloro che cospirano per impossessarsi dell'oscuro oggetto della profezia?


Oggi è nato il Falso Profeta. Noi puliremo l’altare del Signore col suo sangue. Se non lo uccido oggi, un giorno l’umanità ne pagherà le conseguenze, perché quel bambino aprirà le porte del mondo all’Anticristo.
Il romanzo scritto con gran bravura da Armando Comi  è dedicato alla controversa storia di Cola di Rienzo. La maggior parte degli episodi folli e crudi raccontati ne “I Quattro Enigmi Degli Eretici”, sono realmente accaduti e vere sono quasi tutte le battaglie. Le famiglie dei nobili romani sono storicamente esistite, Colonna e Orsini, mentre frutto di fantasia sono Giovanna Colonna e altre figure importanti nell’economia della storia. Mi ha sorpreso, in modo piacevole, il coinvolgimento, quasi un cameo, di Francesco Petrarca. Il suo intervento sarà breve ma decisivo. Per quanto riguarda il personaggio principale, il promotore degli eventi, Cola di Rienzo è una figura storica poco nota. Dal romanzo ho appreso che Cola governò Roma, nel Medioevo,solo per pochi mesi. Egli si trovò al centro di un grande scontro tra il potere della Chiesa, trasferitasi ad Avignone, e le caste nobiliari. Cola tentò di riformare Roma in senso popolare. Emise nuovi Ordinamenti: erano provvedimenti contro la violenza per le strade, per la distribuzione del grano, per impedire ai baroni di impadronirsi  di case e ponti cittadini. Si autodefiniva “l’ultimo dei tribuni del popolo” e sognava di riportare la città alla grandezza del periodo repubblicano. Da questo sogno inizia la storia che ora vi riassumerò mescolando verità e fantasia, magia e follia, violenza e peste.

Autunno 1342. In una notte d’autunno, a Roma, avviene un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato, abbandonato davanti a una chiesa, per impedire l’avverarsi di un’inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio magico capace di stravolgere il mondo. Il giorno di Pentecoste, 5 anni dopo, il tribuno romano Cola di Rienzo, guidato da un sogno premonitore, è alla ricerca di uno specchio occulto: lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto ricavato con la pietra della corona di Lucifero, prima della caduta, capace di grandi cose. Cola non è l’unico a cercare lo specchio, da secoli due sette tentano di entrarne in possesso. Una lunga scia di sangue traccerà la via della ricerca.
Quando il drago non vedrà più la Luna, l’umanità non vedrà più il Sole.
Tra profezie, cospirazioni e delitti, nella cupa Roma del tardo Medioevo, si svolge la storia narrata da Comi con un perfetto incastro di eventi. Affascinanti i momenti in cui la Catoptromanzia (divinazione delle visioni percepite per mezzo di uno specchio magico), le visioni notturne, i fenomeni soprannaturali, i riti negromantici,le figure anamorfiche sono la guida per sciogliere una serie di enigmi. I personaggi sono tutti inquieti e misteriosi. Il Bene è in vacanza mentre il Male impera incontrastato. La storia, infatti, mette in primo piano la violenza e il lato oscuro dell’uomo che si lascia guidare dal desiderio di potenza. Cola, ad esempio, inizialmente appare come un tribuno che ha a cuore il destino del popolo. Tuttavia si comprende subito la sua ossessione per i suoi sogni premonitori che racconta al popolo durante i comizi. C’è in lui, e non solo in lui, uno sconfinamento nel delirio che apre le porte alla follia.

Ho cercato anch’io, senza riuscirci, di sciogliere gli enigmi che si presentavano lungo la strada della ricerca. Ho viaggiato con Cola e il suo esercito, ho visto scene di pura crudeltà e tradimenti. Sono stata al cospetto d’importanti uomini di Chiesa e  di nobili dalle duplici identità. Ho cercato conforto nelle figure femminili ma ho trovato solo il piacere che la crudeltà procura. Petrarca mi ha emozionata, in Cola avevo riposto la fiducia delle grandi buone innovazioni. È bastato un attimo per comprendere il mio errore. Enigmatica la figura di Cola di Rienzo, prima salvatore del popolo poi suo affamatore, lampante la sua follia che lo nomina “il predestinato”. Queste personalità forti hanno contribuito a creare un romanzo interessante e intenso. L’impegno dello scrittore è stato indubbiamente notevole per la struttura del romanzo ben progettata. Il fascino della magia è, per me, preponderante. La storia, anche se lunga, beneficia di una lettura fluida  e di un ritmo incalzante senza alcuna tregua con un epilogo amaro. Il tema trattato non è nuovo ad essere utilizzato come base per romanzi storici ma lo scrittore ha saputo creare un mondo narrativo che ingloba il lettore rendendolo partecipe degli eventi. “I Quattro Enigmi Degli Eretici” è un romanzo storico che appassionerà sicuramente tutti gli amanti del genere.

lunedì 16 aprile 2018

RECENSIONE | "La cercatrice di corallo" di Vanessa Roggeri

Carissimi lettori, dopo aver letto e amato “Il cuore selvatico del ginepro” (recensione) e “Fiore di fulmine” (recensione), ho accolto con vivo interesse il terzo romanzo di Vanessa Roggeri: “La cercatrice di corallo”, edito Rizzoli. Chi ha letto i primi due romanzi, ricorderà con affetto le figure femminili di Ianetta, la coga, e Nora una bidemortos, colei che vede i morti. Questi libri sono una proiezione dell’amore della Roggeri per la sua terra natia, così la Sardegna diventa palcoscenico affascinante  di superstizioni e passioni, amori e debolezze. Con il suo terzo romanzo ampliamo la galleria di figure femminili conoscendo Regina, affettuosamente chiamata “Istellighedda”, cercatrice di corallo convinta di essere figlia del mare. Le acque azzurre si ergono testimoni di una drammatica storia d’amore, lo sciabordare delle onde tra gli scogli addormenta le coscienze e nel mare annegano pensieri inquieti e cattivi. È qui che nascono i desideri per poi infrangersi sulla realtà. Se volete, anche solo sfiorare questi sogni, venite con me per conoscere la notte oscura dell’anima. Ma prima dite addio alla spensieratezza dell’adolescenza, al fantasticare senza limiti godendo di una immensa libertà per entrare nel mondo adulto dove non è più tempo di sognare.
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La cercatrice di corallo
Vanessa Roggeri

Editore: Rizzoli
Pagine: 317
Prezzo: € 18,00
Sinossi
Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell'estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l'onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto legami. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l'amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l'unico modo di scoprirlo è provarci, fino all'ultimo...


