mercoledì 30 novembre 2016

WWW Wednesdays #99

 WWW  Wednesdays è una rubrica creata dal blog Should be Reading 
e consiste nel rispondere a tre semplici domande:

-What are you currently reading? (Cosa stai leggendo adesso?)
-What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
-What do you think you’ll read next? (Cosa leggerai dopo?)


 
What are you currently reading?
(Cosa stai leggendo adesso?)
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What do you think you’ll read next?
(Cosa leggerai dopo?)
   

lunedì 28 novembre 2016

RECENSIONE | “Alaska” di Brenda Novak

Carissimi lettori, se amate le letture ricche di fascino nero che hanno come protagonisti la follia omicida e atroci violenze allora non potete perdere un thriller ad alta tensione come “Alaska” di Brenda Novak.

Alaska (Evelyn Talbot Vol. 1)
Brenda Novak (traduzione di S. Bortolussi)

Editore: Giunti
Pagine: 373
Prezzo: € 14,90

Sinossi: Stanno accadendo strane cose nel piccolo villaggio di Hilltop, remota località dell'Alaska dove l'inverno è così gelido da ottenebrare le coscienze. Da quando, tre mesi prima, è stata aperta Hanover House, una clinica psichiatrica di massima sicurezza che ospita con finalità scientifiche i più feroci serial killer d'America, nessuno dorme più sonni tranquilli e a nulla servono le rassicurazioni di Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige l'istituto insieme al collega Fitzpatrick. Soprattutto quando nella neve avviene un macabro ritrovamento: i resti di una donna, orrendamente martoriata. Per il giovane sergente Amarok è la conferma di ciò che ha sempre temuto: portare un branco di efferati assassini a pochi metri dalle loro case e dalle loro famiglie è stata una decisione estremamente pericolosa. Ma la sua fermezza si scontra con il fascino fragile e misterioso di Evelyn, il cui passato nasconde il più nero e atroce degli incubi. E mentre una violenta tormenta di neve si abbatte sul paese rendendo impossibili i collegamenti e le comunicazioni, la psichiatra ha più di un motivo per pensare che quel primo omicidio sia un messaggio destinato proprio a lei e che l'ombra del passato la stia per raggiungere ancora una volta. 



STILE: 7 | STORIA: 8 | COPERTINA: 8

Lui l’avrebbe uccisa se solo avesse potuto. L’aveva già aggredita una volta. Non doveva dimenticarsene.
Con questa premessa prende vita “Alaska”, un romanzo che ha un’identità camaleontica e spietata. Ambientato tra i ghiacci dell’Alaska, il romanzo coniuga alla perfezione l’atmosfera unica del clima rigido con il freddo dell’anima dei serial killer. Se vi ho incuriositi allora venite con me ma sappiate che stiamo per entrare in una clinica psichiatrica di massima sicurezza. A guidarci sarà Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige l’istituto.

La storia è ambientata nel piccolo villaggio di Hilltop, in Alaska, dove l’inverno porta temperature che superano anche i -35°C con sole cinque ore di luce al giorno. In questa località è stata aperta Hanover House che ospita, con finalità scientifiche, ben centoventitrè detenuti psicopatici e trentasette tra i peggiori serial killer. Quando vengono ritrovati i resti di una donna, orrendamente martoriata, tutti puntano il dito verso la clinica. Una tormenta di neve complica ancora più la già precaria situazione e la dottoressa Talbot dovrà affrontare il suo incubo peggiore, la sua ossessione, il suo passato.
Noi serial killer siamo i vostri figli, siamo i vostri mariti, siamo ovunque.
– Ted Bundy
“Alaska” è un libro che cattura subito l’attenzione del lettore. Ogni capitolo inizia con una citazione appartenente a un reale serial killer e ciò rende ancor più agghiacciante la lettura. Ho trovato molto interessante la finalità scientifica di Hanover House: lo studio della psicopatologia. Dice Evelyn: «Sono lupi travestiti da agnelli.» Si riferisce ai detenuti psicopatici. E ancora «Io studio uomini che non sanno cosa siano le emozioni, non riescono a stabilire rapporti veri con gli altri esseri umani. Fanno quello che li avvantaggia, quello che è nei loro interessi e si sentono perfettamente giustificati.»

Nella clinica, con norme di sicurezza pari a qualsiasi altra struttura di Livello 4, si creano dinamiche complesse tra i prigionieri e i dottori. Alcuni degli psicopatici rinchiusi raggiungono un quaranta pieno nella Scala di Hare e questo non è un buon segno.
Cogli l’ultimo respiro che abbandona il loro corpo. Li stai guardando negli occhi. Una persona in una situazione del genere è Dio!
– Ted Bundy, serial killer, stupratore, rapinatore e necrofilo.
Nel romanzo non troverete certezze scolpite ma un continuo divenire che si identifica nell’eterno conflitto tra il bene e il male. Nello sviluppo della storia emergono le vicende e i caratteri di uomini e donne che trovano una continuità narrativa tra le mura di Hanover House e tra la neve dell’Alaska dove la natura è padrona assoluta. Il selvaggio dei luoghi si rispecchia nella crudeltà dei cattivi. L’ambientazione tra i ghiacci amplifica l’effetto inquietante del romanzo e regala intensi brividi.
Non saprò mai quando questo mostro mi è entrato nel cervello,  ma ormai è qui in pianta stabile. Come ci si può curare? Non posso smettere, il mostro insiste, ferisce come ferisce la società. Magari voi potete fermarlo. Io no.
– Dennis Lynn Rader, conosciuto come l’assassino “lega, tortura e uccidi”.
I personaggi sono tutti ben descritti, schierarsi con Evelyn è una scelta istintiva. Con lei si superano anche i confini del tempo, il suo passato proietta ombre sul presente e apre scenari agghiaccianti e inimmaginabili. Nel romanzo la violenza non ha confini e vola libera. Capitolo dopo capitolo tesse un filo rosso che qualcuno avvolgerà per avvicinarsi alla dottoressa. Tuttavia in un mare di malvagità c’è anche una piccola, grande magia d’amore. A voi scoprirla. È positivo vedere come Evelyn, donna ferita dalla vita, abbia il coraggio per non arrendersi mai e per continuare a lottare contro i suoi incubi.
Quando mi avranno mozzato la testa potrò ancora udire, almeno per un momento, il suono del sangue che mi zampilla dal collo? Sarebbe il piacere più grande di tutti.
– Peter Kurten, il Vampiro di Dusseldorf
Brenda Novak racconta con passione e coinvolgimento storie, personaggi, luoghi. Il confine tra finzione e realtà è sottilissimo. I personaggi potrebbero essere reali così come le storie. La finzione che sconfina nella realtà. La scrittura dell’autrice si rivela efficace nelle descrizioni delle atmosfere e degli ambienti dell’Alaska che si riflettono nell’animo senza emozioni dei killer, nei ricordi, nei flashback di una violenza che urla dal passato.

