giovedì 3 agosto 2017

RECENSIONE | “La donna nella pioggia” di Marina Visentin

Carissimi lettori, dopo una breve pausa riprende l’attività del blog con la recensione di un thriller psicologico dal titolo accattivante visto il caldo infernale che Lucifero regala a tutti noi.

STILE: 8 | STORIA: 8 | COVER: 8
La donna nella pioggia
Marina Visentin

Editore: Piemme
Pagine: 420
Prezzo: € 17,50
Sinossi
Pensavo di conoscere il posto di ogni cosa, il nome di ogni strada, la mappa della mia vita. Invece. Stella Romano non saprebbe dire quando le ore che compongono le sue giornate abbiano cominciato a scomparire. In una quotidianità senza imprevisti, scandita dalle attività ripetitive e confortanti delle figlie, dai viaggi di lavoro del marito, dai piccoli gesti di una vita agiata in cui continua a sentirsi un'estranea, a Stella mancano dei momenti; ore intere di cui non ha alcun ricordo, in cui compie azioni che poi si smarriscono nelle profondità della mente, in cui diventa un'altra persona. Un giorno, anche il vaso di sua madre - unico legame con la donna scomparsa quando lei aveva tre anni - va in mille pezzi: è il segno tangibile che qualcosa non va, davvero, e Stella non può più fingere indifferenza di fronte a ciò che sta accadendo. Deve andare fino in fondo, riaprendo pagine dolorose della sua vita. Scavando in un passato di cui pochissimi sono i testimoni - la madre è morta in un incidente e il padre si è tolto la vita in manicomio -, Stella si rende conto di aver vissuto sepolta nelle bugie di chi avrebbe dovuto amarla e di aver costruito la sua identità di donna su un'infanzia fasulla. Anche il marito sembra stare dalla parte di chi non vuole che lei arrivi alla verità, a una vita nuova, lontana dai dolori e dai drammi del passato. E Stella capisce che chi ha rubato i suoi ricordi è pericoloso, nel passato come nel presente.

Per tanto tempo ho pensato al mio angolo di mondo come al più confortevole dei nidi, un luogo sicuro, dove essere felici, sentirsi al riparo.

Pensavo di conoscere il posto di ogni cosa, il nome di ogni strada, la mappa della mia vita.

Invece.
Stella, la protagonista del romanzo, è una donna apparentemente felice. È una disegnatrice di libri per bambini, ama sostituire le parole con i disegni, ha una bella casa, che però non ama, un marito distratto e due bambine che adora. Ha un padre adottivo che le vuole bene ed è l’unico legame con un passato doloroso. La mamma di Stella è mancata in modo tragico quando lei aveva tre anni e il padre si è tolto la vita in manicomio. Un passato tragico mai del tutto svelato, molte le domande senza risposta, molte le ombre che si allungano nel presente. A un certo punto, in un momento particolare della sua vita, Stella inizia a perdere il tempo. La prima volta che succede Stella perde un’ora. Il tempo svanisce nel nulla, non ricorda cosa ha fatto in quel lasso di tempo. Le sue azioni si smarriscono nella profondità della mente, cosa sta succedendo? Stella ha già perduto parte del suo passato, ora anche il presente diventa nebuloso frantumandosi con perdita di memoria, allucinazioni, attacchi di panico. Per fermare il disintegrarsi del suo presente Stella deve far luce sulle sue origini. Scoprire le sue vere radici per costruire l’identità che le manca per proiettarsi nel futuro.

Ho letto questo thriller tutto d’un fiato ipnotizzata dalla ricerca di Stella. Il suo passato si scopre essere un cumulo di menzogne, ricordi sbiaditi di una verità sibillina. La prima parte del romanzo è costituita da momenti di paura, allucinazioni, ansia che assalgono la protagonista. Si evidenzia subito un malessere psicologico profondo. Malessere che mi ha subito contagiata instillando in me la voglia di sapere.

Stella perde dei pezzi di vita e i ricordi non le forniscono un appiglio sicuro.
Non siamo noi che decidiamo dei nostri ricordi. Sono loro, i ricordi, che decidono se restare o svanire dalla mente.
Quanti dubbi, mezze verità e una montagna di menzogne. La ricerca della verità non sarà una passeggiata. La vita è complessa, fatta di silenzi, paure, reticenze. La verità è un bisogno per Stella, perché conoscere il suo passato le permetterà di comprendere il presente e progettare il futuro. Per anni è stata immersa in un mare di frottole. Tutto ruota attorno ai suoi genitori. Le menzogne, dette da chi avrebbe dovuto amarla, le hanno regalato un’identità di donna costruita su un’infanzia fasulla. Solo la verità potrà sistemare ogni cosa. Forse.
La verità. C’è chi dice che rende liberi. È una menzogna. La verità è una prigione. Un dolore senza fine. Una voragine che inghiotte ogni cosa. Un abisso nero che riflette solo la tua disperazione.
“La donna nella pioggia” è un thriller psicologico ben scritto. La trama complessa cattura l’attenzione del lettore ed è praticamente impossibile chiudere il libro prima di aver letto l’ultima pagina. Mi è piaciuta molto l’interazione dei personaggi che evolvono continuamente. Le figure femminili, ben caratterizzate, sono fonte di conflitto e riflettono il tipico contrasto dei rapporti tra donne. La storia non si svolge esclusivamente a Milano. Con mia grande sorpresa ho intrapreso, con Stella, un viaggio con varie tappe: Torino,  Buenos Aires e Patagonia. Stella rincorre la verità e insegue un padre fantasma.  Durante “il viaggio” tanti i temi su cui mi sono fermata a riflettere. Mi ha colpita l’associazione tra verità e paura, tra giustizia e verità. Il bisogno di sapere è più forte della paura di ciò che potremmo scoprire? La giustizia percorre la stessa strada della verità? Spesso quando la giustizia arriva, tutto si è già concluso. Per la verità non c’è una scadenza ma può far male. Molto, molto male!

Marina Visentin, non so se avete letto la sua “Biancaneve” noir, ha creato dei personaggi reali con pregi e difetti. Stella, inizialmente fragile e insicura, riesce a prendere le redini della sua vita e si pone degli obiettivi che riesce a raggiungere tra mille difficoltà. Continua imperterrita la sua ricerca dimostrando che scoprire la verità sulle proprie origini è fondamentale per poter costruire una vita nuova. Un futuro sulle ceneri del passato. Un passato dai ricordi sbiaditi, un passato pericoloso, un passato da cui giunge l’eco di una voce materna e la foto sbiadita di un padre rinchiuso in un manicomio. Buona lettura!

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