Il suo corpo non possedeva squame o pinne da delfino, né branchie che respirassero aria dall’acqua, eppure, per quanto fosse un corpo nato per stare sulla terraferma, riconobbe il mare quale propria casa, al pari di un figlio che dal primo istante di concepimento riconosce il grembo materno.
Quando Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell’estate 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica, sono solo due bambini. In riva al mare Regina regala ad Achille un rametto di corallo rosso dicendogli che gli porterà tanta fortuna ma non dovrà mai separarsene. Anni dopo, quella bambina è diventata un’abile cercatrice di corallo. Lei è una creatura del mare, libera e senza alcun legame. Lui, diventato un giovane uomo, riappare nella vita di Regina. I due sembrano attratti da una forza potente e distruttrice. Il passato segna il loro futuro. Novelli Romeo e Giulietta, Achille e Regina diventano protagonisti di una cupa tragedia. Le loro famiglie sono divise da rancori e vendette. Basterà l’amore per cambiare un destino che sembra già scritto?

Ho letto “La cercatrice di corallo” provando mille emozioni: la crudeltà di un cuore di pietra, il rancore della vendetta, la debolezza umana, l’incanto della giovinezza e dell’amore. Regina rispecchia il fuoco della giovinezza. In lei si mescolano sogni mitologici, coraggio e concretezza. Affronta a testa alta il mondo ostile quasi ossessionata dalla ricerca del corallo bianco, prezioso e raro, e non si rende conto di avere già la felicità al suo fianco.
Il corallo rosso è il tesoro santo del mare. È sangue, è forza, è vita! Fa germogliare i campi e nascere i bambini. È il sangue di Cristo, il sangue benedetto della sua resurrezione.
Achille è un ragazzo fragile, complicato, si muove come se fosse lui l’artefice del suo destino. Così non è! Diventa, suo malgrado, un’arma nelle mani di sua madre, Dolores Derosas.

Ecco è lei, la vedova Derosas, il personaggio che mi ha colpito maggiormente. Amo le figure forti, nel bene e nel male, e questa donna cova rancore contro Fortunato Derosas, cugino del defunto marito, per ben nove anni. Lui, per vecchi attriti tra parenti, le nega il suo aiuto quando Dolores, con i suoi otto figli, bussa alla sua casa cercando di non far morire di fame i suoi bambini. Il gran rifiuto segna l’inizio della fine per le due famiglie. Regina, figlia illegittima di Fortunato, regala il corallo ad Achille, figlio prediletto di Dolores. Il loro destino è deciso in quel momento, il rosso sangue del corallo segnerà le loro vite.

Ho visto crescere l’odio di Dolores mentre, con forza e coraggio, lottava per dare un futuro ai propri figli. Lotta con tutta se stessa la vedova, non si arrende affrontando una vita difficile ma sempre col pensiero rivolto all’affronto e all’umiliazione subita. Così come Fortunato non si era preoccupato di condannare alla fame i suoi figli, ora lei, Dolores Derosas avrebbe colpito lui senza alcuna pietà. Gli avrebbe tolto la cosa che per lui era più preziosa, sua figlia Regina. Quando la vita capovolge la situazione economica delle due famiglie, Dolores è diventata ricca mentre Fortunato è caduto in miseria, giunge il momento della vendetta. Naturalmente non condivido il comportamento della donna ma nell’economia del romanzo è fondamentale e io mi sono lasciata conquistare dalla forza distruttrice di un cuore nutrito dal desiderio di una vendetta privata del tipo occhio per occhio. Peccato che tale disegno veda Achille come protagonista.
Una madre aveva appena consegnato al figlio un frutto amarissimo, e il figlio non aveva fatto che aprire i palmi e accettare l’offerta maledetta.
In che cosa consista la vendetta è facilmente ipotizzabile e questo è forse l’unico limite di questo romanzo. La trama è, infatti, agevolmente intuibile ma diventa un mezzo per andare oltre all’apparente semplicità degli eventi. Con il suo stile ricco di emozioni pulsanti, la scrittrice narra una storia dal fascino arcaico, magico e irresistibile. Conoscete le origini mitiche della nascita del corallo? Si narra che il sangue sgorgato dalla testa di Medusa recisa da Perseo, cadendo in mare, si è tramutato nel prezioso ramoscello acquatico. La nave di Fortunato si chiama proprio Medusa mentre Libertà è il nome di un’altra barca che avrà un ruolo importante nella storia.
Fortunato Derosas, il gagliardo corallaro, padrone del corallo e dei mari, l’uomo che poteva vantare essenza salmastra nelle vene e occhi che bruciavano di ardore sanguigno
Fortunato si lascerà travolgere dall’odio e dalla collera. Nessuno vince, tutti sono prigionieri del rancore. La vendetta diventa un bisogno umano? Forse, tutti siamo bene e male.

Leggendo questo romanzo di Vanessa Roggeri ho accostato i suoi personaggi ai vinti di Verga, gli umili prendono la parola per narrare le brutture della società e del cuore umano. L’irresistibile avventura della vita assume le vesti della lotta per la sopravvivenza nelle classi più umili. La Sardegna con il suo splendore e le sue tempeste si colora di atmosfere fatte di sentimenti intensi e figure selvagge che si muovono dando vita a vicende di dolore e di morte. Per fortuna un lumicino di speranza rompe il buio del cupo dramma. Le figure create dalla Roggeri vivono fino in fondo i loro limiti, le loro debolezze. Il dolore interiore trasloca nella vita reale senza pace. È facile immedesimarsi con questi personaggi comprendendo le debolezze umane. La scrittrice con una scrittura intensa, ricca di emozioni e suggestioni, narra della sua terra natia intesa come luogo dimora dei miti, dove il tempo si è fermato. Dinnanzi ai misteri della natura e del cuore umano nulla possiamo se non raccontare e costruire un ponte di parole e sentimenti per attraversare lo spazio che separa la volontà individuale dal destino, il rimorso dall’espiazione, l’odio dall’amore. I personaggi perdono la loro umanità già in vita, si sottraggono solo Regina e Achille. La storia della cercatrice di corallo finisce tra sogno e realtà, tra innocenza e crudeltà. Sicuramente non finisce qui il mio apprezzamento per Vanessa Roggeri, aspetterò con ansia il suo prossimo lavoro felice di aver conosciuto Ianetta, Nora e Regina.

venerdì 13 aprile 2018

COVER REVEAL "Nectunia" di Daniela Ruggero

Cari lettori, oggi vorrei mostrarvi la cover di "Necturnia" romanzo distopico scritto da Daniela Ruggero. La cover è stata realizzata da Livia De Simone e il libro verrà pubblicato da Dark Zone Edizioni in occasione del Salone Internazionale del libro di Torino. In attesa di leggere l'opera di Daniela Ruggero, ecco a voi la cover e la trama.