“Alaska” è il primo libro di una serie, Evelyn è un personaggio che seguirò con vero piacere. Se volete incontrarla anche voi, se volete conoscere l’oscuro mondo con cui si rapporta, è in Alaska che vi consiglio vivamente di andarla a cercare. Ma attenzione, quanto il futuro appare ormai privo di nubi ecco che qualcosa accade e il passato ritorna. È una promessa di ferocia. Un’ombra si avvicina. La ferita originaria sta per riaprirsi. Nel frattempo godiamoci un po’ di pace fino al prossimo romanzo.

sabato 26 novembre 2016

RECENSIONE | "I Signori della Cenere" di Tersite Rossi

Buon sabato, cari lettori :) Oggi vorrei parlarvi di un romanzo dalle mille sfaccettature socio-economiche-politiche. Si tratta del nuovo romanzo di Tersite Rossi, “I Signori della Cenere”, Edizioni Pendragon. Tersite Rossi è un collettivo di scrittura creato da penne coraggiose che hanno dato vita al romanzo d’inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e Mafia, “È già sera, tutto è finito” (Pendragon 2010), e del noir distopico “Sinistri. La scelta dello pseudonimo è un omaggio a Tersite, antieroe omerico, che rappresenta l’opposto di ciò che tutti si attendono.

I Signori della Cenere
Tersite Rossi

Editore: Pendragon
Pagine: 398 
Prezzo: € 16,00 (cartaceo) | € 7,99 (ebook)

Sinossi: Un filo sottile lega la sorte di un rampante banchiere di Wall Street, un taciturno ragioniere di provincia e un'inquieta antropologa alla ricerca di un'amica scomparsa, e di se stessa. Un filo che si srotola e tesse un'avventura che costringe i protagonisti - popoli antichi, monaci guerrieri, uomini d'affari senza scrupoli e intellettuali ambigui - a interrogarsi sull'origine dei sentimenti umani più profondi, l'amore e l'odio. Un filo a cui si aggrappano uomini e donne stritolati dalla crisi economica d'inizio millennio, agli albori della guerra più sanguinaria di tutti i tempi. Un filo tirato dal potente Dio del Cielo e dalla benigna Dea della Terra. E dal quale tutti noi siamo inestricabilmente avvolti. Ma qual è il segreto della Grande Madre custodito dalla Sacerdotessa? Perché qualcuno è disposto a uccidere pur di eliminarne la memoria? E quale relazione esiste tra l'attacco dei seguaci del Cielo a quelli della Terra e il più grande crimine compiuto dopo la Seconda guerra mondiale? Poche risposte, per troppe domande. Eppure, basterebbe guardarsi alle spalle. Per capire quando, e come, è cominciato tutto...

STILE: 8 | STORIA: 9 | COPERTINA: 8

Era ormai notte, quando le ultime fiammelle crepitavano tra le pietre del tempio. Ardan le guardò brillare nell’oscurità, soddisfatto: il Dio del fuoco aveva sconfitto la Dea dell’acqua. S’inginocchiò e raccolse un pugno di cenere, facendola scivolare ancora calda nel palmo della mano. Poi alzò gli occhi al cielo e un grido bestiali gli uscì dalla gola. Il fuoco e la cenere. Il Padre e il Guerriero. Marduk e Ardan. Una nuova stirpe di uomini stava per cominciare il suo dominio.
Cos’hanno in comune lo squalo di Wall Street, il ragioniere disoccupato e la ricercatrice coraggiosa?
Hanno in comune un mondo spietato in cui il bene di pochi si basa sul male di molti.
A raccontarvi la trama non ci provo nemmeno, sappiate che il prologo vi porterà indietro nel tempo, a Creta nel XII secolo a. C. per poi catapultarvi a Washington, oltre tremila anni dopo nel 1973. Un bel viaggio nel tempo e nello spazio per scoprire una possibilità di vita molto diversa dall’attuale. Una storia intricata e intrigante che fa paura perché molto ma molto vicina alla realtà.

“I Signori della Cenere” non è un romanzo morbido e tenero, troverete violenza droga e sesso, il tutto proposto con un’intensa potenza narrativa in cui la fantasia sconfina nella realtà offrendo una lunga, affascinante, crudele visione della storia dell’umanità.

Se dovessi riassumere a grandi linee questo fitto romanzo, sicuramente porrei alla vostra attenzione dei momenti di riflessione di politica culturale che ruotano attorno ai temi sviluppati nel libro. Le civiltà preindoeuropee, un vaso rinvenuto a Creta con misteriose iscrizioni, tre streghe, il ritorno della Grande Madre. Misteri. Provo a coinvolgervi analizzando alcuni aspetti della narrazione, momenti in cui ho percepito una realtà che incute paura.

