venerdì 23 giugno 2017

RECENSIONE | "Il morso" di Simona Lo Iacono

Vi riconosco, miei simili, o mostri della terra.
Al vostro morso è caduta la pietà,
e la croce gentile ci ha lasciati.
                                                            
Con questa epigrafe, la poesia “Giorno dopo giorno” di Salvatore Quasimodo, la scrittrice Simona Lo Iacono ci apre le porte del suo romanzo “Il morso”, edito Neri Pozza. Appare evidente che i temi trattati coinvolgono l’uomo e le sue debolezze, le sue mostruosità. Fra le pagine del romanzo svaniranno i sentimenti di pietà e di umanità. La morte giocherà con la vita. I desideri di violenza e ricchezza semineranno dolore e morti. La ribellione si vestirà di sangue, l’amore si trasformerà in odio, la pace in guerra. Solo una donna, il suo sacrificio per amore, donerà speranza per una vita migliore, per un futuro vissuto in pace. Questa donna non ha voce, ultima tra gli umili, diventerà, a sua insaputa, una delle protagoniste dei moti rivoluzionari del 1848 a Palermo. La Storia non conosce il suo nome. Simona Lo Iacono la presenta ai suoi lettori. È Lucia Salvo, a’ siracusana, detta la “babba”, la pazza.

STILE: 8 | STORIA: 9 | COVER: 8
Il morso
Simona Lo Iacono

Editore: Neri Pozza
Pagine: 238
Prezzo: € 16,50
Sinossi
Palermo, 1847. Lucia Salvo ha sedici anni, gli occhi come «due mandorle dure» e una reputazione difficile da ignorare: nella sua città, Siracusa, viene considerata una «babba», ossia una pazza. La nomea le è stata attribuita a causa del «fatto», ovvero il ricorrere di improvvise e violente crisi convulsive, con conseguente perdita della coscienza. Il «fatto» aleggia sulla vita di Lucia come un'imminenza sempre prossima a manifestarsi, un'ombra che la precede e di cui nessun medico ha saputo formulare una diagnosi, a parte un tale John Hughlings Jackson che al «fatto» ha dato un nome balordo: epilessia. Un nome che le illustri eminenze mediche siciliane hanno liquidato con una mezza alzata di spalle. Per volontà della madre, speranzosa di risanare le sorti della famiglia, Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso la casa dei conti Ramacca. Un compito che la «babba» accetta a malincuore, sapendo che il Conte figlio si è fatto esigente in tema di servitù femminile. Da quando, infatti, in lui prorompe la vita di un uomo, l'intera famiglia si è dovuta scomodare a trovargli serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d'amore. Stufo delle arrendevoli ragazze che si avvicendano nel suo letto, il Conte figlio è alla ricerca di una donna che per una volta gli sfugga, dandogli l'impressione che la caccia sia vera e che il trofeo abbia capitolato solo per desiderio. O, meglio, per amore. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il Conte figlio le si accosta perciò con consumata e indifferente esperienza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza. La ragazza, però, gli sferra un morso da furetto. Un morso veloce, stizzito, che lo fa sanguinare e ridere stupefatto. Un gesto di inaspettata ribellione che segnerà per sempre la vita di Lucia, rendendola, suo malgrado, un'inconsapevole eroina durante la rivoluzione siciliana del 1848, il primo moto di quell'ondata di insurrezioni popolari che sconvolse l'Europa in quel fatidico anno.

Palermo, Real Casa dei pazzi, 18 febbraio 1861

Dalla parete della cella n.27, angolo sud-est. Iscrizione muraria 122, rep. 18:

Se chiedete in giro, non vi diranno che ho un nome. Non vi diranno neanche che ho mente e lingua. Scrolleranno le spalle con insofferenza, qualcuno con pietà. Sorrideranno, altri. Vi riferiranno che, forse, un tempo capivo. Che, forse, babba ci sono diventata. La vita, diranno. I dolori, i parti, le morti.
Lucia Salvo è un personaggio realmente esistito. Ce ne parla Luigi Natoli nelle sue “Cronache e leggende di Sicilia”. Simona Lo Iacono dà voce a Lucia collocandola al centro di un romanzo storico che ha la funzione di una macchina del tempo. Leggendolo mi sono ritrovata nella Palermo del 1847, tra povertà e nobiltà, cospirazioni e giochi politici. Un passato che narra anche il nostro presente colmo di contraddizioni, tumulti, problemi economici.

Immergiamoci nella storia, provate a chiudere gli occhi, sentite l’odore del mare? Siamo in Sicilia a Siracusa, la Babba ci aspetta.