 AUTORE: Daniela Ruggero
GRAFICA: Livia De Simone
GENERE: Distopico   CASA EDITRICE: Dark Zone Edizioni
PUBBLICAZIONE: Disponibile in ebook e cartaceo da MAGGIO 2018


TRAMA

In un futuro non molto lontanoa sofferenza non faranno più parte della vita. Non ci sarà spazio per l’inquinamento che soffoca i mari, l’aria e la terra. Tutto sarà pace, fratellanza e unione. Nessun crimine violento, nessuna disputa.

Nella perfezione di questo nuovo mondo, tuttavia, un gruppo di ribelli denominato «Nectunia» combatte la sua guerra silenziosa, consapevole che tanta eccellenza cela un’amara verità. Quale prezzo paga in segreto l’umanità al Nuovo Ordine? In che modo dieci uomini e una donna, la «Grande Madre», scandiscono vite, pensieri e passioni di milioni di persone? In questa perfezione prestabilita e manovrata, potrà l’amore, quello vero e libero, disfare le trama di potere del Nuovo Ordine e ridare speranza all’umanità intera?

giovedì 12 aprile 2018

RECENSIONE | "Profezia vaticana" di José Rodrigues Dos Santos [Review Party]

Dopo “Vaticanum” e “L’enigma di Einstein”, torna in libreria José Rodrigues Dos Santos con “Profezia Vaticana” edito Newton Compton. Dalle pagine di questo romanzo i segreti del Cupolone prendono vita dando origine a una crime story che riguarda fatti di cronaca che tutti noi conosciamo per averne sentito parlare. Entreremo negli enigmi dell’alta finanza e della politica in odor di mafia e massoneria.
STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 6
Profezia vaticana
José Rodrigues Dos Santos (traduzione di M. Lanfranco)

Editore: Newton Compton
Pagine: 519
Prezzo: € 12,00
Sinossi
Un commando di uomini dello Stato Islamico entra clandestinamente in Vaticano e il papa scompare nel nulla. Qualche ora più tardi comincia a circolare su internet un video nel quale i terroristi mostrano il prigioniero facendo un annuncio sconvolgente: il papa sarà decapitato a mezzanotte in diretta mondiale. Parte un angoscioso conto alla rovescia, mentre si scatena il caos. Milioni di persone si riversano in strada, le tensioni tra cristiani e musulmani aumentano sensibilmente e alcuni Paesi arrivano addirittura a prepararsi per una guerra imminente. Tomás Noronha, che sta lavorando ai suoi studi nelle catacombe di San Pietro, viene immediatamente coinvolto nelle indagini per scoprire il luogo in cui è nascosto il papa e si imbatte in un nome enigmatico: Omissis. Che cosa significa? Seguire questa traccia è l'unica speranza di trovare il pontefice prima che si scateni una crisi globale, ma addentrarsi tra le spire di un segreto così oscuro potrebbe richiedere un prezzo altissimo...


Il papa è stato rapito.
Un commando di uomini dello Stato Islamico penetra clandestinamente in Vaticano. Poche ore dopo il papa svanisce nel nulla e su internet compare un video. I terroristi mostrano il papa in ginocchio e fanno un annuncio sconvolgente: se le loro richieste non verranno esaudite, il papa verrà decapitato a mezzanotte in diretta mondiale. Nel mondo cattolico e non, si scatena il caos. Milioni di persone si riversano in strada assistendo, impotenti, a un angoscioso conto alla rovescia. Sale anche la tensione tra cristiani e musulmani, alcuni Paesi iniziano a prepararsi per una guerra che appare inevitabile. Tomas Noronha, che sta lavorando ai suoi studi nelle catacombe di San Pietro, viene subito coinvolto nelle indagini. È una corsa contro il tempo per scoprire il luogo in cui il papa è tenuto prigioniero. Durante le indagini lo storico portoghese si imbatte in un nome misterioso: Omissis.

Tomas Noronha, storico portoghese esperto di crittogrammi, è una figura centrale per l’evoluzione della storia ambientata negli edifici della Santa Sede. Tutto inizia quasi in sordina, Noronha è alle prese con i suoi scavi nelle catacombe. Io amo l’archeologia e i misteri a cui si vuol dare soluzione, quindi Noronha mi è subito stato simpatico. Egli è un uomo di scienza, non crede alle superstizioni e considera la spiritualità un’invenzione dell’uomo per affrontare la crudeltà della vita e la paura della morte. Il continuo confronto scienza religione è già un argomento che affascina ma, nel romanzo, troverete molto di più. Nei primi capitoli  ci si interrogherà su cosa nascondono le profezie di Malachia, Pio X e Fatima. Ho letto queste pagine con vivo interesse e curiosità perché conoscevo parte di queste profezie e ho molto apprezzato l’ambientazione contemporanea che mi ha permesso di ritrovare eventi accaduti da pochi anni. Mentre il rapimento del papa è frutto della fantasia dell’autore, i fatti di cronaca riportati sono veri così come i loro protagonisti. Noronha indagando avrà l’opportunità di affrontare temi scottanti come il collegamento tra la fine del comunismo e le profezie di Fatima, le finanze del Vaticano e la vita lussuosa di molti cardinali, l’amministrazione ambigua delle offerte e il silenzio dei papi. Ma questo è solo l’apice di un iceberg alla deriva nel mare inquieto dell’alta finanza.

L’autore, in modo concreto e diretto, fa ricostruire a Noronha eventi drammatici. Leggeremo delle responsabilità della Banca Vaticana (IOR) per il fallimento del Banco Ambrosiano. Ritroveremo nomi noti come Michele Sindona, l’arcivescovo Paul Marcinkus e Roberto Calvi, il banchiere di Dio. Scopriremo gli affari loschi del Vaticano provando un’indicibile angoscia perché queste cronache sono reali. Tutto gira intorno allo IOR e al riciclaggio di denaro sporco. È angosciante scoprire un mondo dove i princìpi della Chiesa vengono calpestati proprio da uomini che, a sentir loro, diffondono il credo cristiano. Lo sapevate che l’arcivescovo Marcinkus è stato coinvolto anche nella poco chiara morte di papa Giovanni Paolo I?