Inizio presentandovi i Globocrati, leader dei maggiori istituiti finanziari del mondo che con le loro banche, le loro multinazionali, impongono il loro piano di morte e distruzione. In nome del profitto viene distrutto ogni “virgulto di democrazia partecipativa in tutto l’Occidente.” Milioni di essere umani soffrono e soffriranno per un sistema finanziario fuori controllo che regala potere e denaro a pochi eletti. Nel labirinto di Wall Street il sistema finanziario sta per collassare a causa di prodotti tossici venduti per qualcosa di buono. I mutui killer possono trovarsi nel portafoglio di qualunque istituto finanziario e gli stessi banchieri sono artefici della loro rovina. Ciò provocherà una crisi economica planetaria, lo Stato salverà le banche e lascerà annegare i cittadini. Tutto in nome del profitto. Homo Hominis Lupus.

Ma non è stato sempre così. Pian piano, con affascinante rigore, il romanzo ricostruisce un modello storico di società alternativa. Inizialmente il modello di società era matriarcale, non gerarchico, non competitivo, altruista, pacifico, sessualmente e religiosamente non repressivo. Poi tutto mutò grazie al patriarcato che introdusse la divisione gerarchica, la competizione, l’egoismo, la violenza, la repressione sessuale e religiosa. In questa ricostruzione i Signori della Cenere sono i potenti di ogni epoca, capaci di trasformare in cenere tutto ciò che si oppone al loro dominio, che difendono il modello sociale dominante e repressivo. L’antica voce di pace e uguaglianza è stata sepolta sotto le ceneri.

Ho letto questo romanzo con molto interesse, i temi trattati si nascondono dietro la finanza speculativa e le crisi economiche. Noi non siamo informati su ciò che succede nelle stanze del potere. Tutto ciò è lontano dalla nostra realtà? No, non credo proprio. Ed è insito in questa possibilità di conoscenza il fascino di questo romanzo che si mostra al lettore con un effetto caleidoscopico, con argomenti seri che permettono di lanciare un messaggio sociale.

La lettura de “I Signori della Cenere” mi ha regalato sensazioni scaturite da un linguaggio profondo, dirompente, che squarcia la superficie dell’immaginabile per penetrare nei territori della finzione. Leggere questo libro è stata un’esperienza che oserei definire “interattiva”. Capitolo dopo capitolo mi sono posta molte domando sul mondo della finanza, della società lavorativa, sulle grandi holding che comandano. Viene naturale rivalutare la visione etica della vita e delle cose. L’interesse personale guida le decisioni che vanno alla ricerca di un guadagno personale. Il bene comune è una chimera.

Immaginazione? Pura fantasia? Sarà, ma la realtà assomiglia tanto a quel mondo corrotto così ben descritto nel romanzo. Gli scrittori invitano i lettori nel mondo incredibile e spregiudicato dell’alta finanza e dei complotti politici. Non è possibile rifiutare l’invito anche perché siamo uomini fragili che hanno sostituito la Grande Madre con una nuova stirpe di dei, rigorosamente maschili, autoritari e violenti. Nacquero così le civiltà che compaiono sui libri di scuola dove non tutto è svelato. Se volete scoprire il segreto della Grande Madre e dei Signori della Cenere, non vi resta che leggere questo romanzo di un mondo distopico che ricorda da vicino la nostra inquieta società.

“Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia, 
è la lezione più importante che la storia ci insegna.” 
– Aldous Huxley 

mercoledì 23 novembre 2016

RECENSIONE | "Stoner" di John Williams

Carissimi lettori, spero che la letteratura americana del Novecento sia tra le vostre passioni perché oggi vi parlerò di “Stoner”, scritto da John Williams, pubblicato da Fazi Editore. 

Stoner
John Williams (traduzione di S. Tummolini)

Editore: Fazi | Pagine: 332 | Prezzo: € 15,00

Sinossi: William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)

STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7


William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato di ricerca e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo.
“Stoner” è il racconto di una vita che all’apparenza sembra piatta e desolata. John Williams ne ha fatto un romanzo appassionante, ricco di emozioni, dal finale malinconico.

Ripercorriamo insieme i momenti salienti. Stoner nasce da una famiglia di agricoltori nel 1981, in una piccola fattoria al centro del Missouri, vicino a Booneville, un paesino a circa quaranta miglia da Columbia, sede dell’università. Suo padre, seppur giovane, era piegato dalla fatica per il duro lavoro. Sua madre “sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire”.

Finite le superiori, nella primavera del 1910, suo padre gli parla di una nuova facoltà all’Università di Columbia: Agraria. William decide di immatricolarsi presso questa facoltà. Dopo un po’ cambia il suo piano di studi e si laurea in lettere. Scoppia la Prima Guerra Mondiale. Stoner non si allontana mai di molto dal natio paese rurale, insegnerà per tutta la vita e per quasi quarant’anni è infelicemente sposato alla stesso donna. Con la figlia ha rapporti sporadici, per i genitori è un estraneo e ha pochissimi amici. Cosa c’è di rilevante in tutto ciò?

Con scrittura limpida e sensibile, Williams ci mostra il mondo di Stoner. Lo impreziosisce con una miriade di dettagli, ne sottolinea i momenti più importanti. Il matrimonio con Edith, l’angosciante luna di miele, lo spiraglio d’amore con Katherine, lo strazio dell’ultimo periodo di vita. Intorno a Stoner il mondo evolve attraversando due guerre mondiali, crisi economiche profonde e devastanti. La dinamicità del tempo che passa si infrange contro la passività di Stoner. Egli si rende conto degli errori che commette eppure non riesce a porvi rimedio precludendosi un riscatto nei confronti della vita.