Lucia Salvo aveva sedici anni ed era, da tutti, considerata pazza a causa del “fatto”. La ragazza aveva ricorrenti e improvvise crisi convulsive con perdita della coscienza. All’epoca la malattia non era conosciuta, la medicina parlerà di Epilessia negli anni a seguire, quindi Lucia veniva considerata pazza.

Per volontà della madre Lucia viene mandata a Palermo a servizio presso i conti Ramacca. Il conte figlio predilige serve adatte alla fatica, ma anche, e soprattutto, agli esercizi d’amore. Stanco d’incontrare fanciulle ben disposte a soddisfare le sue voglie amorose, il conte figlio spera di trovare una donna “difficile” da conquistare. Una donna che sappia resistergli. Detto, fatto. Quando il nano Minnalò, suo fedele consigliere, gli conduce Lucia, il conte figlio è sicuro di trovarsi di fronte a un’altra semplice preda. Si sbaglia. Nel momento in cui l’uomo si avvicina alla ragazza, certo che la bella siracusana non gli opporrà alcuna resistenza, riceve una terribile accoglienza. Lucia gli sferra un morso che lo fa sanguinare. Questo gesto di ribellione segnerà per lei l’inizio di una nuova vita. Viene mandata a casa degli Agliata e usata, a sua insaputa, per portare dei messaggi scritti allo Steri, il carcere di Palermo, dove si trovano i rivoluzionari anti-borbonici. Da quel momento la babba inizierà un cammino che la porterà a diventare un’eroina della rivoluzione siciliana del 1848. La Storia non conoscerà mai il suo nome, la sua storia rimarrà nell’ombra. Oggi, grazie alla scrittrice Lo Iacono, abbiamo la possibilità di leggere una storia di struggente bellezza. Una storia che parla della ricerca del senso della propria vita in un momento storico difficile e travolgente.

Ho letto “Il morso” tutto d’un fiato stregata dai suoi molteplici personaggi. I conti Ramacca, Manfredi e Assunta Agliata, il nano Minnalò, il castrato signorino rappresentano tante storie che arricchiscono la lettura. Tutti hanno un ruolo nella società dell’epoca,  a livelli diversi rappresentano il mondo siciliano in cui la povertà tangibile si scontra con l’apparente nobiltà.

Nel mondo capovolto, così l’autrice definisce la società dell’epoca, Lucia, che tutti hanno definita pazza, è l’unica persona normale. I suoi pensieri, le sue azioni riflettono coraggio e intelligenza, capacità di scindere il bene dal male, fermezza nell’agire e sicurezza nella volontà di sacrificarsi in nome dell’amore e della giustizia.
Una pazza e un detenuto, due mezzi scarti che, accoppiati, fanno uno scarto intero. Hanno imparato quello che imparano tutti gli amanti quando il mondo ci si mette di mezzo: a rendersi creature notturne, con diritto d’accesso solo nei sogni.
Con un linguaggio incisivo, essenziale, un ritmo dell’azione serrato e coinvolgente, l’autrice narra una tragica storia che la finzione letteraria non stravolge ma le dona la possibilità di essere conosciuta. Dare la voce agli umili è un modo per riconoscere loro ruolo nella Storia che spesso dimentica. Dal passato una figura dimenticata ci coinvolge offrendoci la cronaca della sua vita. Un ponte di emozioni lega il passato al presente, le eroine di ieri si riflettono nelle donne coraggiose del nostro presente. A noi il compito, l’arduo compito, di ascoltare quelle voci dimenticate. Vi troveremo fragilità e forza, volontà e sacrificio, voglia di cambiamento e desiderio di giustizia. Le donne testimoni di un tempo senza età. Ascoltiamole.

lunedì 19 giugno 2017

RECENSIONE | "Eppure cadiamo felici" di Enrico Galiano

Enrico Galiano è un nome famoso tra i giovani, i suoi post su Facebook sono letti da tantissimi ragazzi. Galiano, nel 2015  è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia, racconta, nel suo romanzo “Eppure cadiamo felici”, il momento in cui tutto il mondo appare come un nemico, quando il buio ti circonda e non sai più cosa fare. Racconta come, nel buio, si può intravedere la luce che prende le fattezze di un’altra persona. Una persona in grado di comprendere il tuo disagio. Così basta appoggiare la testa su quella spalla pronta a sorreggerti perché le emozioni non facciano più paura.