Il tutto ha naturalmente un forte impatto emotivo sul lettore. Ma non finisce mica qui! I traffici nell’alta finanza e gli intrighi non hanno solo la benedizione del Vaticano. Nel magma distruttivo appare anche la lunga mano della mafia e i segreti proibiti della massoneria. E i papi? Alcuni hanno fatto finta di non vedere, altri, come il nostro amato papa Francesco, sono decisi a cambiare la Chiesa per riportarla a essere più vicina alle persone che soffrono. Nel romanzo il papa viene rapito da un commando dello Stato Islamico, fantasia, tuttavia sono reali le minacce del mondo islamico alla vita del pontefice. Anche per la mafia il Santo Padre è un pericolo per i loro interessi e possiamo aggiungere che molti uomini della curia contestano le sue azioni di riforma. Quanti nemici!

“Profezia Vaticana” è un romanzo scorrevole e incisivo con un ottimo equilibrio tra thriller, indagini investigative, sentimenti e spiritualità. Ogni lettore troverà un’ampia gamma di temi trattati ed enigmi da decifrare. Ci sarà anche una scoperta archeologica importantissima per la Chiesa.

I personaggi sono ben delineati e in numero ridotto per lasciar spazio ai protagonisti dei fatti reali. Simpatica la figura immaginaria dell’ispettore Trodela dal linguaggio vernacolare, odiosa la talpa che agisce all’ombra del Cupolone. Giuda insegna, i traditori sono ovunque.

La dovizia di particolari con cui sono narrati i fatti di cronaca svela un’attenta preparazione dell’autore e una ricerca approfondita delle dinamiche che hanno portato al crack ambrosiano. Mille misteri si nascondono dietro questi eventi: l’ombra del gran “burattinaio” grava su uomini che tutto sapevano e tutto hanno taciuto.

Il gran finale del romanzo è all’Hercule Poirot: tutti riuniti nella Cappella Sistina per scoprire il complice e far luce sul rapimento del vicario di Cristo.

Prima di salutarvi vi consiglio di non farvi spaventare dalla mole del romanzo, la lettura è fluida e coinvolgente. In ultimo vi riporto le parole del nostro Papa Francesco:

Come vorrei una Chiesa povera per i poveri!

La comunità cristiana ha una missione impegnativa ma non impossibile da compiere. 


lunedì 9 aprile 2018

RECENSIONE | "All'ombra di Julius" di Elizabeth Jane Howard

Carissimi lettori, purtroppo devo fare mea culpa per non aver ancora letto la saga dei Cazalet. In attesa di affrontare le numerose pagine della saga, faccio la conoscenza con la sua autrice, Elizabeth Jane Howard, leggendo “All’ombra di Julius” (Fazi), in libreria da oggi 9 aprile. Il titolo anticipa il nome del grande assente della storia. La sua, però, sarà solo un’assenza corporea perché la sua presenza impalpabile ma incisiva non verrà mai meno. Un lutto mai elaborato? Un cordone affettivo mai reciso? Un senso di colpa? Molteplici saranno i motivi che vedranno Julius ancora presente nella vita delle sue donne anche se dalla sua morte sono trascorsi vent’anni.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
All'ombra di Julius
Elizabeth Jane Howard (Traduzione di M. Francescon)

Editore: Fazi
Pagine: 328
Prezzo: € 20,00
Sinossi
Sono passati vent'anni dalla morte di Julius, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato il segno nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, ha paura degli uomini. Cressida, la maggiore, vedova di guerra, cerca l'amore in una serie di relazioni con uomini sposati. Esme, la vedova, ancora attraente alla soglia dei sessant'anni, è persa nella routine domestica della sua bellissima casa. E poi c'è Felix, ex amante di Esme, che l'ha lasciata quando il marito è morto. E infine Dan, un estraneo. Si ritrovano tutti a trascorrere un weekend insieme in campagna: giornate disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l'ombra di Julius.



Il senso di colpa è ciò che si prova quando uno non si rivela all’altezza di un’immagine presuntuosa che si è fatto di se stesso. Non c’entra niente il dispiacere di aver fatto qualcosa di brutto. È solo il dispiacere di non essere ciò che si credeva. Però è un ottimo deterrente dal rifarlo ancora.
Sono trascorsi vent’anni dalla morte di Julius, ucciso durante l’evacuazione di Dunkerque, ma il suo ultimo gesto eroico ha segnato la vita delle persone a lui più care. Emma, la figlia minore, tiene gli uomini a debita distanza. Lavora nella casa editrice di famiglia, il suo studio è lo scudo con cui si difende dal mondo. Cressy, la figlia maggiore, ha sposato giovanissima un ragazzo poi morto in guerra pochi mesi dopo il matrimonio. È alla continua ricerca dell’amore ma colleziona solo una serie di relazioni con uomini sposati. Getta via tempo prezioso struggendosi per i suoi amanti e non dedica la necessaria attenzione alla sua carriera di pianista. Esme, moglie di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni. Si è ritirata a vivere in campagna. Poi c’è Felix, ex amante di Esme, che l’ha lasciata quando il marito è morto e torna in scena dopo vent’anni di assenza. Infine conosciamo Dan, un poeta, estraneo alla famiglia. Tutti si ritroveranno a trascorrere il fine settimana in campagna, ospiti di Esme. Saranno tre giorni difficili e significativi rapporti fatti di chiaroscuri che interagiscono con i ricordi del passato.