Edith, sua moglie, con i suoi continui cambiamenti d’umore, distrugge la loro vita matrimoniale e mina il rapporto con sua figlia. Nel campo lavorativo c’è Hollis Lomax a rendere difficile la vita di Stoner. Sicuramente tutto ciò appartiene a una visione che non può fermarsi alla superficie ma deve scavare nel profondo dell’animo di personaggi complessi che hanno molto da offire. Anche la figura di Grace, figlia di Stoner, è una figura complessa. La ragazza assorbe le negatività dei genitori e percorrerà una china che la porterà tra le braccia dell’alcool. Un momento di intensa emozione è il rapporto di Stoner con l’affascinante Katherine: l’amore trionfa ma ha vita breve. Cosa succede? La vita dona un po’ di felicità esigendone subito il pagamento in un modo che lascio a voi scoprire.

“Stoner” è un romanzo che affascina nella sua semplicità.
I personaggi mostrano emozioni in continua evoluzione e così anch’io ho provato inizialmente ammirazione, partecipazione, tristezza, rabbia, malinconia. Nel romanzo la grande protagonista è la vita con i suoi perché, con il bagaglio di ricordi che costituiscono la nostra ricchezza emozionale. E alla vita Stoner si accosta, portando  nell’intimo della sua anima “il ricordo degli stenti, della fame, della sopportazione e del dolore.”Quando ripensa alla sua infanzia nella fattoria di Booneville, ricorda le vite oscure, faticose e stoiche dei suoi antenati che “offrivano al mondo tiranno visi inespressivi, rigidi e spenti.”

Stoner sale sul treno della vita e come viaggiatore attraversa la sua esistenza fermandosi al ruolo di spettatore incapace di intervenire per mutare gli eventi, per aiutare chi, in silenzio, chiede aiuto. Poteva fare di più Stoner? Si, certamente si. Tuttavia la vita ci pone sempre davanti a una realtà complessa in cui tutti ci muoviamo con difficoltà. Non importa ciò che avremmo voluto fare ma solo ciò che realmente facciamo. La forza di questo romanzo è proprio nel racconto di una vita pacata, senza grandi avvenimenti e travolgenti decisioni. Sbirciando sotto il quieto vivere però, scoprirete un mondo che catturerà il vostro cuore ponendo Stoner tra i personaggi che ricorderete con affetto.

lunedì 21 novembre 2016

RECENSIONE | "Stanze di famiglia" di Furio Bordon

Buongiorno lettori, oggi voglio parlarvi di un romanzo che ho trovato molto interessante perché parla di alcuni momenti fondamentali dell’esistenza dell’uomo.

Stanze di famiglia
Furio Bordon

Editore: Garzanti | Pagine: 177 | Prezzo: € 18,00

Sinossi: Vicende familiari, certo, ma che ruotano soprattutto intorno al nodo emozionale di vecchiaia e infanzia, le due età della debolezza, gli anni in cui l'individuo è più vulnerabile, più esposto a prevaricazioni, violenze, umiliazioni, in cui la fortuna di essere nati diventa troppo spesso fatica di vivere e amarezza. Ed è combattendo l'amarezza con l'ironia dell'intelligenza che un vecchio professore di lettere, in attesa che il figlio torni dall'ufficio per accompagnarlo in una casa di riposo, conversa con la moglie morta. È un dialogo al tempo stesso amoroso e conflittuale. Come commossa e crudele sarà l'ultima discussione con il figlio. Ritroveremo il vecchio anni dopo, rintanato come ogni pomeriggio nella soffitta della «Villa», intento a sfogliare un vecchio album di fotografie e a esercitare la sua ironia confidandosi con una piantina di basilico e una sedia vuota. A confrontarsi invece con il padre morto è Anna, una psicoterapeuta infantile, nella notte in cui viene a sapere della fuga da casa di un suo assistito, un ragazzo violato da un'infanzia di indifferenza e disamore. Comparirà anche lui, in questa notte, e costringerà Anna a un impietoso, feroce bilancio del proprio vissuto, dominato da quel padre attore famoso e geniale, del cui fascino lei è sempre stata adoratrice e vittima. Nella terza e ultima stanza, un figlio stanco ed esasperato è alle prese con la grottesca demenza della vecchia madre. Ma sarà quella stessa madre, giovane e presente nel ricordo - come giovane e presente è anche il padre scomparso da anni - a suggerirgli in un momento di lucida dolcezza: «Capirai alla fine che con quella povera testa delirante e confusa se n'è andato un mondo...». Nella struttura di questo libro dunque diventano personaggi, agiscono e parlano tra loro i vivi, i morti e i ricordi. Ma anche i rimorsi e i desideri. 



STILE: 8 | STORIA: 8 | COPERTINA: 7


Tre storie. Tre vicende che pongono al centro il mondo emozionale che scaturisce dai rapporti familiari. L’attenzione è rivolta a due età fragili e complesse, in cui l’uomo si mostra più vulnerabile: l’infanzia e la vecchiaia.

Leggendo questo libro mi è parso di essere a teatro per assistere a tre atti unici. Tre stanze che hanno in comune un ventaglio di emozioni che vanno dalla prevaricazione, alla violenza e all’umiliazione. È stato un modo per riflettere perché, come ci insegna Amleto, “nel luogo sospeso tra cielo e terra, esistono più cose di quante la tua filosofia conosca”.