STILE: 7 | STORIA: 8 | COVER: 6
Eppure cadiamo felici
Enrico Galiano

Editore: Garzanti
Pagine: 381
Prezzo: € 16,90
Sinossi
Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un'estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l'appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall'ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l'amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura.

“Wenn ein Gluckliches fallt”, è l’ultimo verso di una poesia di Rainer Maria Rilke, che tradotta recita più o meno così:

“E noi che pensiamo la felicità come un’ascesa
Ne sentiremmo il tocco,
che quasi ci sgomenta,
quando una cosa felice cade.”
Per Gioia, la protagonista del romanzo,  questo verso parla della bellezza delle cose che cadono, della bellezza delle cose che tutti rifiutano e che se ne sta nascosta tra le cose inutili che tutti buttano via.
Sai perché mi scrivo sul braccio tutti i giorni quelle parole, “la felicità è una cosa che cade”?

Per ricordarmi sempre che la maggior parte della bellezza del mondo se ne sta lì, nascosta lì: nelle cose che cadono, nelle cose che nessuno nota, nelle cose che tutti buttano via.
Gioia, chiamata confidenzialmente Maiunagioia dai suoi compagni, è una diciassettenne timida che non riesce a socializzare con i suoi compagni. Non condivide con loro l’interesse per la moda, per le feste e i pettegolezzi. Lei ha due grandi passioni: colleziona parole intraducibili di tutte le lingue del mondo e ama fotografare le persone prese di spalle. Nessuno condivide con lei queste passioni, nessuno potrebbe capirla. Poco male, Giulia risolve dando vita a un’amica immaginaria, Tonia, sempre pronta a dire le cose in faccia, senza alcun problema.

La famiglia di Giulia si può paragonare a un iceberg di problemi. I genitori, fedeli compagni di grandi bevute, litigano spesso fra loro creando, in casa, un clima insostenibile da cui la ragazza scappa appena può. Così una sera Giulia incontra, in un bar, un misterioso ragazzo, Lo. Chiacchierata dopo chiacchierata, Giulia inizia a fidarsi di Lo, lui la comprende e non la vede come una marziana sulla Terra. Sera dopo sera, tra confidenze e risate e scherzi, Lo diventa sempre più importante per Giulia. Ogni cosa assume un colore diverso, il buio inizia a cedere il posto alla luce,il cuore mette a tacere la ragione e le regala intense emozioni. La felicità è a portata di mano? Forse. Anzi, no!

Quando Lo scompare, svaniscono con lui le emozioni appena provate. Ma il cuore è tenacemente convinto che ci sia ancora una possibilità. Una possibilità per ritrovare Lo, per sciogliere il nodo che lega il passato del ragazzo, per ritrovare la felicità perduta, per coniugare il verbo amare nei suoi mille significati diversi.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo che parla proprio delle mille sfumature della parola amore che non si possono guardare con gli occhi della ragione. Tra i personaggi del libro ho amato il professore Bova, insegnante di filosofia, pronto a rispondere a tutte le domande dei suoi allievi e di Gioia in particolare. Ho apprezzato i riferimenti alla favola scritta da Apuleio, Psiche e Amore, per spiegare un aspetto della vita. In ogni persona, il poroso confine tra luce e buio, crea problemi. A volte, qualsiasi scelta si faccia, inevitabilmente qualcuno soffrirà.  È una lotta continua tra razionalità e istinto, ma,alla fine dall’unione dell’anima e dell’amore nascerà il piacere.

Ed è questo il lungo viaggio che Gioia dovrà affrontare  alla ricerca di Lo, per dare un nome alla strana sensazione che prova, per ritrovare quell’attimo di felicità in cui il mondo cambia. Quando “io” diventa “noi”, quando due anime si incontrano e scoprono i primi tumulti del cuore, quando non si ha paura di ascoltare il rumore della felicità, allora la vita cambia per sempre. L’adolescenza, tema portante del romanzo, è vissuta come un periodo in cui ci si sente soli contro tutti. Ai ragazzi bisogna dare fiducia e responsabilità, lasciare che compiano scelte ed errori. Così diventeranno più forti e le loro fragilità diminuiranno.