“All’ombra di Julius” è un romanzo scritto con eleganza e intelligenza. Il piacere della lettura è reso più intenso da una cover sobria e raffinata che ci apre le porte verso una storia che vede i personaggi femminili protagonisti di un’evoluzione sentimentale lunga vent’anni. In questo lungo lasso di tempo ognuno resta legato alla figura di Julius, marito e padre che conosceremo pian piano. Le vicende narrate si evolvono in un breve spazio temporale, i tre giorni del week-end, ma fagocitano anni di vita irrequieta e mai paga. Siamo negli anni Sessanta, la guerra è ormai lontana anche se le ferite che ha causato sanguinano ancora. Esme e le sue figlie non conoscono la gioia di vivere perché sono prigioniere di rimpianti, rassegnazione, nostalgia e solitudine. Non basta respirare per poter davvero vivere. Nei comportamenti delle donne c’è un disagio profondo che freme e inquina i rapporti familiari e le relazioni amorose. Ogni personaggio trova, nel romanzo, il suo spazio per condividere con il lettore i suoi pensieri, i tormenti di una vita e le colpe che pesano come macigni sul cuore. Ovunque, nelle riflessioni e nelle scelte di vita, impera l’ombra di Julius la cui morte lo ha collocato al di sopra di tutti. Spettatore intransigente, Julius rimane legato alla sua famiglia da invisibili fili su cui la vita si arrampica faticosamente. Felix e Dan renderanno ancor più ardua la salita verso la redenzione a cui le donne aspirano intrappolate tra un sentimento di rassegnazione e l’incapacità di dimenticare.

Devo confidarvi di essere davvero contenta di aver avuto l’opportunità di conoscere questo piccolo gioiello firmato Elizabeth Jane Howard. Adoro il modo in cui l’autrice indaga l’animo umano descrivendo in modo eccellente la psicologia dei personaggi. Uno spaccato di vita reale che pone l’accento sui caratteri, le personalità, i segreti e i lati oscuri dei personaggi tutti, naturalmente, “all’ombra di Julius”.

Prima di salutarvi sappiate che la saga dei Cazalet diventerà presto una serie tv realizzata dagli stessi produttori di “Downton  Abbey”. In attesa non vi resta che andare in libreria e acquistare “All’ombra di Julius”, sarà un ottimo acquisto!

giovedì 5 aprile 2018

Il blog compie 5 anni!


Carissimi lettori, oggi il blog compie 5 anni! 
Quasi non ci credo, il tempo è trascorso velocemente e 
io vorrei ringraziare tutti coloro che mi seguono con affetto. 


Amo i libri e le soddisfazioni che la lettura mi procura. Mi piace leggere tra le righe aggiungendo le mie sensazioni, i ricordi, le riflessioni. Ogni storia è uno svago straordinario che mi permette di vivere molteplici vite viaggiando in luoghi sperduti, incontrando uomini e donne dalle mille sfaccettature. Mi perdo, con gran piacere, nei libri. Senza libri mi sentirei soffocare, il mondo reale è troppo piccolo per me. Leggere dilata il mio universo, mi trasformo in moltissimi personaggi e al tempo stesso resto me stessa. Conosco vinti e vincitori, buoni e cattivi, molteplici esempi di variegata umanità. Ai romanzi che leggo non chiedo risposte ma la conoscenza dei dati di un problema a cui io devo dare una soluzione. Entro in punta di piedi tra le pagine di un libro e mi ritrovo alla ricerca della “verità”. Quale verità? Quella che mi permette di riflettere perché in ogni libro trovo qualcosa di interessante: consolazione, incoraggiamento, inquietudine, desideri, sogni.

Cerco sempre un punto d’incontro tra la mia fantasia e quella dell’autore, un punto da cui nascono emozioni che ti obbligano a voltare pagina. Ogni volta che concludo la lettura di un libro metto in ordine i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie emozioni dando vita alle recensioni. Così gli anni son passati e il numero dei libri da leggere lievita continuamente con mia grande felicità. Sono utili le mie recensioni? Se qualcuno ha scoperto un libro grazie a me io sono contenta e soddisfatta. Vorrei che tutti scoprissero le gioie della lettura che non deve mai essere un’imposizione o una punizione, ma una scelta libera e consapevole. La vita senza libri non è, per me, possibile. Trovo speciale e bello poter condividere con voi i piaceri che la lettura trasmette.

Vi ringrazio ancora una volta e spero di poter continuare a lungo questa emozionante vita da blogger nella convinzione che “ogni libro è un universo in cui è possibile realizzare gli impulsi della propria immaginazione” (Henry James)

martedì 27 marzo 2018

RECENSIONE | "Fai piano quando torni" di Silvia Truzzi

Cari lettori, in questo periodo ho deciso di dedicarmi alla lettura di libri che si discostano notevolmente dai miei adorati thriller. È un modo per saggiare i temi proposti dalle nuove pubblicazioni lasciando a riposo, per un breve periodo, serial killer e atroci delitti. La sofferenza, il dolore e la violenza sono elementi che non caratterizzano in esclusiva il genere thriller ma, come tutti sappiamo, fanno parte della nostra esistenza e lasciano cicatrici sul nostro cuore. Proprio di cuori spezzati, distacchi improvvisi, amori traditi e rinascita, tratta “Fai piano quando torni”, edito Longanesi, primo romanzo della giornalista Silvia Truzzi, firma di punta de Il Fatto Quotidiano.
STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 7
Fai piano quando torni
Silvia Truzzi

Editore: Longanesi
Pagine: 272
Prezzo: € 16,40
Sinossi
Margherita ha trentaquattro anni e un lavoro che ama. È bella, ricca ma disperatamente incapace di superare sia la scomparsa dell'adorato papà, morto all'improvviso otto anni prima, sia l'abbandono del fidanzato che l'ha lasciata senza troppe spiegazioni. Dopo un grave incidente d'auto si risveglia in ospedale. Qui incontra una signora anziana che da poco è stata operata al femore. Anna, oggi settantaseienne - nata poverissima, «venduta» come sguattera da bambina - ha trascorso la vita in compagnia di un marito gretto e di una figlia meschina, eppure ha conservato una gioia di vivere straordinaria. Merito delle misteriose lettere che, da più di mezzo secolo, scrive e riceve ogni settimana. I mondi di queste due donne sono lontanissimi: non fossero state costrette a condividere la stessa stanza, non si sarebbero mai rivolte la parola. Dopo i primi tempestosi scontri, però, fuori dall'ospedale il cortocircuito scatenato dalla loro improbabile amicizia cambierà in meglio la vita di entrambe.