Andiamo con ordine ed esploriamo la prima stanza: “Stanza del padre innocente”.
Non puoi più essere felice, quando invecchi. Entri in una dimensione diversa… come un sogno… o come un altro pianeta. Ci si può anche vivere decentemente, ma la felicità non è prevista. La felicità è tutta nel passato. Tu puoi solo cercare di ricordarla.
Questa prima parte del libro mi ha immediatamente conquistata catapultandomi nella vita di un vecchio professore di lettere che attende il ritorno del figlio dall’ufficio per trasferirsi in una casa di riposo. Nell’attesa conversa con la moglie morta. Struggenti le riflessioni del protagonista sul difficile rapporto con il figlio e sull’ineluttabilità della morte. Il tutto trattato con ironico ottimismo.

La parte centrale del libro è riservata a “Stanza del padre colpevole”.
In una notte scandita dall’amarezza del vivere, Anna, psicoterapeuta infantile, si confronta con il padre morto. Con un dialogo crudele, spesso feroce, Anna e suo padre ripercorrono la loro vita. Lui è stato un attore famoso e geniale. Lei è caduta vittima di quel fascino e ne è stata sempre adoratrice.

L’ultima parte apre il sipario su “La stanza della madre”.
Un figlio stanco ed esasperato si occupa della vecchia madre affetta da demenza. Con lui, nella stanza, c’è il ricordo di quella stessa madre giovane e presente. Per completare il quadro familiare appare anche il padre, scomparso da anni. Con grande dolore verrà presa una decisione che porterà un senso di sollievo e per questo sollievo un senso di colpa.
Capirai che con quella povera testa delirante e confusa se n’è andato un mondo. I tuo genitori, i tuoi nonni, i ricordi di tante vite. Adesso sei rimasto soltanto tu a testimoniare il nostro passaggio. Continua a farlo se puoi. Pensa ogni tanto a quei due ragazzi innamorati che ti hanno messo al mondo contro tutti, e tienili in vita finchè vivi tu
“Stanze di famiglia” è un libro in cui troverete sogni, gioie, amarezze che si intrecciano nel mistero dell’esistenza. I personaggi interagiscono tra loro, alcuni sono vivi, altri sono morti ma in tutti si celano ricordi di una vita, i rimorsi e i desideri. Vivere non è mai stato facile, ogni età ha le sue difficoltà ma un sentimento attraversa in modo trasversale la nostra esistenza: l’amore.

Tra le pagine di quest’opera c’è il bisogno di amare e di essere amati. In ogni stanza, con una scrittura al servizio della sincerità e della quotidianità, assistiamo all’amarezza di una vita che si spegne, al crudele rapporto padre-figlia, alla malattia che sconvolge e tutto travolge. In fondo la vita, nella malinconica visione del libro, ci conduce al cospetto della morte. L’anziano tagliato fuori dal mondo e ricoverato in una casa di riposo in attesa della morte. La psicoterapeuta infantile che, con coraggio e dolore, affronta il padre riparlando del loro torbido rapporto proprio nella notte in cui un suo giovanissimo paziente scompare. Il figlio e la sua vecchia madre che affondano nelle sabbie mobili della demenza.

Tre situazioni che rievocano i dolori e le gioie della vita. Perdersi nei ricordi è anche sacrificare un po’ del nostro presente in nome del passato. È cedere il nostro cuore ascoltando le voci che ti lacerano l’anima. È chiedere amore e ricevere odio. È vivere, è morire. È la vita. È la sacralità della vita.

mercoledì 16 novembre 2016

BLOGTOUR "Alaska" di Brenda Novak | Tappa #6 - Ambientazione e curiosità

Buongiorno lettori e benvenuti alla sesta tappa del blogtour dedicato al romanzo “Alaska” di Brenda Novak (Giunti), un thriller adrenalinico ricco di colpi di scena ambientato tra i ghiacci dell’Alaska. Ho già letto il romanzo e mi è piaciuto molto, ma di questo ve ne parlerò prossimamente. In questa tappa tratterò i luoghi del romanzo e vi mostrerò alcune curiosità legate alle vicende narrate.

Alaska (Evelyn Talbot Vol. 1)
Brenda Novak

Editore: Giunti
Pagine: 373
Prezzo: € 14,90

Sinossi: Stanno accadendo strane cose nel piccolo villaggio di Hilltop, remota località dell'Alaska dove l'inverno è così gelido da ottenebrare le coscienze. Da quando, tre mesi prima, è stata aperta Hanover House, una clinica psichiatrica di massima sicurezza che ospita con finalità scientifiche i più feroci serial killer d'America, nessuno dorme più sonni tranquilli e a nulla servono le rassicurazioni di Evelyn Talbot, la psichiatra trentenne e determinata che dirige l'istituto insieme al collega Fitzpatrick. Soprattutto quando nella neve avviene un macabro ritrovamento: i resti di una donna, orrendamente martoriata. Per il giovane sergente Amarok è la conferma di ciò che ha sempre temuto: portare un branco di efferati assassini a pochi metri dalle loro case e dalle loro famiglie è stata una decisione estremamente pericolosa. Ma la sua fermezza si scontra con il fascino fragile e misterioso di Evelyn, il cui passato nasconde il più nero e atroce degli incubi. E mentre una violenta tormenta di neve si abbatte sul paese rendendo impossibili i collegamenti e le comunicazioni, la psichiatra ha più di un motivo per pensare che quel primo omicidio sia un messaggio destinato proprio a lei e che l'ombra del passato la stia per raggiungere ancora una volta. 





Ambientazione e curiosità

Nel villaggio di Hilltop, remota località dell’Alaska, accadono strane cose. Tutto è iniziato con l’apertura di una clinica psichiatrica di massima sicurezza, Hanover House, che ospita con finalità scentifiche i più feroci serial killer d’America.

In questa tappa del blogtour, entreremo in punta di piedi ad Hanover House dove sono racchiusi 37 dei peggiori serial killer del paese, senza contare i centoventitrè detenuti psicopatici colpevoli di crimini minori.