“Eppure cadiamo felici” è un romanzo intenso, si legge piacevolmente lasciandosi trasportare dalle emozioni che prima in sordina, poi sempre più plateali, rendono la storia ricca di domande a cui non viene data una risposta. La lettura scorre fluida, capitoli di varia lunghezza si susseguono regalando ritmo alla storia arricchita con citazioni di scrittori, poeti, musicisti. Sicuramente è un romanzo che volge lo sguardo verso il mondo dei giovani ma in ognuno di noi sopravvive la nostra gioventù. Si è fragili oggi come ieri, si è fragili da giovani e da adulti, da figli e da genitori. Ma, anche nella fragilità, si può trovare l’attimo di felicità che illuminerà la nostra vita lasciando che l’amore nutra i nostri cuori.

giovedì 15 giugno 2017

BLOGTOUR "Il mistero di Abbacuada" di Gavino Zucca | I luoghi del romanzo

Un tenente dei carabinieri appena arrivato in Sardegna. Un misterioso omicidio all’interno di una grotta. Una squadra speciale per un colpevole davvero insospettabile.

Un delitto all’apparenza semplice si rivelerà molto più complicato del previsto. Riuscirà il tenente Roversi, guidato dal suo idolo, Tex Willer, a risolvere un caso d’omicidio tutt’altro che semplice?

Il mistero di Abbacuada
Gavino Zucca

Editore: Newton Compton 
Pagine: 288 | Prezzo: € 10,00 
Sinossi 

Tempi duri per il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi: trasferito in Sardegna per motivi disciplinari, il giovane ufficiale si trova proiettato in una terra che niente ha in comune con la sua amata Bologna. E a breve dovrà pure dire addio al suo segreto peccato di gola: la scorza di cioccolato per cui va matto è introvabile a Sassari… Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada, un luogo pericoloso ai confini della sua tenuta. Tutto lascia pensare a una vendetta consumatasi secondo i canoni del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela, che Roversi ignora del tutto e lo mette di fronte alla Sardegna più arcaica e misteriosa. Per fortuna, ad affrontare il caso non è solo: Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso alleato per il tenente, a cui lo unisce una viscerale passione per Tex Willer. L’incontro tra i due è determinante: alle proprie capacità deduttive, Roversi può affiancare le efficaci e preziose intuizioni di Gualandi. Ma un delitto che sembrava semplice si rivela molto più complicato del previsto…



I luoghi del romanzo

“Il mistero di Abbacuada” è il primo romanzo di Gavino Zucca dedicato alle indagini del tenente Giorgio Roversi e della Squadra Speciale Villa Flora. Lo scrittore, nato a Sassari ma residente a Bologna, guida il suo personaggio in un viaggio che ripercorre al contrario i suoi spostamenti.

A causa di motivi disciplinari, il tenente dei carabinieri Giorgio Roversi, è stato trasferito, dall’amata Bologna, in Sardegna.
[...] Il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia.  (Giuseppe Mazzini)
Sono passati solo pochi giorni dal suo arrivo a Sassari, città con tanti tesori nascosti da scoprire, quando Roversi deve fare i conti con un omicidio. Luigi Gualandi, proprietario di Villa Flora, ha scoperto un cadavere con un orecchio mozzato nella grotta di Abbacuada.

La grotta di Abbacuada è un luogo molto pericoloso. Il nome deriva dal fatto che originariamente lì c’era una sorgente, poi è successo qualcosa nella grotta e l’acqua ha trovato un’altra strada. La fonte si è inaridita anche se si ode ancora il suono dell’acqua che scorre. Abbacuada significa, infatti, acqua nascosta.

Le indagini conducono Roversi a fare la conoscenza del codice barbaricino. Un codice d’onore non scritto, quasi una giustizia parallela diffusa nella Sardegna più arcaica e misteriosa. Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma, sarà un prezioso aiuto per il tenente che diventerà un ospite graditissimo a Villa Flora nella Valle delle Magnolie.

Valle delle Magnolie, grazie ai lavori di Gualandi, è una vallata ordinata e curata. È uno dei famosi orti di Sassari. Qui c’è acqua in abbondanza, un piccolo paradiso in cui si riesce a coltivare quasi tutto: pomodori, patate, fagioli, lattughe, finocchi, carciofi e cavolfiori. I muretti a secco, che dividono i terreni, sono più sacri delle barriere fra Stati. Le persone sono pronte  ad aiutarsi nei momenti di difficoltà ma non c’è la pur vaga idea di cooperativa agricola. Questo fa lievitare i costi di produzione riducendo al minimo i guadagni.

Leggendo questo giallo scoprirete una regione meravigliosa che vi accoglierà con profumi, sapori e colori unici! La grotta di Abbacuada sprigionerà il suo fascino e Valle della Magnolia vi conquisterà con i suoi campi ordinati. A movimentare il tutto ci penseranno il tenente Roversi e la Squadra Speciale Villa Flora :)





Buona lettura :)