La signora Anna è una di quelle persone indistruttibili. Ma non perché ha scelto solo se stessa, o perché non sente. Perché è, naturalmente, viva. Dice sì, mai no. Si avvicina e non si allontana. Non cerca una giustificazione della sua esistenza, se non nei minuti della sua vita. Non guarda gli altri per vedere nelle loro mancanze le sue vittorie. È. Solo questo. Le piace vivere. Mangia, ama, fuma.
Come si sopravvive al dolore? Se lo chiede la giovane Margherita, inquieta e infelice donna, nemica del pensare positivo e chiusa nel suo piangersi addosso. È arrabbiata con la vita, Margherita. Vita che le ha tolto il padre, morto d’infarto otto anni prima, e di cui lei ha un disperato bisogno.
Prima di dormire pensavo: ma se papà mi telefonasse da lassù, una chiamata interplanetaria, quanto costerà?
Per sentirlo ancora vicino Margherita annusa il suo profumo e parla con lui davanti alla sua tomba. Intanto la vita le ha regalato una parentesi di falsa serenità con Francesco ma anche lui, un giorno, se ne va dicendole:«Non so se ti amo più»

Abbandoni, questi, a cui Margherita non sa reagire e raccoglie in grandi scatole tutti i suoi ricordi conservati con ordine maniacale, con cura e dedizione.
A volte soffrire è più facile che non affrontare il dolore.
Un giorno, in compagnia della sua disperazione, Margherita ha un incidente d’auto. Un grave incidente. Dopo esser stata per mesi tra la vita e la morte, Margherita riapre gli occhi in una stanza d’ospedale. La sua vicina di letto, una signora anziana operata al femore, è Anna. I loro mondi sono in rotta di collisione e le scintille iniziali lasciano ben presto il posto a un rapporto in cui il dare e il ricevere diventano fonte di benessere per le due donne. L’inizio della loro conoscenza sottolinea le profonde diversità che caratterizzano le loro vite. Margherita è giovane, bella, ricca e istruita. Anna è una signora anziana, nata poverissima, ha lavorato come sguattera fin da bambina, ha sposato un uomo violento e messo al mondo una figlia meschina. Eppure Anna ha una gran gioia di vivere, sprizza vitalità da tutti i pori, guarda al futuro con ottimismo. Tutto merito delle misteriose lettere che, da più di 50 anni, scrive e riceve ogni settimana. A scriverle è Nicola, l’amore di una vita.
La vita è lunga e bisogna dividerla con qualcuno che sta dalla tua parte, che ti aiuta, che vuole tutto il bene per te.
Nicola vive a Napoli, si è sposato, ha dei figli ma nel suo cuore c’è posto anche per Anna, che abita a Bologna, il suo unico vero amore di gioventù. Perché non hanno coronato il loro sogno d’amore? A voi scoprirlo. Anna e Nicola non si sono mai più visti in questi lunghi anni di rapporti epistolari. Condividono frammenti della loro vita, un amore lontano che fa tenerezza.

A non fare tenerezza è Margherita. Inizialmente non ho condiviso il suo modo di rapportarsi alla vita. Comprendo il dolore per la perdita del genitore ma il suo lasciarsi andare è un errore madornale. Il dolore si subisce, gli eventi della vita lo elargiscono spesso a piene mani. È naturale soffrire ma reagire è un dovere. Margherita si sente una sfigata, guarda ciò che non ha senza alcuna attenzione per ciò che ha. Non si piace Margherita e si considera una perdente soprattutto nel rapporto con la madre, che lei chiama “Signora Madre”, una donna sempre bella, altera, elegante, sempre a suo agio con la sua femminilità.

E Francesco, l’uomo che lei considerava l’amore della sua vita? Anche lui, più difetti che pregi, appare come una meteora nell’esistenza della nostra protagonista. Uomo pronto a sminuire il lavoro della compagna, Margherita è avvocato, rivela tutta la sua superficialità nei comportamenti sibillini privi di veri sentimenti.
Agata dice che i maschi sono antropologicamente stronzi, incapaci di fare delle scelte, di dare un taglio alle cose anche in situazioni estreme. È la strategia della porta sempre aperta.
“Fai piano quando torni” è un intenso romanzo che offre due visioni opposte della vita. Con leggera ironia la scrittrice ci descrive i caratteri e le personalità dei personaggi sottolineando la difficoltà del cambiamento. Se il personaggio di Margherita fa arrabbiare, quello di Anna conquista e apre alla speranza di chi, nella vita, non si è mai arresa. Mi è piaciuta la metamorfosi compiuta da Margherita, complice la forza vitale della signora Anna. Il finale è perfetto, tenero e amaro, a testimonianza di come, nella vita, i momenti tristi si intrecciamo alla felicità. A noi saper cogliere il bello della vita. Davanti al dolore si china il capo ma la sofferenza diventa maestra di vita se noi riusciamo a trasformarla in conoscenza di se stessi, in un momento di maturazione.
Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. (Euripide)
Margherita si sente schiacciata dal suo vissuto e riesce, per sua fortuna, a stringere la mano che Anna le porge. Le due donne diventano l’una la chiave del futuro dell’altra. Nessun uomo è un’isola, parola di John Donne, siamo parte del tutto e abbiamo sempre bisogno degli altri. L’incontro tra due persone profondamente diverse si rivela un toccasana per entrambe così come l’amore tra Anna e Nicola, espresso nelle brevi e sgrammaticate lettere, esprime un modo per allontanare un mondo fatto di routine e umiliazioni. È un mezzo per difendersi e per creare momenti da non condividere con nessuno se non con la persona amata. Anna ci ricorda che bisogna far fronte in maniera positiva a eventi drammatici. Ci mostra come riorganizzare in modo positivo la nostra vita per trovare un nuovo slancio che ci proietti in un futuro migliore. Margherita accoglierà in sé tale energia e rinascerà a nuova vita.
Vivere non significa attendere che passi la tempesta, ma impara a danzare nella pioggia. (Gandhi)
Vi consiglio vivamente di leggere “Fai piano quando torni”. Nel frattempo impariamo a danzare nella pioggia per ritrovare un sorriso e non mollare mai.

giovedì 22 marzo 2018

RECENSIONE | "Giallo di mezzanotte" di Franco Matteucci [Review Party]

Cari lettori sicuramente in molti conoscerete l’autore e regista televisivo Franco Matteucci finalista al premio Strega con “Il profumo della neve”. È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni. Di questa serie ho letto vari romanzi: “La mossa del cartomante” e “Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco”. Ora continuo la conoscenza dell’ispettore Santoni con “Giallo di mezzanotte”, Newton Compton Editori.
STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 6
Giallo di mezzanotte
Franco Matteucci