Questi “lupi travestiti da agnelli” sono materia di studio per il loro comportamento. Hanover House è la prima istituzione di quel genere che fosse mai stata creata. Rappresenta un approccio radicalmente nuovo al problema della psicopatologia. Nella clinica psichiatrica vengono accolti detenuti selezionati con cura in base ai crimini commessi e ai comportamenti manifestati. I criminali sono cavie utilizzate per la ricerca e per un’eventuale terapia.

La vita carceraria non è facile. Le norme di sicurezza dell’istituto sono uguali a quelle di qualsiasi altra struttura di Livello 4. L’edificio è stato progettato per resistere al maltempo, le bufere di neve sono all’ordine del giorno con temperature che scendono anche a meno 35° con giorni in cui si hanno appena cinque ore di luce. Hanover House è dotato di ogni sorta di sistema di emergenza e il personale, qualificato ed affidabile, ha il suo bel daffare per sorvegliare la popolazione carceraria.
Direttrice di questa clinica psichiatrica è la dottoressa Evelyn Talbot, ossessionata dal ricordo di una violenza devastante subita in giovane età. Fare la sua conoscenza è come entrare in un labirinto di emozioni e ossessioni.

Dopo aver letto il romanzo, ho deciso di cercare alcune curiosità sulla diagnostica elle psicopatologie e mi sono imbattuta in due elementi che hanno destato la mia attenzione: la Scala di Hare e la psicopatia.

 - La scala di valutazione clinica Hare, detta PCL-R, è uno strumento diagnostico che permette di valutare le tendenze antisociali o psicopatiche. La PCL-R è una scala formata da 20 voci di valutazione dei sintomi e permette di confrontare il grado di psicopatia di un soggetto con quello di un prototipo di psicopatico. La scala fornisce un punteggio totale che indica quanto vicino il soggetto del test sia al punteggio massimo che uno psicopatico classico avrebbe. Lo psicopatico per eccellenza riceverebbe un punteggio massimo di 40. La PCL-R è lo strumento più utilizzato nella ricerca sulla psicopatia, ed anche il più affidabile.

 - La psicopatia è un disturbo mentale caratterizzato principalmente da un deficit di empatia e di rimorso, emozioni nascoste, egocentrismo ed inganno. Gli psicopatici assumono comportamenti devianti e compiono atti aggressivi nei confronti degli altri. Sono orientati alla criminalità più violenta. La Nato ha fondato una serie di Istituti Avanzati di Ricerca sulla psicopatia.
Gli psicopatici non provano colpa né rimorso per le proprie azioni. Possono compiere atti di una crudeltà impressionante senza percepire alcuna emozione.

Spero che queste curiosità siano state di vostro interesse, ora non indugiate più e leggete “Alaska”.





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Buona fortuna e buona lettura :)

lunedì 14 novembre 2016

RECENSIONE | "Fine turno" di Stephen King

Buon inizio settimana, amati lettori :) Dopo “Mr. Mercedes” e “Chi perde paga”, ho finalmente letto il capitolo conclusivo della trilogia poliziesca di King. Si tratta del thriller “Fine Turno” in cui il poliziotto in pensione Bill Hodges pone la parola fine alla sua sfida con il serial killer Mr. Mercedes. Prima di esporvi il mio pensiero vorrei dirvi che “Fine Turno” è dedicato da King a Thomas Harris che tutti ricorderete come il creatore di Hannibal Lecter. Il serial killer Mr. Mercedes e Hannibal hanno molto in comune a partire dalla loro capacità di esercitare un malefico controllo sulle menti. 

Fine Turno
Stephen King (traduzione di G. Arduino)

      Trilogia di Mr. Mercedes       
#1 Mr. Mercedes [recensione]
#2 Chi perde paga [recensione]
#3 Fine turno

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 477
Prezzo: 19,90

Sinossi: In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. Il dolore lo assilla da un po' e ha deciso di sapere da dove viene. Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. Ha pensato a loro perché l'apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell'ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. Mentre invece la diabolica mente dell'Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l'intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. E a Hodges non basteranno l'intelligenza e il cuore. In gioco, c'è la sua anima.

STILE: 9 | STORIA: 8 | COPERTINA: 8
Non c’è niente di meglio di quello che non puoi vedere.
Non molto tempo fa ho letto “Mr. Mercedes”, il primo romanzo hard boiled in cui realismo e violenza vanno a braccetto. Ho conosciuto il folle Brady Hartsfield e il duro Bill Hodges. Sono inorridita per le gesta del primo e ho tifato per la vittoria del secondo. Dopo una breve pausa la lettura è continuata con “Chi perde paga” in cui il detective Hodges, con i suoi aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson, si muove in una storia che tocca il tema del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno. Oggi, “Fine turno”, è il thriller del duello finale, dello scontro epocale tra Brady e Hodges. È la fine dei giochi, ci sarà un vincitore e un perdente, ma la strada sarà lunga e seminata di morte.

Nella camera 217 dell’ospedale qualcuno si è risvegliato. È un essere malvagio. È Brady Hartsfield. È  intrappolato in un corpo inerme ma con la mente vigile dotata di un potere distruttivo capace di mettere in pericolo l’intera città. Brady ha un vecchio conto da pareggiare, sette anni sono tanti ma il suo odio è cresciuto in maniera esponenziale, con Hodges. Per fermare il mostro dotato di poteri sovrannaturali, il detective dovrà essere pronto a tutto.