Editore: Newton Compton
Pagine: 250
Prezzo: € 9,90
Sinossi
Diana Caselli, notissima star TV, conduttrice di un programma quotidiano sulla cucina, ha accettato di essere l'ospite d'onore della «Caccia al Daù». È la rievocazione di un rito arcaico ed è la festa più importante dell'estate a Valdiluce: centinaia di persone si radunano infatti ogni anno nel bosco di abeti della Verginetta per catturare il leggendario animale muniti di un sacco e di un campanaccio. Nell'oscurità della notte di luna nera, accresciuta dalle fitte fronde degli abeti, a mezzanotte in punto si riuniscono in realtà molte coppie in cerca di nuove fantasie, e, dietro il pretesto di imprigionare un animale immaginario, nascono nuovi amori. Ma questa volta l'alba è tragica: la scomparsa di Diana Caselli e del maestro di sci Franz Suitter, noto latin lover, apre il sipario su un terribile mistero. L'ispettore Marzio Santoni detto Lupo Bianco, con il suo fedele assistente Kristal Beretta, dovrà indagare su due crimini orribili, commessi da uno spietato assassino. Sarà un'inchiesta complicata soprattutto perché costringerà Santoni, suo malgrado, sotto la luce violenta dei riflettori. Per scoprire quanto c'è di torbido nel fantastico mondo della televisione...


Nella suite 28 dell’Hotel Bristol di Valdiluce, Diana Caselli stava per recitare la parte più ambiziosa della sua carriera di star televisiva. Il suo compagno, Furio Angelini, il direttore di FlyTV, era un osso duro, attento a ogni dettaglio, e bisognava disorientarlo con qualcosa di stupefacente.
Diana Caselli, notissima star TV, è l’ospite d’onore della “Caccia al Dau”. È la rievocazione di un rito arcaico ed è la festa più importante dell’estate a Valdiluce. Centinaia di persone, ogni anno, si radunano nel bosco della Verginetta per catturare il leggendario animale, muniti di un sacco e di un campanaccio. In realtà, nell’oscurità della notte di luna nera, a mezzanotte si riuniscono molte coppie in cerca di nuovi amori e nuove fantasie. La caccia al Dau è un pretesto per consumare piaceri sfrenati. Ma questa volta la notte di luna nera apre a un mistero: la scomparsa di Diana Caselli e del maestro di sci Franz Suitter. L’ispettore Marzio Santoni e il suo fedele assistente Kristal Beretta, indagano.
L’orologio al polso di Franz è stato intaccato dalla punta della fiocina e si è fermato esattamente con le lancette sulla mezzanotte. Ormai a medicina legale il caso è diventato per tutti: “Il giallo di mezzanotte”.
È stato un vero piacere immergermi nella lettura di questo giallo che cattura e apre uno spiraglio per scoprire quanto c’è di torbido nel fantastico mondo della televisione. A far da apripista è lui, l’ispettore Santoni, detto Lupo Bianco per la sua conoscenza della montagna e per il suo olfatto molto sviluppato. Lupo è di una bellezza possente, alto, muscoloso con lunghi capelli biondi. È il tutore della legge a Valdiluce, si fa guidare dal suo istinto e non crede mai alle coincidenze. Ha una lucida mente investigativa e riesce a superare la naturale ritrosia degli abitanti a collaborare con la polizia. Ama la natura, gli animali e la vita all’aria aperta. Ha una famiglia strepitosa formata dal riccio Arturo, dal topo Mignolino, dal pipistrello Puppy e dalle formiche capaci di prevedere il tempo che farà. In questo capitolo della serie ci sarà una new entry in famiglia: il cagnolino Romeo.

Personaggio fuori dall’ordinario quello dell’ispettore Santoni che si muove in straordinari scenari naturali: le montagne fantastiche e altere con luoghi selvaggi e potenti.

Più omicidi segnano la notte di luna nera a Valdiluce. Senza perdere tempo il lettore viene catapultato sulle montagne e sembra di partecipare attivamente alle indagini. La natura diventa protagonista e scenario perfetto per i delitti che travolgono la quiete del paesino. Mi piace il modo in cui le indagini vengono descritte, è una narrazione veloce, concisa con molte occasioni di suspence. Trovare il colpevole sarà una corsa a ostacoli con molti sospettati e indizi disseminati lungo il cammino narrativo. Simpaticissimo il personaggio di Kristal Beretta, collaboratore di Lupo Bianco e gran divoratore di cioccolatini. Il suo coinvolgimento nell’indagine è direttamente proporzionale al suo cosumo di Mon Cheri, Rocher, Smarties. Intrigante il gruppo delle vedette clandestine di Valdiluce, un gruppo di donne anziane che sanno tutto di tutti e, attraverso Internet, si scambiano informazioni. Nulla sfugge ai loro occhi.

“Giallo di mezzanotte” è un romanzo intrigante e ben scritto. Si legge tutto d’un fiato esplorando remoti luoghi di montagna dal fascino unico. I delitti diventano quasi secondari davanti alla bellezza della natura deturpata dai crimini commessi. L’ispettore Santoni dovrà mettere insieme i pezzi di un puzzle macchiato di sangue muovendosi in un labirinto di misteri. Beretta svolgerà un ruolo sempre più attivo nell’indagine consumando quantità industriali di cioccolata: piccoli piaceri per addolcire i mali del mondo.

Consiglio agli amanti dei gialli la lettura non solo di questo romanzo ma di tutta la serie delle indagini dell’ispettore Santoni. Franco Matteucci non delude mai i suoi lettori. Alla prossima Lupo Bianco!

lunedì 19 marzo 2018

RECENSIONE | "Uomini che restano" di Sara Rattaro

Carissimi lettori, oggi vorrei condividere con voi i miei pensieri e le mie emozioni frutto di una lettura particolarmente toccante che mi ha portato a riflettere sul modo in cui le donne reagiscono quando la vita trasforma i colori dell’arcobaleno in nubi nere di tempesta. Tutte noi ci impegniamo ogni giorno nel costruire la nostra esistenza. Ci dedichiamo alla famiglia, al lavoro, ci occupiamo del benessere dei nostri uomini. Poi all’improvviso tutto cambia, il vento gelido dell’abbandono ci travolge e il dolore spezza il nostro cuore. Tuttavia anche nella sofferenza più profonda arde la fiammella della speranza che alimenta il coraggio di lottare nei momenti più duri per continuare a vivere. È questo, secondo me, il messaggio che la bravissima Sara Rattaro vuol condividere con i suoi lettori dalle pagine del suo ultimo romanzo “Uomini che restano”, edito Sperling & Kupfer.

STILE: 9 | STORIA: 9 | COVER: 8
Uomini che restano
Sara Rattaro

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 250
Prezzo: € 16,90
Sinossi
All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà.


Amare vuol dire restare, restare vuol dire proteggere anche quando la vita diventa una tempesta.
A volte la vita ti sorprende con cose liete, più spesso ti strappa ciò a cui tieni lasciandoti naufragare in un oceano di dolore. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che ha invaso le loro vite.
Il primo sentore di tradimento è qualcosa che può risultare impercettibile a un occhio poco attento. Un gesto confidenziale come aggiustare il colletto della camicia, uno sguardo complice dopo una battuta o due mani che si allontanano di scatto. Si chiama confidenza. Invisibile, certo, ma, se sappiamo ascoltare, può fare molto rumore.
Fosca è scappata da Milano e dalla confessione con cui suo marito ha messo fine alla loro lunga storia svelandole una verità che per anni aveva taciuto persino a se stesso.
La vita è ricca di cose improvvise. Rivelazioni, confidenze, scoperte. La vita è il tuo personale modo di stare in viaggio mentre altri decidono per te.
Valeria nasconde sotto un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando da sola. L’uomo che le aveva promesso amore è andato via incapace di affrontare la cattiva sorte.
Si scappa per paura, per viltà o per punizione. Si ritorna per coraggio, malinconia o per restituire qualcosa che si era portato con sé.
L’abbandono, il senso di vuoto, uniscono le due donne che non si conoscono ma scoprono di avere molto in comune. Le loro vite quasi si sovrappongono nel momento più difficile della loro esistenza stravolta per motivi diversi ma che lasciano ugualmente il dolore dell’abbandono, della solitudine del tradimento, della malattia.

Fosca reagisce all’abbandono mostrando la sua fragilità. Inizialmente in lei esplode una gran rabbia, escogita piani diabolici di rivalsa per poi scappar via da Milano per rifugiarsi a Genova, sua città natia.

Valeria è abbandonata dal marito proprio quando scopre di avere un tumore. Man mano che il suo corpo si trasforma, sotto le pugnalate della malattia, anche il suo essere si trasforma allontanandosi da chi sa soltanto fuggire.

Due donne, Fosca e Valeria, che restano sole con le loro paure, le difficoltà, i sentimenti sepolti sotto il silenzio. Purtroppo ci sono cose che non si possono ricomprare. L’amore, la fiducia, il rispetto hanno il brutto vizio di essere unici. Scegliere l’uomo con cui condividere tutto è sempre un’ardua decisione. Nel bene e nel male. In salute e in malattia. Ci si può fidare di un giuramento? Forse sarebbe più veritiero dire: 
“Ti starò accanto solo se starai bene e se ne avrò ancora voglia.”

C’è un inferno emotivo in questo libro, sentimenti difficili che fanno soffrire, poiché amare non è mai facile e ci porta a commettere errori a cui bisogna porre un limite.

Tuttavia penso che ci sia una profonda verità nell’affermare che per ritrovarti devi perderti. Dire addio può sembrare la fine di tutto ma può rivelarsi il momento per concederci una seconda possibilità. Non tutti fuggono, non tutti tradiscono, c’è anche chi è disposto a tutto pur di restare accanto alla persona amata.
È la promessa più importante: io ti proteggerò, qualsiasi cosa accada.
“Uomini che restano” è un titolo rivolto agli uomini anche se la storia è raccontata da donne. Ciò che mi ha conquistata di Sara Rattaro è la semplicità e la naturalezza della sua scrittura che trasforma il momento del dolore in una proiezione verso il futuro, l’inizio di una nuova vita. La guarigione del corpo è ugualmente importante quanto la guarigione interiore che sprigiona un’energia positiva. È vero, però, che non sempre tutto si risolve per il meglio ma la speranza, il vaso di Pandora insegna, è l’ultima a morire. Ed è proprio nella speranza che troviamo il coraggio per andare avanti un po’ stordite dalle mille variabili dell’amore. Mi piace la capacità dell’autrice di creare subito una connessione diretta con noi lettori perché parla di sentimenti, dolori comuni a tutte noi. Naturalmente ciò vale anche per gli uomini ma noi donne abbiamo una sensibilità diversa. Noi soffriamo, loro si impauriscono. Noi lottiamo, loro scappano. Non sempre ma spesso è così.

Quando si soffre ci si mette al centro dell’universo, il dolore ascolta solo se stesso, esistiamo solo noi e le nostre lacrime. Fosca si sente stritolata dalla sofferenza, si isola e si rifugia tra le braccia della sua città. Si chiede: «Perché a me?»

Valeria si sente in colpa anche per essersi ammalata.
Gli esperti definiscono il senso di colpa come un’emozione che ci aiuta a mantenere buoni rapporti sociali, è un monito che ci spinge a fare determinate scelte. In questo mondo, invece, sentirsi in colpa è la prima regola per essere una vera donna.
Un altro aspetto del romanzo che mi è piaciuto molto è la coralità delle voci, ogni personaggio ha la possibilità di togliersi la maschera e mettersi a nudo. Con mia sorpresa mi sono imbattuta in una voce molto particolare. Tra un capitolo e l’altro si leva, infatti, la voce narrante di Genova che narra di sé e dei suoi abitanti. Passionale e austera ci regala un inedito autoritratto.
Ho visto la mia gente aver paura. L’ho vista inginocchiata a spalare fango per evitare di pensare. L’ho vista piangere senza che nessuno la vedesse, gridare a chi non voleva sentire, l’ho vista nuda sotto gli occhi di tutti come una vittima. L’ho vista rialzarsi con dignità e coraggio difficili da spiegare quando hai perso tutto, quando i pezzi della tua vita hanno galleggiato in un mare anomalo, codardo e pericoloso.
“Uomini che restano” dà voce anche ai personaggi maschili, sottolinea la povertà morale di alcuni e il coraggio di essere se stessi di altri. Indubbiamente ogni scelta si ripercuote su chi ci è vicino, inutile cercare la verità.
Non esiste una sola verità, ne esistono tante versioni. Dipende da cosa sappiamo, da quello che riusciamo a vedere e da quello che abbiamo voglia di ascoltare.
Di una cosa sono certa, amo il modo in cui la scrittrice descrive lo stato emotivo dei personaggi oppressi dagli eventi della vita. Nell’animo ferito c’è posto per il perdono? Essere se stessi è un atto doveroso anche se ciò significa affrontare un mare in tempesta. La vita non è facile. Sbagliare è facile, correggere gli errori è possibile, reagire e guardare avanti è doveroso.