“Fine Turno” è il racconto di una sfida ad armi impari, il soprannaturale contro la razionalità. Io mi sono ritrovata a leggere un romanzo matrioska in cui gli avvenimenti si incastravano alla perfezione come un guscio che sembra vuoto ma vuoto non è. Nei primi dieci capitoli si evolve la nuova storia con un occhio all’antefatto, poi si alza il sipario sull’evento tanto atteso: il ritorno di Brady, il risveglio della sua diabolica mente, il risveglio della sua sete di vendetta. Hodges è il solito duro, al suo fianco ritroviamo Holly e Jerome. Insieme indagheranno non opponendosi alla realtà dei fatti solo perché punta in una direzione che a loro non piace. Omicidi travestiti da suicidi hanno un nome in comune: Brady.
Certa gente sperpera distratta ciò che altri venderebbero l’anima per avere: un corpo sano e privo di dolore. E perché si comporta così? Perché è troppo cieca, troppo segnata dall’esistenza o troppo egocentrica per superare con lo sguardo il buio dell’orizzonte in attesa dell’alba. Che non smette mai di sorgere, a patto di continuare a respirare.
A lettura inoltrata mi sono resa conto di avere davanti agli occhi una girandola di temi: le facoltà telecinetiche, i farmaci sperimentali, le pillole di veleno elettronico, i ragazzi depressi. La tecnologia appare come un’arma che infierisce sulla fragilità umana. Ed è proprio sulla fragilità che il male si abbatte e miete le sue vittime.

Su un terreno disseminato di trappole si muove Hodges consapevole che ad attenderlo c’è lui, Mr. Mercedes. Scoprire la verità non sarà un gioco. Diffidate degli sconosciuti che vi fanno dei regali. Lasciate perdere i solitari, non indugiate sulle schermate in cui compaiono i pesciolini colorati. Diffidate.

Diffidate di tutti ma lasciatevi condurre verso le inquiete frontiere di questa storia che mi ha regalato momenti d’incredulità e rabbia e raccapriccio. Il finale, pur anticipato nel titolo, mi ha congedata lasciandomi un gran vuoto dentro. Io tendo a familiarizzare con i personaggi, amo i loro pregi e le loro debolezze, anche i cattivi mi sono spesso simpatici perché esprimono una parte della realtà in cui viviamo. Come la morte che King descrive nei suoi romanzi affidandole un ruolo truce e imprevedibile. In “Fine Turno” la morte violenta si affianca alla morte vista con un ruolo naturale. Dalle pagine del romanzo, però, si alza una richiesta d’aiuto per i molti giovani che non riescono a vedere il bello della vita e si arrendono pensando a un’esistenza senza un domani, senza sogni né desideri.

I pregi di questo romanzo sono tanti. L’ architettura della storia gode di personaggi e avvenimenti coinvolgenti, spesso alzando gli occhi dal libro mi è parso di vedere l’interno della stanza 217 e di percepire il male che vi si respirava. Il sovrannaturale ha reso ancor più avvincente il romanzo scritto con fluidità che inizia con un tragico avvenimento locale e pian piano si amplifica fino a toccare temi importanti della nostra società. King crea, nel romanzo, un mondo perfettamente funzionante in cui i personaggi si muovono a loro agio ed è facile seguirli nei loro spostamenti, ragionare e riflettere sulle scelte da fare vien naturale anche se siamo al di fuori della storia.

I difetti sono mie fisime, piccoli desideri che mi porto dentro da lettrice appassionata. Mi sarebbe piaciuto un Brady ancor più cattivo, più machiavellico nel male e un filino d’horror per un finale inatteso e sconvolgente. In alcuni capitoli lo scrittore si dilunga un po’ troppo nei dettegli tecnologici e ciò mi ha reso spesso impaziente di ritornare all’azione degli avvenimenti. Mi piace la paura che nasce da ciò che non conosco quindi non amo particolarmente le lunghe descrizioni.

Piccolezze, leggere King è sempre un piacere anche se, questa volta, ho dormito sonni tranquilli. Almeno fino al prossimo libro firmato dal Re.

Curiosità
La Sonar produrrà una miniserie TV tratta dalla trilogia del detective Hodges. Diretta da Jack Bender, il regista di Lost e The Dome, vedrà il carismatico Brendan Gleeson nei panni del detective Kermit “Bill” Hodges. L’uscita è prevista per il 2018.

venerdì 11 novembre 2016

BLOGTOUR "Il Segreto delle Sibille" di Luisa Mazzocchi | Le leggende delle Sibille

Buongiorno lettori :) Seconda tappa del blogtour dedicato al romanzo "Il Segreto delle Sibille" di Luisa Mazzocchi. Ho avuto il piacere di leggere questo libro un po' di tempo fa (recensione) e sono stata felicissima quando ho scoperto che il romanzo sarebbe stato pubblicato dalla Rizzoli nella collana YouFeel. Luisa Mazzocchi è una bravissima scrittrice, seguite il blogtour e alla fine potrete vincere una copia del romanzo che vi consiglio assolutamente di leggere :)

Il Segreto delle Sibille
Luisa Mazzocchi

Editore: Rizzoli (YouFeel) | Pagine: 114 | Prezzo: € 2,99 (ebook)

Sinossi: Ci sono presenze invisibili che abitano le nostre vite, e incontri che sono scritti nel destino.
Un tranquillo lavoro da insegnante, due figli adolescenti e un marito “importante” che le garantisce un’ottima posizione nella città in cui vive, Ancona. Cosa desiderare di più dalla vita? Eppure Laura è inquieta e insoddisfatta, e tutto precipita quando scopre il tradimento del marito. Da questo shock prenderà il via una catena di eventi che trascineranno Laura in un’avventura terribile quanto liberatoria. Un vero e proprio viaggio nei segreti della sua storia e della sua terra, tra i paesaggi incantati dei monti Sibillini, fino all’incontro con il mondo misterioso e affascinante del sovrannaturale. Sarà proprio grazie a questo incontro che Laura troverà la soluzione del mistero che grava sul passato della sua famiglia e la forza per dare una nuova direzione alla sua vita.
Un romantic suspence intriso di segreti e amore, di magia e di storia che vi porterà in mondo di donne disposte a sacrificare se stesse per l’amore e la libertà.





Le leggende delle Sibille

In questo avvincente romanzo (recensione) troverete l’eco di antiche leggende che vi condurranno in un mondo magico dove la natura diventa parte integrante della storia. Tra i boschi, le pietre e le acque dei Monti Sibillini, vagano, sin dalla notte dei tempi, intense figure femminili: le Sibille. Nel romanzo vengono riportate interessanti informazioni su queste mitiche figure.
Delle fate delle Sibille, numerose erano state le leggende tramandate nel tempo. Si diceva che fossero ancelle della Regina Sibilla, creature misteriose che quasi ogni sera scendevano gli scoscesi sentieri dei Sibillini per recarsi a valle. Sembra che queste diafane creature bellissime fossero solite ballare con i pastori più belli della zona. Nei paesi di Castelluccio, Foce e Rocca si narra ancora delle loro danze notturne, quelle che hanno preso poi il nome di “saltarello” o “ballo delle Fate”, insegnate proprio dalle fate Sibille all’antica gente di quei luoghi magici. Erano ballerine abilissime, dai piedi simili a zoccoli di capra, che abitavano sul Vettore, nella Grotta delle Fate insieme alla loro Regina Sibilla, una saggia regnante che aveva comunque posto un limite alle loro scappatelle. Le fate dovevano infatti ritornare alla Grotta prima che il sole sorgesse. Se ciò non fosse avvenuto, ella non le avrebbe più accettate nel suo regno ed esse sarebbero diventate delle misere comuni mortali. Una volta per poco non accadde l’irreparabile: le fate non si accorsero che la notte stava per finire. Risalirono velocemente per il monte Vettore. I loro zoccoli caprini finirono per frantumare il terreno. Le fate riuscirono a rientrare in tempo nella Grotta, prima che i raggi dell’alba rendessero mortale qualcuna di loro. A perenne ricordo di quella estenuante corsa, sulla parte del monte da loro attraversata, rimase una lunga striscia di ghiaia che ora spicca ben visibile sul monte Vettore: il sentiero delle Fate.
Le fate sibilline erano donne celtiche giunte sui Monti Sibillini dopo la battaglia del Sentino avvenuta nel 295 a.C. nelle zone di Sassoferrato-Camerimo. Molto sangue venne versato, lo testimonia ancor oggi il fiume Sanguerone, fiume tinto di sangue. Le legioni romane combatterono contro i Celti. Nella battaglia i comandanti della coalizione antiromana, morirono con numerosissimi guerrieri. I Celti furono sconfitti e tantissime donne celtiche fuggirono sulle montagne. Tra loro c’era la bella e giovane Morhag che riuscì a fuggire su di un cavallo scampato al massacro. Cavalcando per ore, giunse nei boschi: era sfinita e si rese conto di essere ferita alla gamba destra. Sarebbe morta se non fosse successo qualcosa di insperato. La meravigliosa Sibilla delle sue genti era accorsa in suo aiuto. Morhag si risvegliò nella Grotta magica dei Sibillini. Iniziava, per lei, una nuova vita. La coraggiosa guerriera celtica, salvata in punto di morte dalla sacerdotessa druida Sibilla, rinasceva a nuova vita. In quella grotta magica si trovava la prodigiosa sorgente che donava l’immortalità. Un dono dall’enorme potere che la Sibilla condivideva con tutte le donne che si trovavano sul punto di morire nell’area di quei monti del mistero. Morhag divenne la prima ancella della Sibilla. Altre fanciulle si unirono a loro, tutte avevano un animo puro. Anche la sibilla Morhag compì delle magie salvando delle donne dalla violenza degli uomini. Nel tempo si aggiunsero altre sibille, sebbene alcune di loro subissero poi la punizione del ritorno alla vita terrena, senza peraltro alcun ricordo della precedente vita di fata. La Sibilla sapeva essere implacabile quando un’ancella osava disobbedirgli.

Nel corso degli anni le leggende sulle Sibille si sono evolute. Nella tradizione romana, il monte Sibilla venne collegato al culto della Magna Mater. Durante l’epoca del Cristianesimo primitivo, invece, la Sibilla divenne una profetessa. Le cose cambiarono durante l’oscuro Medioevo. La Grotta venne considerata una sede occulta di sortilegi e la Sibilla una strega che di notte si trasformava in serpe con le sue ancelle. La saggia indovina dei Sibillini divenne così la Maga Alcina, tanto che un casto guerriero, Guerrino detto il Meschino, per il solo avvicinarla rischiò di essere ammaliato. Bellissime e dispettose, le fate furono demonizzate e dotate di piedi diabolicamente caprini.

Ma di queste storie di sibille, molto altro potrebbe essere raccontato.

Una cosa è sicura: queste leggende trasmettono con intensità un’energia tutta femminile, un modo deciso di affrontare problemi e situazioni drammatiche. La forza delle donne non è leggenda ma in essa trova testimonianza attraverso i secoli. Giunge fino a noi e diventa parte attiva nel romanzo “Il Segreto Delle Sibille”. A voi scoprire il connubio perfetto tra fantasia e magia, tra leggenda e realtà. Non tutto ha una logica spiegazione, il mistero continua.




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CALENDARIO BLOGTOUR

10/11 - Starlight book's: presentazione e giveaway

11/11 - Penna D'oro: leggenda delle sibille

12/11 - Libri di cristallo: intervista all'autrice

13/11- Librintavola: i personaggi

41/11 - Every book has its story: recensione

15/11 - Libri al Caffè: motivi per leggere il romanzo





REGOLE PER PARTECIPARE AL GIVEAWAY:
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Buona fortuna e buona lettura :)